Giuseppe

Riva

 

 

 

 

Nel 1727 l’ambasciatore estense Giuseppe Riva pubblicò a Londra un “Advice to the Composers and Peformers of Vocal Musick; nell’anno seguente, venne pubblicata la traduzione italiana di tale annuncio, che illustra in modo moderato alcuni punti del dibattito pro e contro la legittimità estetica del teatro d’opera, pronunziata dalla «piazza» londinese.

 

Avviso ai Compositori ed ai Cantanti

 

Strano senza dubbio a tal'uno parerà che io, il quale non ho studiata in perfezione la Musica, voglia intraprendere di condannare gli Abusi, che da molti anni in qua hanno fatto, e fanno tanto pregiudizio ad un'Arte sì bella; ma il buon Senso, che hà diritto d'esaminare qualsisia produzione della mente umana, mi mette talmente al coperto da ogni taccia d'ardito, che non hò timore alcuno di esporre al Pubblico il mio sentimento sopra la Musica Vocale, e di mettere in vista gli Abusi introdotti da chi Compone, e da chi Canta.

La Composizione della Musica Vocale deve servire alle Parole, e per ispiegarmi più chiaramente, principal cura del Maestro sarà l'esprimere il senso di quelle, in modo, che obbligato egli sia di abbandonare un'ottima Idea, che non venga a proposito, e contentarsi di una più tosto mediocre, che all'espressione convenga, perché allora farà l'effetto, che il buon senso richiede non solamente in chi hà Cognizione della Musica, ma negli altri ancora, che faranno attenzione alle Parole.

Quel Maestro, per cagion d'esempio, che componesse una bellissima Aria allegra con Parole di dolore, farebbe come il Pittor d'Orazio, che dipingesse un vaghissimo Cipresso in vece di un naufragio; onde con ragione ad amendue si potrà dire:

non era questo il luogo, ma non deve già il Maestro contentarsi d'avere scelta un'Idea, che alle Parole convenga: è necessario, che la maneggi in modo che non arrechi noia a chi ascolta colla troppa lunghezza de' Passaggi, e delle Repliche.

Una grand'arte quella di contentarsi e di Saper finire, altro precetto d'Orazio utilissimo per que' Compositori, i quali amano di condurre, per dir così, a spasso l'Idea che hanno conceputa per tutti i Gradi del Contrapunto, e della modulazione.

I Francesi, che vorrebbero pur darsi ad intendere, che la loro Musica è megliore della Italiana, condannano i troppo frequenti passaggi, che alcuni de' nostri Compositori fanno, o per meglio dire, hanno la debolezza di fare, per contentare quel Cantore, che altro talento non ha, se non quello di solleticare esteriormente le orecchie, ed in questo hanno ragione di condannarci, e di burlarsi di noi. In un'Opera, dove il costume necessita il maestro di Comporre trent'Arie in circa, l'Economia dell'Arte permette di farne alcune di Passaggi per dare un certo Chiaroscuro alle Parti, che cagiona un ottimo effetto sopra il Tutto; ma sempre meriterà biasimo quel Compositore, il quale carica la sua Musica di soverchj Passaggi. Non sono già le molte note quelle, che muovono le Passioni, ma le poche poste a tempo e luogo, e modulate con Arte, e con Giudizio.

Un'altro Abuso è quello di Caricar la Composizione di troppe Sinfonie: questo va crescendo talmente da pochi anni in quà, che alla fine chi Canta servirà a chi suona, e l'Orchestra prenderà imperio sopra le voci. Non v'è dubbio, che l'Intreccio degli strumenti nelle Arie produca un ottimo effetto, particolarmente se il Compositore conosce la natura di quelli, e s'è un valente contrapuntista; ma si guardi egli di non cagionar Confusione, ed abbia in mente quell'utilissimo precetto di Terenzio: niente di troppo. Un altro errore, nel quale può cadere un meno abile Compositore, è quello di dare un Accompagnamento, per così dire, guerriero ad un sentimento tenero, ed amoroso, o languente, e patetico a parole di furore, e di disperazione. L'Intreccio degli strumenti dev'essere tirato dalla Natura della Parte, che canta, in modo che il Canto ed il Suono producano una Varietà, Uniforme.

Un altro intollerabile Abuso è quello di un Compositore il quale comincia un Aria con un Soggetto, e poi nel progresso lo abbandona, credendo egli di piacere con una Varietà affettata; che altro non fa, che staccare l'attenzione di chi ascolta dalla prima Idea, e cagionargli Confusione.

Gli Unisoni, che accompagnano la Parte, che canta, sono stati, come io credo, non è molto tempo, inventati per ajutare l'ignoranza di chi non sa cantare, ed usati sono da quel Compositore, che non ha buon fondo, ed hà paura del pericolo. In un’Opera qualche Aria può Soffrire gli Unisoni, e più sovente la poca abilità de Cantori vi sforza il Maestro, ma si guardi egli di usarli con parsimonia, per non incorrere in una taccia, ch'è molto vicina a quella dell'Ignoranza.

In fine cd nie queste mie, quali elleno sieno, osservazioni, benchè possano servire alla Musica in generale, hanno però la principal mira sopra la Composizione delle Opere; così ardisco pubblicare un mio pensiero sopra la Cura, che un Buon Maestro aver deve per non mancare alle diligenze necessarie a Comporre una buona Opera.

Quando il Maestro hà il Drama da porre in Musica, il quale io già suppongo di buona Condotta, d'ottima Locuzione e di vaga, e varia Poesia, dee fare come il buon Pittore, che devendo dipingere una Storia o Favola, ne concepisce la disposizione in sua mente, poi la disegna sulla tela, ed in fine la colorisce, e l'orna, levando, ed aggiungendo ciò che nel progresso del lavoro conosce proprio a dar perfezione maggiore al suo quadro; Allora le figure principali del Soggetto saranno poste nel loro sito, esprimeranno la Idea, e vi si troverà quel Chiaroscuro, che rende l'Armonia perfetta agli occhi, e soddisfa l'Intelletto.

Il Contrappunto dev'essere la guida del Maestro per non inciampare in quegli errori, che sono dall'Arte proibiti, ma il Giudizio, che coll'esperienza si forma, deve disporre le Varie Idee in modo, che una non confonda l'altra, anzi si diano così bene la mano, e talmente insieme si ajutino, che compongano un Tutto perfetto o almen buono.

Questa disposizione economica è tanto necessaria, che un Valente Compositore porrà un Aria Mediocre in un certo sito bella posta, per dare un rilievo vantaggioso, e per preparare, per così dire, un buon letto ad un altra, che dovrà esprimere qualche forte Passione, e che pe necessità allora farà un effetto mirabile Anche in questo caso il bel precetto d'Orazio può servire al Compositore dell'Opera.

Ora venghiamo agli Abusi de Cantori, senza lasciarci ingannare dell'apparenza, distinguiamo i Buoni da Cattivi. Bel la voce, Ottimo Gusto, perfetta Intuonazione, o sia buon orecchio sono rari doni della Natura, e conducono per mezzo dello studio il Cantore, che li possiede a Conseguimento delle altre qualità, che tutte insieme lo rendono poi Eccellente. Queste sono il Tempo esatto, la chiara pronuncia delle parole, il Sostener la voce, l'entrare nelle intenzioni del Maestro, il Caratterizzare i Passi co' quali s’orna la Composizione, ed alcune altre di minor conto. Ma se queste belle qualità non sono regolate dal buon Giudizio, che ha imperio sopra tutti i Talenti della Natura e dell'Arte, allora quello, ch'è otti mo diventa mediocre, il buon si fa cattivo, ed il mediocre pessimo. Questo Giudizio dev'esser la guida e della voce, e de Gusto per dare quella vivacità, o languidezza al canto, che la Composizione richiede; ma l'Intuonazione, ed il Tempo debbono esser Costanti, e non mai abbandonate dal Cantore in qualsisia occasione. Il Legare e lo Staccare la voce sono Grazie egualmente pregievoli, benchè l'un'all'altra Contrarie, ma il giudizio in segua al Cantore di farle a proposito, che vuol dire secondo la natura della Composizione. Si guardi egli di far Passi, e Ca denze ch'escono dal diritto Cammin, perchè infine non sono che bagatelle Canore. Se la cortese natura non ha dato al Cantore una buona voce, ed un ottimo Gusto, e se per colpa di proprio talento non può aver conseguito le qualità di sopra mentovate, se si contenterà di Cantar Schietto, e senza passi, non darà di sgusto a chi lo ascolta. Un pesante Cavallo di Frisia non può fare il Maneggio come un fino Ginnetto di Spagna: un gran talento quello di conoscere se medesimo, ma l'Amore proprio, che purtroppo spesse volte acceca quelli che hanno miglior vista degli altri, e gli amplausi della Moltitudine guastano l'intelletto a Cantori, perche si lusingano a credersi qual che non sono, e a pensar di meritare ciò che vien loro dato o per mero Capriccio o per mancamento di Cognizione, e di buon Gusto.

 

Io parlo per Ver dire

Non per odio d'altrui, nè per disprezzo.

(Petrarca).

 

Giuseppe Riva

 

 

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A cura di  Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 10-03-05