Paolo Antonio

Rolli

 

( Roma, 1687 - Todi, 1765 )

 

 

Ritratto di Rolli attribuito a Don Domenico Pentini

 

 

 

Il poeta e letterato Paolo Antonio Rolli nel 1716 si trasferì a Londra, dove fu precettore dei figli di Giorgio II e poeta ufficiale della Royal Academy of Music. In questa veste scrisse numerosi libretti per Porpora, Bononcini, ed ovviamente Handel, per il quale ne scrisse una semidozzina. Ma evidentemente col Caro Sassone non ebbe sempre dei buoni rapporti, visto le velenose lettere che scrisse all'amico Senesino, per informarlo dei movimenti e progetti di Handel, che aveva appena rotto con il cantante; per non parlare poi dei suoi interventi nelle news londinesi, molto critiche verso le opere di Handel.

Nel «Craftsman» il 7 aprile 1733 compare un attacco diretto e brutale a Handel: l'attribuzione dell'articolo al Rolli viene confermata dall'esistenza d'una versione italiana tra le carte rolliane della Biblioteca Comunale di Siena, versione che costituì probabilmente la stesura originale.

 

“Al Sig.r Calebi d'Anversa Gentilhuomo

Io mi rallegro sempre, quando vedo un spirito di libertà agitarsi da se stesso fra qualunque grado di persone, che sono miei paesani. Mi lusingo ancora che sempre più si aumenterà e una volta o l'altra diventerà alla moda, e finalmente molto servizievole al Pubblico. Come io conosco il di lei zelo per la libertà ho pensato ch'io non poteva meglio dirigere, che a lei la susseguente esatta relazione della opposizione nobile fatta ultimamente dalle persone le più gentili del mondo in difesa della loro proprietà e libertà contro gl'aperti attacchi, e arditi sforzi del S.r Handell. L'elevazione, e il progresso del potere del S.r Handell e la di lui fortuna sono cose abastanza da me conosciute, perche io ne dia un ragguaglio. Basta solo dire ch'era divenuto così insolente sopra l'improvisa e immeritevole aumentazione dell'una e dell'altra, che credeva niente potesse opporsi al suo imperio e stravagante volere. Aveva lui in qualche tempo senza alcuno controlo governato l'Opera, e diretta l'Orchestra: non voleva ammettere in quella nè cantanti nè sonatori, ma solamente quelli che lusingavano le sue orecchie, ancorche inasprissero quelle di tutta l'Udienza: li piu ignoranti erano preferiti agl'huomini piu capaci. Non voleva permettere altra musica che la sua, ancorche ogn'uno fosse annoiato di quella; ed era così sfacciato che ardiva dire che non si trovava altro compositore che lui in Inghilterra. Li Rè, e le Regine erano constretti a contentarsi di qualunque basso carattere che compiacevasi darli; come si vede chiaramente nel caso del Sig.r Montagnana; il quale, ancor'che Rè, è obbligato sempre di rapresentare (fuor che una o due arrabbiate canzoni) la parte la più insignificante di tutt'il dramma. Questo eccesso, e quasto abbuso del suo potere disgustò ben presto tutta la Città. Diventò il suo governo odioso, et il suo Teatro vuoto. Tuttavia questo grado d'impopolarità, et odio universale invece d'umiliarlo, lo rese più furioso e più disperato. Risolse fare l'ultimo sforzo, e di stabilire il suo potere, e la sua fortuna per via della forza; poiche vedeva impossibile d'ottenerla dalla volontà degl'huomini: per riuscire in questo, formò un progietto, senza consigliare nissuno dei suoi Amici (se pure uno ne può trovare) e dichiarò ch'al suo proprio, che l'averebbe comunicato al Pubblico; assicurandosi nel medesimo tempo, che questo progietto sarebbe stato molto avantaggioso al Pubblico e giovevole, et imparticolare all'Opera. Vi sono di quelli, che sospettano che havesse avanti concertato tutto questo con la S.ra Strada del Pò, la quale è molto sua favorita. Tuttavia quanto io posso dire con certezza è che lui cabalò questo con il suo Fratello, in cui lui riposa e confida benche senza merito. Odio, e stupidezza miracolosamente si congiungano in questo suo Fretto [Fratello]. L'Odio lo sprona ad ogni cosa nuova e violenta, quando la sua stupidezza gl'impedisce discernere qualunque inconvenienza, che ne nasce da quella. Come Fretto [Fratello] del S.r Handell credeva necessario, che ancor Lui fosse Musico. Ma tutto quello, che lui era capace d'eseguire dopo una faticosa applicazione per molti anni era di suonare sopra lo scacciapensieri. Haveva questo per qualche tempo rapresentato ne paesi forestieri una parte buffa; ed aveva intrigato il suo Fratello in diversi fastidiosi e pericolosi impegni nella commissione, che gl'aveva dato di contrattar con altri Forestieri; dai quali impegni (sia detto leggiermente) il Sig.r Handell non si distrigò con molto suo honore. Nonostante questo e molti più grandi ostacoli il S.r Handell con il consiglio, e per mezzo di questo suo fretto [fratello] produce alla fine il suo progietto. Risolve di sforzare li Cittadini ad inghiottirlo. Prostituisce Nomi grandi e da rispettarsi come Protettori di questo; e di più non si fa scrupolo d'insinuare che questi devo-no essere compagni nel profitto. Insustanza il suo progetto dichiara, che la caduta ultimamente dell'Opera deriva dal suo prezzo troppo inferiore, e dalle fraudi, che sono comesse dalli portinaij. Che li Sottoscriventi annuali sono una Manica di Furbi, che nell'uso de' loro Bollettini cagionano un grande detrimento, perche spesse volte introducano nella galleria due persone, che per evitar questi abusi aveva inventata una cosa, che era meglio che l'Opera la quale si chiama un'Oratorio, e che nissuno fusse ammesso in questo senza una permissione in stampa, overo senza Bullettini al prezzo d'una ghinea ciasceduno, li quali Bullettini dovessero essere distribuiti fuori de' suoi propri magazzini; e per mano ancora d'uffiziali scielti da lui; li quali non potevano ragionevolmente esser sospettati d'inganno nella raccolta di queste ghinee. E finalmente come l'essere stesso dell'Opera dipende singolarmente da Lui, era giusto che il profitto che derivava da questo fosse stato appropiato per il suo avantaggio. Aggiunse in vero un'altra condizione per mascherare il tutto; la quale era, che se qualcheduno si fosse lamentato, credendo che l'Oratorio non valesse il prezzo dell'entrata, havesse la libertà d'appellarsi a' tre Giudici di Musica, li quali fossero obbligati nel spazio di sett'anni al piu di decidere per sempre questa diferenza, intendendosi però che questi giudici fossero sempre nominati da Lui, e che a questi non piacesse altra musica che la sua. - L'assordità, la stravaganza, e l'oppressione di questo progietto disgustò intieramente la Città; moltissimi di quelli, che frequentavano continuamente l'Opera risolsero assolutamente di rigettare queste proposizioni; piutosto ch'essere spettatori con dispiacere di queste estorsioni, esclamavano contro l'insolenza, e contro il rapace autore di questo sordido sistema. Li Domestici vecchi del Rè, e quelli delli due Teatri di Drury Lane, e di Convent Garden ne ricavarono grande avantaggio da questo dispiacere generale, e risolsero tutti andare in folla in opposizione all'Oratorio. Le Dame ancora erano animate con indignazione contro questa nuova imposizione. Tutte le compagnie del gioco, del bevere il Thè, il Caffè, e di tutte le altre batterie delle Donne si erano impegnate per distruggere questo progietto, e l'autore ancora. Questa risoluzione unanima di qualunque persona di qualsisia condizione ebbe sì buono effetto che il Progettore fu talmente mortificato in vedere una sì tenue udienza al suo Oratorio; che di due cento e settanta e piu persone che si ritrovavano nel Teatro, è manifesto che scarsamente dieci pagorono per l'ingresso; ma alcontrario sono stati li Bollettini distribuiti per niente e più si sa che furono sborzati ancora denari per riempire il Teatro. Si dice che per questo accidente si è gettato in una profonda malinconia, e qualche volta viene agitato da qualche accidente di pazzia, nella quale s'immagina vedere dieci mila Diavoli, che appartengano al Teatro che corrono contro di lui per lacerarlo e allora esclama con discorsi furibondi, e inconsistenti barbottando fra se stesso questi accenti: Mercanti storditi assassini. In questi momenti deliriosi fa conoscere ch'à una avversione particolare contro la Città; grida che sono uno stuolo di furlanti ed asserisce che il piu onesto negoziante fra loro merita d'essere impiccato. Si dubita molto se lui si ricupererà; ma se ciò arriva è certo che procurerà ritirarsi nel suo paese per essere distante dal risentimento universale di questo Popolo.

Paolo Rolli”

(da George E. Dorris, Paolo Rolli and the Italian Circle in London 1715-1744, The Hague - Paris 1967, pp. 108-110)

 

 

 

Paolo Rolli

 

 

 

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A cura di  Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 01-05-09