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John Gay,
letterato
inglese, autore di satire, favole, liriche e di vari lavori teatrali ,
che nel 1723 fornì ad Handel il libretto per
Acis and Galatea,
è soprattutto ricordato per aver ideato una
nuova forma di spettacolo per il pubblico londinese, che prese il via con la
sua The Beggar’s
Opera (L'opera
dei mendicanti),
inaugurata il 29 gennaio 1728 nel Lincoln's Inn Fields Theare
di Londra,
"davanti ad una straordinaria assemblea di nobili e borghesi",
che ebbe un travolgente successo,
venendo replicata per ben 62 riprese nella stessa stagione, record assoluto.
L'opera
dei mendicanti non
era un'opera nel senso moderno del termine,
ma
anzi una
forma teatrale
che
andava diametralmente all'opposto dello stile dell'opera seria italiana:
mentre questa si rivolgeva all’aristocrazia e conteneva musica raffinata,
effetti scenici fantastici e intrighi che si rifacevano alla storia antica e
alla mitologia, l’opera di Gay, per metà in prosa e per metà in musica e senza artifici scenici, si rivolgeva alla
classe media, con una spietata satira contro l'opera italiana handeliana e i
costumi corrotti del governo retto da Robert Walpole.
L'opera mette insieme una
sessantina
di arie, o meglio,
di
brevi
e semplici
canzoni popolari inglesi
dell'epoca, scelta abilmente da John Gay, che ne cambiò le parole. Furono arrangiate e
precedute da un'Ouverture, originale per l'opera, dal direttore musicale del
teatro
John Christopher Pepusch. La partitura è andata persa, ma le
armonizzazioni di Pepusch si sono conservate come linea di basso delle
melodie nella terza edizione dell'opera del 1729.
Gay
dimostrò
un dono poetico nello scrivere i testi,
combinato ad un
eccellente gusto musicale. Le arie sono di provenienza del tutto eterogenea,
ma sono comunque quasi tutte di grande qualità. L'origine di alcune si è potuto
attribuire a compositori famosi come
Purcell e Handel, o ad altri meno
importanti come
Clarke,
Eccles e Leveridge, ma per quelle
anonime
è molto più difficile determinarne l'origine. Certe sembrano essere
relativamente nuove per l'epoca, altre come la famosa Greensleeves
(Air LXVII), risalgono addirittura all'epoca elisabettiana. Ci sono inoltre numerose
arie dall'influenza
melodica
scozzese ed alcune francese.
The
Beggar's Opera, W. Hogarth, 1729 (Tate Gallery)


The Beggar’s
Opera
Discografia
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The
Beggar's Opera
Daltrey, Hoskins, Crowden, Johns, Tibbs, Grainger
English Baroque Soloists, dir. Gardiner
Arthaus (1 DVD, 135 min., 1983)
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A cura di
Rodrigo
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