Venanzio

Rauzzini

 

( 1746 - 1810 )

 

 

Rauzzini e la Schinderlin nel Monmtezuma di Sacchini, Londra 1775 c., anonimo

 

 

Il suo battesimo risale al 19 Dicembre 1746, nei pressi di Roma in un paese di nome Camerino.
La sua professionalità si forgiò prima a Roma e poi a Napoli col maestro Nicola Porpora: il suo debutto avvenne a Roma al Teatro Valle in ruolo femminile nel 1765, dopo la solita trafila nelle chiese, dove fu subito apprezzato per la fierezza della voce e l'espressività, la grazia e la sobrietà dello stile.
Poi proseguì la sua carriera sostando per il biennio successivo a Venezia: nel 1767 fu chiamato a Monaco, dove si distinse anche come compositore d’opera, ma in questo luogo avendo ben presto conseguito un buon numero di successi amorosi e di conseguenza anche un buon numero di minacce da parte dei mariti infuriati, ed essendo inoltre stato oggetto di uno scandalo per la relazione con una persona altolocata, preferì lasciare la redditizia Corte di Monaco, anziché correre il rischio di una morte violenta o quanto meno una bastonatura invalidante: ma il motivo ufficiale reso noto fu che l’aria di Monaco nuoceva alla voce del cantante.
Un cronista del luogo disse che a memoria dei costumi bavaresi non s'era mai visto un bellimbusto capace di far infatuare di sé contemporaneamente tutte le donne dell'aristocrazia, dai quindici ai 40 anni. Ma quel che trovava di veramente strano era che l'innamoramento di tante dame avvenisse per un uomo... menomato. Il fenomeno comunque si può spiegare col fatto che Rauzzini oltre ad avere un gran bella voce calda e bella da soprano era di una bellezza angelica e maliziosa.
Nel 1772 cantò a Milano nell’opera LUCIO SILLA di Mozart: la sera della prima il 26 Dicembre 1772 presentò molti inconvenienti: sebbene ci dovesse essere la presenza della coppia arciducale, il cui matrimonio era stato coronato dalla rappresentazione un anno prima dell’opera di Mozart ASCANIO IN ALBA, la rappresentazione tardò di ben 2 ore, dopo l’inizio previsto che era verso le 19.00 di sera. Ora il teatro era addobbato a festa per ricevere l’augusta coppia e per questo e per il fatto che fosse Natale era ghermito di persone: tutto il teatro era illuminato a giorno: non c’era una candela spenta: ma la calca di persone, già dentro prima delle 19.00 e il calore sprigionato dalle candele accese, fecero ben presto mancare l’ossigeno e trasformarono l’aria in aria viziata, tanto da non riuscire a respirare.
Rauzzini però fece circolare la voce che non sapeva se in occasione della prima, sarebbe riuscito a cantare per l’emozione di avere come spettatrice l’augusta coppia. L’arciduchessa venne a conoscenza di questa voce, e cadde nella trappola della civetteria di Venanzio.
L’occasione della rappresentazione di LUCIO SILLA generò anche una situazione imbarazzante: nella prima aria della prima donna, che era la De Amicis, la protagonista doveva ricevere un gesto carico d’ira da parte del tenore, ma costui lo fece con un tal impeto che sembrava quasi arrivasse a suonarle un solenne ceffone o un pugno sul naso. Questa scena fece sortire ilarità nel pubblico, ma la De Amicis, immersa nel suo personaggio, non si era resa conto del perché il pubblico ridesse, e questo determinò una depressione tanto che non riuscì più a cantar bene.
A questo disagio, per la povera De Amicis si aggiunse la gelosia: infatti l’arciduchessa, in relazione alla voce che aveva sparso Rauzzini, primo uomo, allo scopo di incoraggiare il musico cantore e per rassicurarlo e riducendone il suo nervosismo, lo iniziò ad applaudire non appena varcò le scene.
E la corte seguì il gesto dell’arciduchessa.
Si dovette ricorrere ad una azione ufficiale per placare l’affronto subito dalla De Amicis, così il giorno dopo ella fu chiamata a Corte, ottenendo una udienza di più di un’ora presso la coppia arciducale.
Così il LUCIO SILLA da questo momento andò bene, trovando consensi nel pubblico, tuttavia la De Amicis poteva fare quello che voleva, dal momento che le sue arie erano richieste in bis.
Mozart compose per Rauzzini il celebre EXULTATE, JUBILATE, scritta per soprano, orchestra d’archi, oboe, corno ed organo.
Mozart non poté esimersi dal canzonare Rauzzini: pare infatti che Venanzio avesse imparato a Monaco il tedesco, cosa non necessaria per un cantante italiano: la sua pronuncia doveva esser pessima poiché appunto Mozart gli faceva il verso dietro le spalle, prendendolo in giro, anche in una lettera alla sorella dove le comunica la composizione del mottetto EXULTATE.
Antonio SacchiniNel 1774 Rauzzini fu a Londra: Londra era sempre ben disposta ad accettare i castrati, e nel febbraio del 1775 Rauzzini si esibì nell’opera di Antonio Sacchini (che si era stabilito nella capitale dal 1772) MONTEZUMA: in questa occasione era presente fra il pubblico l’attore David Garrick, corse dietro le quinte ad abbracciarlo, tanto era stato il piacere nell’ascoltate il suo canto.
Sacchini a Londra aveva trovato un consenso generale: le sue opere piacevano, e certamente la collaborazione artistica con Rauzzini non potè che giovare la sua posizione nella considerazione generale. Ma l’idillio fra Rauzzini e Sacchini non durò a lungo. Litigarono e Rauzzini volle colpire Sacchini proprio nella sfera più importante della sua vita: l’opera.
Siccome era anche compositore, il musico non esitò a proclamare che le arie delle ultime opere di Sacchini, tanto amate dal pubblico inglese, erano in realtà state composte da lui, e non da Antonio Sacchini: scoppiò un grosso scandalo che costrinse Sacchini a lasciare furtivamente Londra, recandosi a Parigi, entrando nelle grazie della Regina Maria Antonietta.
Nel 1777 a causa della sua obesità decise di ritirarsi dalle scene, trovando lavoro come impresario di concerti, compositore e maestro di canto (Fra i suoi allievi si possono annoverare Michael Kelly e Nancy Storace): la sua Bellezza, intensa quando era agli inizia della sua carriera da far girare la testa a tutte le donne, era svanita: si era velocemente trasformato in un pachiderma, con eccessivi accumuli di grasso, e quindi ritenne saggiamente di non essere più idoneo al palcoscenico.
Venanzio Rauzzini fece una splendida carriera, specie a Londra dove gli evirati cantori erano particolarmente ammirati: proprio per questo Rauzzini decise di trasferirsi a Londra definitivamente, dopo aver concluso la sua carriera, ricco e ammirato: arredata all'italiana, circondato da cuochi e domestici italiani, segno del suo legame con la sua patria di origine, si ritirò nella sua villa sontuosa di Perrymead.
Dal 1787 visse stabilmente a Bath, e nell’agosto del 1794 ricevette Joseph Haydn come ospite per tre giorni: nel suo diario, il compositore annotò l’evento:
“Abitai nella residenza del Signor Rauzzini, musico molto famoso, un tempo star fra i più grandi cantanti. Vive in una villa nelle vicinanze di Bath da diciannove anni, mantenendosi organizzando concerti e anche lezioni di canto: la residenza estiva si trova in una zona molto bella, da dove si può ammirare uno splendido panorama di tutta la città.”
Rauzzini aveva da poco sepolto il suo adorato cane Turk nel giardino della sua villa: aveva fatto eirgere una tomba adornata di lapide, con una incisione che suonava di queste parole:
“Turk fu un cane fedele e non un uomo”
Nella continua lode al cane, Rauzzini non riusciva anche a trattenere il pianto per il suo amico perduto, tanto che Haydn scrisse una canone (ancora oggi conservato) sulle parole della tomba, che volle poi regalare a Rauzzini al momento della sua partenza:
Morì a Bath l’8 aprile 1810.

 

 


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A cura di  Arsace 

 

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Ultimo aggiornamento: 13-05-05