Vincenzo Dal Prato 

 

 

( 1756 - 1828 )

 



Era Nativo di Imola, studiò con Lorenzo Gibelli e il suo debutto, a sedici anni, è fatto risalire al 1777 a Fano. Invitato a Stoccarda nel 1779 per cantare in onore del principe della corona russo, il futuro imperatore Paolo I, fu scoperto da uno dei "Ricercatori di talenti" dell'elettore di Baviera e subito assunto per Monaco. Dal Prato cantò costantemente nella capitale Bavarese nel periodo compreso fra il 1780 e il 1805.
Fu amato da tutti: era di bell'aspetto, gentile e piacevole: il suo canto venne ammirato per la grazia e per la perfetta esecuzione, sebbene non eccellesse per potenza e per qualità drammatiche. Impersonava magistralmente il ruolo di amante serio nelle opere comiche: lui stesso amava questi ruoli, poiché poteva dar sfoggio al suo lirismo, dando spazio anche ad un minimo di recitazione.
Nel 1781 interpretò Idamante nel IDOMENEO di Wolfang Amadeus Mozart a Monaco, e Mozart si discosta dalla schiera di fans di Vincenzo Dal Prato: si sa che Mozart, fino al 1780, aveva avuto a che fare con castrati difficili da trattare, ma perfetti vocalmente parlando: si pensi a Manzuoli, superbo e cocciuto, e Rauzzini, ancora giovane ed imprevedibile, Tenducci invece ammaliava con la sua voce, e quindi si poteva passare sopra la sua sventatezza e la sua natura libertina. Ora si dà il caso che Mozart avesse ricevuto l’incarico di musicale IDOMENEO per il carnevale del 1781, e il secondo ruolo maschile per importanza era affidato alla voce di castrato, e la scelta fu Vincenzo Dal Prato. L’opinione di Mozart su Dal Prato, che allora era ventiquattrenne, era pessima, infatti il titolo di primo uomo era per Mozart solo di nome: non possedeva le qualità vocali per esser considerato di primo piano. Convocato per IDOMENEO, Vincenzo soggiornerà per 25 anni nella capitale bavarese, mantenendo il titolo di primo uomo, indipendentemente dal giudizio di Mozart. Vincenzo Dal Prato aveva un bell’aspetto e godeva di popolarità, eppure Mozart non lo apprezzava per niente: lo chiamava in modo sarcastico “il nostro molto amato castrato Dal Prato; parole come “scadente” vengono usate nelle lettere di fine 1780 indirizzate a Leopold: ed insiste con “ha cantato in modo vergognoso” tanto che avrebbe preferito al suo posto il castrato di Salisburgo Ceccarelli (che Mozart disprezzava tanto). Mozart era dell’opinione che Dal Prato non sarebbe nemmeno arrivato fino in fondo alle prove, e ancor di più all’opera. Altri epiteti: “E’ marcio fino al midollo” e ancora “non ha un briciolo di metodo”, ed inoltre “devo insegnargli tutta l’opera, come se fosse alle prime armi”.
I recitativi erano completamente rovinati sia dal tenore Raaff che interpretava Idomeneo, che naturalmente da Dal Prato: nessun spirito, nessun ardore: una monotonia continua: Mozart li riteneva i peggiori attori che avessero mai varcato i palcoscenici.
Aveva secondo il compositore una voce diseguale, ed era incapace di dare carattere ad un’aria sin dal suo inizio.
Nell’opera IDOMENEO, Mozart aveva previsto un quartetto “Andrò, ramingo e solo” che doveva esser aperto da Idamante, ma la forma era assolutamente nuova: difficilmente si vedeva un quartetto nell’opera seria, poiché in linea generale l’opera seria era un susseguirsi ordinato di recitativi e arie, e difficilmente i personaggi si incontravano in scena: il quartetto scatenò una serie di reazioni di sconcerto: Mozart alla prima prova di questo quartetto arrivò alla disperazione, e così si sfoga nelle epistole, dicendo che la pietra dello scandalo è Dal Prato, che è un incapace: addirittura arriva a dire che la sua voce non sarebbe brutta, se non la emettesse in gola: privo di intonazione, di metodologia, di sensibilità, e cantava come se fosse stato il più bravo dei ragazzi che venivano a fare l’audizione per farsi prendere nel coro. Come curiosità si deve dire che il quartetto in questione, si rivelò molto caro a Mozart, dal momento che due anni e mezzo dopo la prima dell’opera, ebbe modo di provarlo in una cerchia privata, e Mozart stesso aveva cantato la parte di Idamante nella trascrizione per tenore, e durante il canto Mozart scoppiò in lacrime, lasciando la stanza, seguito a ruota dalla moglie Kostanza, che ebbe un bel da fare per farlo riprendere: Mozart quindi era molto legato a questo quartetto.
Vincenzo Dal prato, dopo il ritiro dal palcoscenico, continuò a vivere a Monaco di Baviera, con una pensione dell'Elettore, fino alla sua morte nel 1828. Una curiosità: si dice che inorridisse alla scrittura vocale della MISSA SOLEMNIS di Beethoven, pur avendo una buona opinione del compositore...
 

 


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A cura di Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 28-07-04