Matteo Sassano

in arte

Matteuccio

 

( 1667 - 1737 )

 

 



Matteo Sassano, affettuosamente Matteuccio, fu soprannominato anche il "rosignolo di Napoli" per la sua voce armoniosa e intensa, tanto bella che era paragonato al passeraceo "che sì soave piagne".
Matteo nacque a Napoli nel 1649; un documento però rivela che il luogo di nascita era San Severo, vicino a Foggia, nell'anno 1667. Questa seconda data sembrerebbe più esatta dal momento che morì nel 1737 e che nel 1735 era ancora vivo dal momento che CAFFARELLI chiese ed ottenne il suo posto, giacchè Matteuccio era troppo avanzato nell'età: pare che Matteuccio morì ottantenne.

Matteo arrivò al canto come molti altri colleghi per l' "interessamento" di un barbiere, mezzano procacciatore di ragazzi da castrare ed avviare all'arte del belcanto: era Alessandro Liguoro il barbaro-barbiere, aveva l'attività in un negozio dietro Palazzo Nunzio, in via Toledo a Napoli.
Il Barbiere aveva una "giustificazione" per il suo operare collaterale: arrotondava le magre entrate procurando ragazzini da "scoglionare" per il "Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo".
Tal barbiere girava anche nelle regioni limitrofe per adempiere al suo servizio: fu così che incontrò Matteo in Puglia: ed ecco che Alessandro riuscì a persuadere i genitori a concedere il permesso alla castrazione del fanciullo, dietro un modesto compenso.

Tuttavia è da dire che Alessandro si affezionò a Matteo, tanto che lo seguì negli studi e lo aiutò in ogni maniera; fu un suo tutore nel senso pieno del termine: Alessandro infatti si adoperò affinchè dal "Conservatorio dei poveri di Gesù Cristo" ottenesse il debutto a Napoli nella Cappella del Palazzo reale: e ci riuscì.
Matteo non odiò mai il suo castratore, a differenza della norma: un rapporto di amicizia legò per tutta la vita Matteo ad Alessandro: Matteo volle addirittura che nel 1694 Alessandro sposasse sua madre, rimasta vedova, Livia Tomassino, dotandola di una dote di 282 ducati.
Alessandro aprì una lussuosa bottega alla Nunziatura, assunse garzoni e visse agiatamente e senza pensieri.

Matteuccio fu un castrato che collezionò numerose ed altolocate avventure romantico-sentimentali, tutt'altro che platoniche.
Matteuccio, oltre ad avere una gran bella voce era anche un ragazzo "di angelica ed inquietante bellezza" come riportano testimoni del tempo, tale da far innamorare un gran numero di donne.

Nel 1695, dopo i successi riscossi nel 1693 come primo soprano a Napoli, fu invitato a cantarenella cappella reale dell'imperatrice a Vienna con un salario di 3.000 scudi, ma non vi restò molto perchè ebbe nostalgia di Napoli e di tutte le persone che aveva lasciato: lì era molto amato.

Pare che però il successo strepitoso gli diede alla testa: era bello, elegante e donnaiolo, di fama internazionale, per cui si associò la superbia, la spavalderia e l'insolenza al suo modo di essere: pieno di sè in modo incredibile, insultò i duchi, trattò con disprezzo i servi del vicerè e si rifiutò addirittura di eseguire i suoi ordini.
Il vicerè allora infuriato ordinò che Matteuccio fosse mandato in galera, ma fu risparmiato per l'intervento della "viceregina" che aveva un debole per Matteuccio.

Tra il 1698 e il 1700 fu a servizio della Corte di Baviera, laggiù invitato dalla Regina Maria Anna Moburg: anche qui si ha una situazione simile a quella del Farinelli: la voce di Matteuccio doveva servire a scopo terapeutico per il Re Carlo II.
Carlo II era afflitto da una grave forma di depressione psichica per cui la Regina pensava di poter curare la malattia col belcanto e la musica: era un precursore di musicoterapia praticata dalla medicina contemporanea come strumento per curare le malattie nervose (ipocondria, nevrastenia, esaurimenti).

A Napoli probabilmente la Regina ebbe modo di ascoltarlo per la prima volta e ne ebbe conoscenza anche prima: la sua fama giunse fin in Baviera.
Matteuccio accettò l'incarico in Baviera non solo per il lauto compenso propostogli, ma pure per le grazie della sovrana.
Il canto di Matteuccio giovò alla salute del Re, tanto che la Regina di Spagna, su consiglio della collega Bavarese, volle praticare la stessa terapia al Re Filippo V, e infatti come sappiamo chiamò all'uopo Farinelli.

Tuttavia l'influsso positivo a Corte Matteuccio lo procurò scacciando la solitudine della Regina, che non disdegnava affatto ospitare Matteuccio nella sua alcova, affinchè conciliasse il sonno con il suo "canto melodioso".

La duchessa di Medinacoeli, ambasciatrice di Spagna a Roma, lo volle con sè strappandolo al vicerè di Napoli.
Di lì a poco però, glielo chiese l'imperatore d'Austria Giuseppe II che volle averlo a Vienna il più presto possibile: Di malavoglia "l'usignuolo di Napoli" abbandonò la città del Vesuvio per raggiungere la brumosa capitale austriaca.
Tuttavia quando mise piede nei pressi del confine austriaco, scoraggiato dal freddo e dalla neve, tornò sui suoi passi e svincolò dalla richiesta dell'Imperatore affermando che il clima gelido avrebbe potuto minare la sua delicata voce di sopranista.
Ma l'imperatore non si arrese: l'insistenza vinse le scuse di Matteuccio che fu costretto a valicare il confine.

A Vienna, oltre agli ottimi apprezzamenti canori che ricevette, ve ne furono altrettanti di ugual valore con le donne, tali però da scatenare gelosie irrefrenabili. Ad un certo punto la tremenda gelosia di un'influente dama imperiale, lo indusse alla fuga per sottrarsi a possibili vendette e a tour de force insostenibili.

Ritornò a Roma, dove la sua voce ammaliò la città, e ne lasciò il segno: il terribile carattere vanaglorioso di Matteo Sassano veniva perdonato sempre per stupenda sua voce e arte di canto; talché diventò proverbiale il «cantare come Matteuccio» per indicare quando si cantava soavemente.
Un oscuro poeta dialettale lo celebrava allora in questo sonetto di più lingue e dialetti:
Da che tu 'sciste a chelle primme scene,
restaie cchiù d'uno comme a maccarone;
d'ogne lenguaggio, d'ogne nazzione
foro le laude toie cchiù dell'arene.
No spagnuolo (ntis'io) disse: “Esto tiene
mas dolzura de Orfeo y de Anfione
No calavrese disse:
“Aiu ragione, mannaie d'oie, e comme canta bene!”
“Corpo del mondo!”, ma no poco chiano,
disse no vecchianiello sciorentino,
“Oh non intesi mai simil soprano!”
Ma Giorgio lo tedisco dette ‘nchino,
e: “Per Dio!” disse “per sentir Sassano
mi starei quattro giorni senza vino!”
Cantò solcando i palcoscenici fino al 1708, anno in cui cantò nel VINCITOR GENEROSO di Antonio Lotti e a Bologna nel FRATICIDA INNOCENTE dello stesso compositore.
Poi il suo nome scompare dai cartelloni e sembra si sia dedicato completamente alla cappella reale di Napoli, dove dirigeva i cantori e cantava lui stesso.
Accumulò una enorme ricchezza, ritirandosi al termine della sua carriera, in un lussuoso appartamento a Napoli.
A 80 anni cantava ancora "con una voce da sembrar quella di un ragazzo" ogni sabato in una chiesa della città più canora del mondo.
Il Mancini, un coevo di Matteuccio scrive:

"Era solito per mera sua devozione, cantare in chiesa ogni giorno di sabato.
Questo valent'uomo, ancorchè l'età sua passasse gli ottanta anni, aveva una voce sì florida e così chiara, e cantava in qualunque metodo con tanta flessibilità ed agilità, che ogni ascoltante, non vedendolo, lo credeva un giovine nel fior degli anni".

Il terribile carattere vanaglorioso di Matteo Sassano veniva perdonato sempre per stupenda sua voce e arte di canto; talché diventò proverbiale il «cantare come Matteuccio».
Un oscuro poeta dialettale lo celebrava allora in questo sonetto di più lingue e dialetti:
Da che tu 'sciste a chelle primme scene,
restaie cchiù d'uno comme a maccarone;
d'ogne lenguaggio, d'ogne nazzione
foro le laude toie cchiù dell'arene.
No spagnuolo (ntis'io) disse: “Esto tiene
mas dolzura de Orfeo y de Anfione
No calavrese disse:
“Aiu ragione, mannaie d'oie, e comme canta bene!”
“Corpo del mondo!”, ma no poco chiano,
disse no vecchianiello sciorentino,
“Oh non intesi mai simil soprano!”
Ma Giorgio lo tedisco dette ‘nchino,
e: “Per Dio!” disse “per sentir Sassano
mi starei quattro giorni senza vino!”
 

 

 

 

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A cura di  Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 04-11-07