Altra star del
Settecento che fece impazzire i palcoscenici d’Europa fu il celebre
sopranista e contraltista Giovanni Carestini, detto il “Cusanino”. Nato a
Filottrano il 13 dicembre 1705, lo stesso anno di
Farinelli, sin da bambino
dimostrò una predisposizione per l’arte del canto che venne presa la
decisione dei genitori di farlo castrare. Dodicenne fu inviato a Milano
presso la nobile famiglia Cusani per farlo studiare ed inserire nel mondo
dello spettacolo del tempo. Seguendo la tradizione adottò un derivato dal
nome della famiglia ospite, che lo protesse e lo incoraggiò all’inizio della
sua carriera. In molti palcoscenici si fece ben conoscere col nome “Cusanino”,
anche se questo soprannome non fu usato moltissimo, e ci si riferì a lui col
nome di Carestini.
Il suo debutto si fa risalire al 26 dicembre 1719, quando Carestini varcò
le scene al teatro Ducale di Milano nel PORSENNA di Vignati. Pochi giorni
dopo, l’8 gennaio, si esibì nell’opera LA PACE FRA SELEUCO E TOLOMEO di
Gasparini. Ciò che però lo rese di fama internazionale di cantante dalla
prodigiosa voce fu la sua performance nella GRISELDA di Alessandro Scarlatti
dove interpretò il ruolo femminile di Costanza.
Nel 1723 fu chiamato a Vienna per essere assunto come sopranista nella
Cappella musicale di corte, con la quale prese parte alle solenni cerimonie
per l’incoronazione di Carlo VI a Praga, come Re di Boemia: l’opera nella
quale si esibì era COSTANZA E FORTEZZA di J.J. Fux si tenne all’aria aperta
con una enorme orchestra e vasti complessi orchestrali, e questo determinava
grandi sforzi per i cantanti per farsi udire. L’incarico a corte lo lasciò
libero di tornare più volte in Italia fra il 1723 e il 1725 per calcare i
palcoscenici delle maggiori città (Mantova, Venezia, Roma, Napoli più volte)
presente in titoli di Albinoni, Porta, Zuccari, Brusa.
“La sua figura era alta. Nella, e maestosa. Attore assai animato ed
intelligente, nutriva sempre grande entusiasmo per ciò che doveva
interpretare; dotato di vivida e ricca immaginazione, riusciva a rendere
interessante tutto ciò che cantava mediamente il buon gusto, l’energia e
giudiziosi abbellimenti. Dimostrava una grande agilità nell’esecuzione di
difficili gorgheggi di peto con uno stile articolato ed ammirevole” così lo
descrive il musicista inglese Charles Burney che lo conobbe nel momento di
maggior fama. Sfoggiava un registro vocale possente e modulato; con gli anni
la sua voce subì una mutazione che lo portò da sopranista negli anni si
trasformò in contraltista, con una voce eccezionalmente ricca e profonda, da
far suscitare invidie in ogni cantante del suo tempo, tanto da poterlo
definire uno dei migliori contraltisti del tempo. Univa alla esperta
dimestichezza di modulazione della voce sia una grande prestanza fisica, sia
una naturale agilità di movimento sul palcoscenico, tanto da far impazzire
il pubblico e soprattutto le corti ed i teatri, che se lo contesero,
arrivando a pagare ingaggi da capogiro per quei tempi. Secondo Vernon Lee,
Metastasio venne influenzato nella concezione di una parte di personalità
dell’esecutore, e si può dire che nel suo appassionato ed orgoglioso EZIO si
può riconoscere il carattere superbamente forte e vigoroso di Carestini.
Tornato da Vienna in Italia, dopo recite a Venezia e Genova fu ammesso
all’Accademia Filarmonica di Bologna e, nel 1726, assunto al servizio del
duca di Parma quale “virtuoso da camera”. Spirito errante, malato di
palcoscenico, per anni girò i maggiori teatri italiani eseguendo decine di
opere dei maggiori autori del tempo fra cui si cita Scarlatti, Vinci, Porta,
Pescetti, Galuppi, Hasse….
Nel 1728/1729 Carestini si trovava a Napoli, e qui era dentro la medesima
compagnia di Barnacchi: i due castrati litigarono come cani e gatti, ma
Carestini ebbe la meglio, sebbene fosse più giovane e con meno esperienza.
Handel lo udì per la prima volta a Bologna nel 1729, e lo preferì allo
stesso Farinelli: infatti nel 1733 fu ingaggiato a Londra da Handel, mentre
la compagnia rivale di Handel, capeggiata da Porpora riuscì a procurarsi
Farinelli dalla loro parte.
Per il Carestini, Handel compose delle arie nelle sue opere teatrali che
furono eseguiti sempre con straordinario successo. Carestini rimase a Londra
due anni, fino al 1735, dove fra le altre opere di Handel cantò nell’ALCINA,
dopodiché ricominciò la sua attività itinerante nei maggiori teatri
italiani, ovunque pagato a peso d’oro. A Napoli, presso il Teatro Sant’Angelo
(poiché il San Carlo doveva ancora esser costruito) Carestini dimostrò che
il suo entusiasmo di interpretazione era legato non tanto all’opera che
doveva interpretare, quanto al proprio interesse personale: si legge infati
una missiva in cui Carestini scrive all’Impresario:
“Per avere la felice occasione di lavorare in questa città, dovrete darmi
800 dobloni spagnoli, altrimenti vi prego di lasciarmi libero, poiché ho
altri contratti che aspettano di venire conclusi e spero che non volete
danneggiare i miei interessi. Sapete molto bene, infatti, che oggi io sono
unico in Italia e che posso guadagnare benissimo 1.100 dobloni.” La missiva
poi prosegue con l’insinuazione che, per ottenere una vera soddisfazione, il
suo onorario avrebbe dovuto raggiungere quella cifra mediante l’aggiunta di
una gratifica per il viaggio.
Naturalmente l’impresario del Teatro di Napoli, Casarale, rispose in tono
molto seccato, poiché il caro Carestini, doveva tener bene a mente che a
Napoli avevano a disposizione Caffarelli, altro musico di altissimo
prestigio che invece chiedeva solamente 500 dobloni, e che non era più il
Carestini di una volta, dal momento che in parte aveva perso la sua voce”:
quest’ultima insinuazione forse era dettata dal puro dispetto per
l’insolente richiesta di onorario di Carestini: parole al vento, Carestini
non accettò l’ingaggio, finendo per esibirsi a Bologna con Amorevoli e
Salimbeni. Carestini comunque cantò ancora a Napoli l’anno successivo
nell’opera ALESSANDRO NELLE INDIE di Sarro e nel FARNACE di Leo.
Soggiornò nuovamente a Londra nel biennio 1739/1740: poi dopo il secondo
breve soggiorno londinese, alternò la presenza in Italia a tournées nelle
maggiori capitali europee.
Carestini
inaugurò nell’opera ARSACE di Feo il teatro d’opera di Torino (di cui esiste
un dipinto ad olio di Pietro Domenico Oliviero rappresentante una scena
dell’opera).
Dal 1746 al 1750 fu alla corte dell’Elettore di Sassonia a Dresda, dove
cantò nel DEMOOFONTE di Hasse. Successivamente Carestini si recò a Berlino
alla corte di Federico il Grande dove ricevette il prestigioso
riconoscimento di “Kammermusikus” di corte. Dopo quattro anni a Berlino, dal
1750 al 1754, dove riscosse un altro notevole successo nell’opera di Graun
ORFEO (1752), anche se non suscitò l’ammirazione di Federico il Grande,
Carestini soggiornò alla corte di San Pietroburgo dal 1755 al 1758, l’ultima
sua avventura fuori d’Italia.
Ormai avanti negli anni, si ritirò nella sua Filottrano dove morì nel 1760.
Carestini rappresentò certamente il più dinamico personaggio, attivo in
centinaia di opere ed in altrettanti teatri delle maggiori città europee. Fu
uno spirito girovago, attore e non solo cantante, quasi impresario di se
stesso, ammirato dai maggiori compositori del teatro, vezzeggiato dal
pubblico, bramato dalle corte europee. Insomma, un personaggio oltre che un
artista del quale il grande Hasse scrisse: “Chi non ha ascoltato Carestini,
non ha conosciuto il più perfetto stile di canto”. Piacque indiscutibilmente
al grosso del pubblico, ma non ai grandi, che lo giudicarono “insolente in
modo insopportabile”, anche se viene taciuto nelle fonti il motivo di tale
insolenza.