Caffarelli

 

Aneddoti 

 

 

 

Caffarelli si porta via il palcoscenico del teatro di San Giovanni Crisostomo, disegno di Antonio Maria Zanetti

 

 

Caffarelli: castrato... incastrato

 

Caffarelli nella sua esibizione nel teatro Argentina in Roma riscosse un tal successo da rasentare il fanatismo: riuscì subito ad accaparrarsi i favori delle dame e delle donne che impazzivano per lui, ammaliate dal suo canto e dalla sua grazia.
Fra le tante, Caffarelli s'accese d'amore per una bella aristocratica che apparteneva ad una delle più potenti famiglie nobili romane.
Spavaldo, come sappiamo dal suo difficile carattere e temperamento, imprudente come tutti i giovani innamorati, alla fine finì per insospettire il marito estremamente geloso della sua avvenente sposa.
Accadde che, durante una notte di amplessi fra Caffarelli e la nobile, l'intimità dei due fosse interrotta dall'arrivo - davvero inopportuno - del becco.
Essendosi resi conto dell'arrivo dal rumore della carrozza che entrava nel cortile del palazzo, coadiuvato da una serva, confidente della signora, Caffarelli riuscì ad abbandonare in tempo l'alcova profumata per nascondersi dentro un pozzo di convogliamento delle acque piovane situato in giardino.
Fatto sta che la serva liberò Caffarelli solo nella tarda mattinata: questo comportò che il "castrato incastrato" dovette scontare una pena di un mese di letto e oltre 3 mesi di inattività canora, prima che la sua Voce potesse tornare al timbro normale.
Tuttavia la storia non finisce qui.
Il marito cornuto, istigato dalle malelingue, assoldò dei sicari allo scopo di far assassinare il focoso amante di sua moglie (Caffarelli poteva fare una brutta fine come quella di Siface).
Una sera Caffarelli venne aggredito: sebbene fosse abile spadaccino (più volte si sa che sguainava la spada in cerca di risse e di guai) tuttavia si salvò a stento per il tempestivo arrivo di una brigata di sbirri accorsa per il fragore delle grida di aiuto che Caffarelli lanciava: sarebbe morto sicuramente proprio poichè attaccato da un grande numero di sicari.
Intervenne però dopo questo episodio la gran dama, che volle proteggere il suo amato, appioppandoli una scorta di 4 guardie del corpo, abili pistoleri e spadaccini, con l'incarico di proteggerlo e di scortarlo in ogni suo movimento.
Tuttavia Caffarelli decise che era miglior cosa sgombrare il campo per vivere "più tranquillo" lontano dal marito tradito inferocito di rabbia: si trasferì quindi a Venezia.
   

 

 

Caffarelli e la monaca

 

Nel corso del suo soggiorno di studio a Napoli, Michael Kelly pote' ancora vedere il vecchio Caffarelli e venne a sapere una storia su di lui che segue:   
La giovane e bella figlia del duca di Monteleone, uno degli uomini più ricchi e potenti di Napoli, era stata destinata per volere della famiglia a prendere il velo: la fanciulla acconsentì senza fare rimostranze a lasciare questo mondo, purché la cerimonia della professione dei voti fosse celebrata con imponente sfarzo; e la condizione sine qua non fu che il grande cantante Caffarelli cantasse durante la cerimonia stessa. 
Le si ribattè che egli si era ritirato, straricco nei suoi possedimenti in Calabria, dopo aver proclamato la sua decisione irrevocabile di non cantare mai più in pubblico (cosa tipica fare un proclama per il carattere di Caffarelli, vanaglorioso com'era). 
Al che l'assennata fanciulla disse: "E io proclamo la mia decisione irrevocabile di non prendere il velo, a meno che egli non canti. Lo ha fatto sei anni fa quando prese i voti mia cugina, e morirei piuttosto che sentir dire che per lei ha cantato il primo cantante del mondo, e per me no!" 
La bella fanciulla non ne volle sapere di rimangiarsi la sua decisione, e tale la sua splendida ostinazione che suo padre dovette andare in Calabria, e lì, con molte preghiere e molte argomentazioni di notevole peso, riuscì a persuadere Caffarelli a tornare con lui a Napoli, per cantare il Salve Regina durante la cerimonia della figlia; la fanciulla, avendo ottenuto ciò che voleva, entrò appagata in convento, segregata per sempre da questo mondo gaio e immorale. 

 


Caffarelli in un disegno di Ghezzi

 

 

Due Farinelli in uno


 

Metastasio lo detestava: non poteva tollerare i comportamenti irruenti di Caffarelli, e spesso ne dà una malevole descrizione. Caffarelli, per questi suoi comportamenti si guadagnerà il titolo di "Capriccioso Caffariello".
Attorno al 1750, a Torino si stavano per festeggiare le nozze del principe di Savoia Vittorio Amedeo III, con l'Infanta di Spagna Maria Antonia. Costei ebbe la fortuna di poter assistere dal vivo alle esibizioni del Farinelli, e tanto l'aveva incantata il suo canto, che considerava Farinelli stesso il non plus ultra canoro.
Il fratello maggiore di Maria Antonia era Carlo III che era il Re di Napoli, che decise di fare un regalo di nozze alla sorella speciale: ordinò a Caffarelli di cantare per il matrimonio, e quindi di recarsi a Torino. Un'opera doveva rappresentarsi intitolata "LA VITTORIA DI IMENEO", un lavoro di circostanza che annoiavano Caffarelli, che non accolse di buon grado l'incarico, ma che tuttavia non poteva apertamente rifiutare.
Già all'arrivo a Tornino Caffarelli fece capire la sua non buona volontà, e palesò di non volersi impegnare più di tanto, sicuramente di non voler dare il meglio di sè. Fatto sta che ricorse alla scusa di aver perso il quaderno delle sue variazioni e cadenze, senza il quale non poteva cantare decentemente: si ricorda infatti che spesso, nel settecento l'aria era scritta in modo che il da capo dovesse seguire la parte A dell'aria, ma come canovaccio, dove l'artista poteva liberamente inserire del suo, con il gusto (che si sostanziava anche in cadenze nei quaderni personali) e/o l'ispirazione del momento: il pubblico si aspettava abbellimenti e fioriture nel da capo dell'aria: ora a maggior ragione il pubblico si aspettava cose spettacolari dal grande cantante quale era Caffarelli...chissà cosa aveva in serbo "il primo cantante del mondo " come affermò Porpora...e ora lui adesso se ne usciva affermando di aver perso il suo prezioso quaderno di cadenze.....
Si minacciava una scarna esecuzione, sicuramente al di sotto delle aspettative di tutti....
Ma ecco che la sera della prima rappresentazione, il principe di Savoia, ancora vestito dell'abito nuziale, si recò dietro le quinte appena prima dell'inizio dell'opera, attaccò discorso con Caffarelli. Gli disse che era felice di vederlo lì, anche se alla principessa di Savoia pareva molto difficile che qualcun altro potesse cantare così bene da procurarle godimento, dopo Farinelli. "Ora, Caffarelli" disse il principe, battendogli una mano sulla spalla, "datevi da fare, e curate la principessa di questo suo pregiudizio a favore del suo maestro" (Farinelli infatti le aveva impartito lezioni di canto per vari anni).
Caffarelli fu colpito dall'affabilità del principe ed esclamò:
"SIRE, SUA ALTEZZA STASERA ASCOLTERA' DUE FARINELLI IN UNO!"
E si dice che in quell'occasione abbia cantato meglio di chiunque altro (Burney nella sua Storia della Musica).

 

 

“Dannate primedonne!”

 

Nel Gennaio del 1748, il direttore del Teatro San Carlo di Napoli, Saverio Donati, scrisse:
“Ieri sera al teatro reale quando giunse al duetto finale del secondo Atto, il musico Caffarelli cominciò a cantare i primi due versi in modo completamente diverso da come erano stati scritti dal maestro Sassone (Hasse): ma la primadonna Giovanna Astrusa, sebbene costretta così ad improvvisare, fece del suo meglio e la prima e la seconda parte del duetto andarono avanti abbastanza bene. Al ritornello, però, Caffarelli eseguì una nuova versione diversa dalla precedente e piena di variazioni ritmiche e di sincopi, anticipando di una battuta. Quando la Astrusa, rispondendo, cerco di ritornare al tempo giusto, Caffarelli ebbe l’audacia non solo di mostrare, con le sue mani, in che modo ella dovesse tenere il tempo, ma di suggerirne anche vocalmente come dovesse cantare. Ciò fu visto e compreso da tutti ed io non posso dirvi lo scandalo che derivò da questo incidente; vi fu un mormorio generale di protesta dai palchi e dalla platea….”
Caffarelli detestava le primedonne ed il suo scopo era quello di far passare Giovanna Astrusa da sciocca, ma le sue bravate ricaddero su di lui, ed ancora una volta sfuggì a stento alla prigione.

 

 

Satira su Caffarelli, raffigurato come gatto

 

 

Dante contro Caffarelli

 

Ho trovato altre informazioni sul Caffarelli: sono veramente rimasto amareggiato nel leggere un documento del 12 Novembre 1894, specie in relazione alle motivazioni del Momsen.... riporto di uguale il documento

Proposta di dare il nome di Dante Alighieri ad una via della città

(Tornata consigliare del 12 novembre 1894).

Il presidente riferisce sul n. 3 dell'ordine del giorno notificato ai consiglieri con lettera del 9 corrente relativo alla proposta di dare il nome di Dante Alighieri ad una via della città a ricordo del 5. congresso della società Dante Alighieri qui tenuto negli ultimi giorni dello scorso ottobre.

Il nome di Dante Alighieri non è segnalato in vessillo di voruna parte politica, esso esprime il più alto concetto d'italianità, così nei cuori di tutti i patrioti, come nella mente dei più insigni letterati ed artisti di questa terra classica, che poggia solitaria a non raggiunta altezza tra le genti civili.

Quindi propone di dare il nome di Dante Alighieri al piazzale della ferrovia.
Entra il 44.: il sig. Costantino.
Il Sig. De Nicolò plaude l'amministrazione che ha avuto il gentile e civile pensiero di dare il nome di Dante Alighieri ad una via o piazza della nostra città, poichè onorando Dante non onoriamo un partito, ma tutti e l'Italia. Però vorrebbe che non si desse il nome di Dante al piazzale della ferrovia.

Momsen che a palmo a palmo ha studiato le contrade italiche, e con singolare amore la regione pugliese elogia la nostra Bari perché ha intitolato le sue Vie di nomi di benemeriti uomini del luogo, che se non sono glorie nazionali, sono certamente glorie cittadine che non devono essere dimenticate e molto meno ignorate dai nostri nipoti. Però egli non sa persuadersi come possa noverarsi fra gli uomini illustri un evirato cantore qual fu Caffarelli. E qui si propone che al nome di Caffarelli si sostituisca quello dell'altissimo poeta che è espressione della più alta virilità del pensiero italiano.
Il presidente a nome della giunta accetta l'emendamento proposto dal sig. De Nicolò e mette ai voti la proposta di dare alla via Caffarelli il nome di Dante gravando la relativa spesa sulla categoria del bilancio 894. Il consiglio all'unanimità per alzata e seduta l'approva.
(N. 134 pag. 261 del registro - Archivio Comunale).

Come se di "via Dante Alighieri" non ve ne siano già abbastanza in tutta Italia... si dovrebbe invece ripristinare l'antico nome della via!
 

 

 

 

 

 

A cura di Arsace

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 15-09-05