Antonio Maria

Bernacchi

 

( 1685 - 1756 )

 

 

Bernacchi

 

 

Il musico cantore, nato nel 1685 a Bologna, è uno di quei soggetti che nella storia della musica belcantistica ha suscitato reazioni opposte: coloro che lo sostenevano erano pronti ad ammettere che non avesse un timbro speciale, anzi che non fosse neppure bello, ma questa mancanza se vogliamo riusciva a supplirla con una tecnica meravigliosa. Ci furono però altri invece che non furono per nulla colpiti: vero che era un brillante virtuoso, ma è pure vero - dicevano - che era inespressivo e di conseguenza non lo consideravano un grande artista. Cosa gli veniva in dettaglio rimproverato? Le sue cadenze: Bernacchi infatti aveva la particolarità di inserire nelle sue cadenze dei passaggi di carattere strumentale, imitando il flauto e l'oboe o altri suoni agili, ma non umani, come ad esempio il canto degli uccelli. Il suo maestro, il castrato Pistocchi, si narra fosse arrivato ad esclamare, dopo averlo sentito molti anni dopo averlo istruito:
"Tristo a me, io t'ho insegnato a cantare, e tu vuoi suonare!"

Possedeva un registro di mezzo-soprano, con un'emissione vocale sonora e vibrante, "di petto", che caratterizzò più tardi Farinelli e Carestini.
Di origini bolognesi, si esibì per la prima volta dinnanzi alla corte dell'elettore palatino nel 1701, e continuò a cantare in Germania per molti anni, con maggior frequenza a Mannheim e a Vienna, al servizio di sua Altezza l'Imperatore. Solo nel 1712 si sa che Bernacchi, tornato in suolo italico, cantò a Venezia in un'opera di Ruggeri: l' ARATO IN SPARTA.
Nel 1713 ritornò nella sua città natale, e qui si esibì nell'opera CARLO RE D'ALEMAGNA musicato da Gasparini e Orlandini. Sebbene intraprese un viaggio per giungere in uno dei poli più importanti dell'opera Barocca Italiana, Londra, non fu accolto con un vero entusiasmo: quindi decise di ritornarsene a Venezia e qui raccolse questa volta un successo strepitoso: tutti conoscevano il Bernacchi. Si stabilì quindi a Venezia sino al 1724 e una delle poche occasioni in cui egli lasciò la città lagunare per esibirsi altrove fu nel 1718, quando a Pesaro partecipò ad un'opera (uno spettacolo di gala) di Pallavicino: si trattava di VESPASIANO, composizione in onore del vecchio pretendente che allora si trovava in quella città.
Nel 1727 Bernacchi riapparve a Bologna e mise k.o. Farinelli. L'opera che si rappresentava era LA FEDELTA' CREDUTA CORONATA di Orlandini: in questa occasione Farinelli, che era in cantante più giovane e già famoso, volle stupire con una serie di agilità da capogiro, per cui si buttò con tutta l'anima in cadenze complicatissime: quando però fu il momento di Bernacchi, che aveva l'onere di cantare un'aria successiva, imitò esattamente gli abbellimenti che aveva precedentemente fatto Farinelli, eseguendoli però con una facilità e grazia superiori, ed in più aggiungendo altre fioriture sue particolari. In questa occasione indubbiamente Bernacchi vinse Farinelli. Questo evento fu commemorato da un grande festino e da un sonetto composto in bolognese. Tuttavia questa sconfitta di Farinelli e la vittoria di Bernacchi non determinarono un odio fra i due, anzi fu inizio di una amicizia salda che durò sino alla morte di Bernacchi che era di 15 anni più vecchio. Cantarono assieme in altre occasioni, per esempio in IL MEDO di Vinci e in SCIPIONE IN CARTAGINE di Giacomelli a Parma, e nel 1731 di nuovo a Bologna nel FARNACE di Porta. Pare che il successo di Farinelli fosse dovuto anche in parte ai segreti che Bernacchi svelò all'amico: gli seppe trasmettere il suo spiccato gusto per l'ornamentazione. Questo permase a lungo finchè il famoso consiglio dell'imperatore Carlo VI non lo ricondusse verso la semplicità, con soddisfazione è da supporre di Metastasio che soffriva a vedere deturpato il testo delle sue composizioni da cadenze e trilli complicati che finivano per non far comprendere il valore del suo testo.

 

Bernacchi sciorina note in Mitridate di G.M. Cappelli, Venezia 1723, caricatura di Zaneti

 


Nel 1728 il Bernacchi si scontrò invece con Carestini a Napoli: la stagione non fu felice.Il Cardinale d'Althann, che era lì vicerè, aveva una vera passione per l’arte canora e le interpretazioni del Bernacchi, per cui era pronto a far rimanere il suo cantante prediletto a qualunque costo, almeno da poter garantire la sua presenza per la stagione del 1729. Bernacchi acconsentì, legando il suo assenso ad alcune condizioni: la Merighi doveva restare nella compagnia e Carestini, suo nemico del partito rivale, doveva venir licenziato. Fu così che il vicerè volle esaudire le richieste di Bernacchi, e incaricò l'impresario Casarale di eseguire questi dettami e di far firmare il contratto. Non appena si sparse la notizia della mossa del Bernacchi, le dame e i gentiluomini del partito di Carestini si indignarono e fecero un enorme scalpore, recandosi dal vicerè protestando vivamente, annunciando che non volevano rinunciare a Carestini. E il vicerè si trovò in una bruttissima posizione, dalla quale decise di lavarsene le mani, annunciando che se ne sarebbe occupato l'impresario e che lui non avrebbe più interferito con il mondo teatrale, anzi, non gli avrebbe più accordato il sussidio (che può ben vedersi come anche un colpo a Carestini e a questi "ribelli" della sua fazione). Ma quando il Bernacchi venne a sapere delle sommosse e della posizione del vicerè, si arrabbiò moltissimo, si recò dall'impresario Casarale sbandierando che lui era un uomo da dettare le condizioni, non da subirle, e che comunque non sarebbe rimasto in un paese dove non era amato e che non voleva più occuparsi di simili sciocchezze....
Così di conseguenza fece i bagagli e partì alla volta di Milano, portando con sè la Merighi, che come si sa da indiscrezioni settecentesche pare fosse stata la sua amante.
Alla fine poi ritornò a Bologna dove ottenne la nomina di membro dell'Accademia Filarmonica. Handel nel 1729 lo scritturò, e
quando arrivò a Londra il Daily Journal scrisse: « in Italia è stimato come il migliore cantante ». Inaugurò la stagione con LOTARIO, ma a 44 anni, un'età troppo avanzata per un castrato, già si intravedeva in lui un declino artistico, e a Londra non ottenne il favore del pubblico.
Secondo Mrs. Pendarves: « Bernacchi ha una grande estensione, il suo timbro è caldo e chiaro, ma non così dolce come quello di Senesino, mentre migliori sono le sue maniere; il suo aspetto non è molto bello, dato che è grande e grosso come un frate spagnolo », e ancora: « è certamente un buon cantante, ma non è adatto al gusto inglese ». 
Alcuni intenditori rimasero affascinati dalla sua facilità e dal suo stile impeccabile, ma al grosso del pubblico non piacque, ed è per questa ragione che PARTENOPE di Handel non riscosse il meritato successo.
Dopo lo sfavore che ottenne a Londra, ritornò in Italia dove era grande la sua popolarità. Contese la palma con Farinelli nel 1731, anno in cui si esibì a Modena nel DEMETRIO e nell'ARTASERSE di Hasse, poi si ritirò, anche se in occasioni private cantò ancora. Aveva iniziato ad insegnare canto nel 1727, ma ora che si era ritirato dal palcoscenico fondò una scuola molto rinomata, che ebbe fra i suoi membri il Guarducci, quale nome più illustre. Bernacchi fu una figura di spicco nella vita musicale Bolognese, tanto che non potè non finire a conoscere Padre Martini e Metastasio.
Si narra sia stato proprio Bernacchi ad instillare l'idea di redigere l'opera maggiore di Padre Martini, ossia la "Storia della Musica", anche se il lavoro propriamente detto iniziò dopo la morte del musico. Bernacchi si dedicò dopo il suo ritiro anche alla composizione e all'impegno per aiutare ed incoraggiare i giovani aspiranti musicisti. Nel 1756 morì, e fu assai compianto e Farinelli, suo amico, si occupò di organizzare in suo onore una grandiosa cerimonia funebre: in effetti era benvoluto da tutti dal momento che il carattere di Bernacchi era in sostanza nobile e generoso. Storicamente è uno dei cantanti più notevoli che siano mai esistiti: addirittura si potrebbe affermare che era più moderno di Nicolini o Senesino. L'influenza che Bernacchi esercitò fu sostanzialmente buona, e lo studio che lui stesso elaborò al fine di affinare la grazia e l'agilità contribuirono a perfezionare l'arte del Belcanto. Uno degli aspetti peculiari del Bernacchi rimane però la forte inclinazione per gli ornamenti, cadenze elaborate, gorgheggi, e trilli che forse lo possono inquadrare come un cantante più Barocco di molti suoi altri contemporanei.



 

Antonio Maria Bernacchi, caricatura di Pier Leone Ghezzi, 1731

 

 

Aneddoti su Bernacchi

 

 

 

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A cura di  Arsace 

 

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Ultimo aggiornamento: 30-09-06