Giuseppe

Aprile

 

( 1732 ? - 1813 )

 

 

Giuseppe Aprile

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C’è chi sostiene che sia nato a Martina Franca, nelle Puglie, nel 1732, e chi sostiene invece che nacque a Risceglie, anche questa località nelle Puglie, ma nel 1738.
Poiché era consuetudine che i musici cantori prediligessero morire dove erano nati, e siccome Aprile morì a Risceglie, è da ritenere questa ipotesi di natività come la più attendibile.
Aprile era “figliolo” del conservatorio della Pietà dei Turchini di Napoli, dove vi ritornò come insegnante, essendo tenuto in grande considerazione: far i suoi allievi è da menzionare Domenico Cimarosa.
Aprile stesso poi si dedicò alla composizione, annoverando buoni consensi.
La fama di Aprile era enorme, tanto che si definì “il padre de’ tutti i cantanti”.
Le sue esibizioni si concentrarono nel Regno di Napoli, dove lui eclissò gli altri: comunque anche Stoccarda fu molto colpita dalle sue performances nelle opere di Niccolò Jommelli negli anni 1755 e 1766.
Un certo Christian Friedrich Schubart, avendolo ascoltato nella città scrisse: “in lui risiedono arte e natura fondendosi meravigliosamente… Cantava con la purezza di una campana fino al di sopra il rigo di soprano, ed aveva una profonda conoscenza della tecnica vocale, corredando il tutto di una simpatica e coinvolgente personalità”
Nel 1766, poiché il duca voleva darsi al risparmio, intuendo che non avrebbe ottenuto i pagamenti arretrati del salario che gli spettava, Aprile scomparve lasciando in contropartita grossi debiti.
Burney lo ascoltò nel DEMOOFONTE di Jommelli nel 1770, e rimase affascinato dalla sua tecnica più che dalla sua voce, che reputò piuttosto debole.
Il cantante e compositore Michael Kelly dedica molti scritti ad Aprile.
Il fatto è che il musico prese in simpatia l’irlandese Kelly, infondendogli appoggio ed incoraggiamento.
Poiché Aprile doveva cantare a Palermo nell’opera di Sarti ALESSANDRO NELLE INDIE, portò con sé il giovane ragazzo, facendolo addirittura cantare per la prima volta in pubblico in occasione di una festa religiosa all’aperto.
A Napoli poi Aprile fu tra i cantori della cattedrale durante la famosa liquefazione del sangue di San Gennaro, nella circostanza in cui quell’anno pareva non volesse liquefarsi.
Circostanza incresciosa poiché l’arcivescovo, molto innervosito e preso in contropiede, si sentì mancare per il terrore scaturito dal fatto che i lazzaroni, le pescivendole e altri che gremivano la chiesa per la liquefazione, urlarono “Faccia Gialluta” al santo, imprecandovi contro. Si temette che questa turba volesse linciare persino il prelato, anche se non sarebbe servito a nulla.
Avvertito il pericolo, Aprile intervenì eseguendo fantastiche roulades e qualche trillo distogliendo l’attenzione della folla furiosa per qualche secondo, tempo sufficiente per riscaldare il vaso di vetro col calore delle mani, sventando così il pericolo.
Lasciato il canto professionale, Aprile insegnò per parecchi anni, sia privatamente sia al conservatorio: un amico di Lady Hamilton, che fu allieva di Aprile come di Millico, trovò che “Aprilli era un vero gentiluomo quando era in pubblico, tranne nel caso in cui l’argomento trattato non fosse la musica: allora ci si rendeva conto che apparteneva al genere neutro”
Nel 1813 si ritirò a Martina Franca dove spirò.



 

 

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A cura di  Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 13-05-05