Composizioni Handeliane

 

 

 

Concerti per organo

 

 

 

Handel all'organo nel teatro Covent Garden

 

 

Handel volle rendere gradevole l’attesa del pubblico durante gli intervalli degli oratori suonando di persona dei concerti per organo che divennero ulteriore occasione di richiamo per i suoi affezionati sostenitori. Successivamente diede a questi concerti una propria autonomia mandandoli alle stampe come Op. 4, 7 e un’altra raccolta senza numero d’opera: in tutto contiamo ben 18 concerti.

Burney afferma che Handel avviò a questa prassi nel 1733 per una ripresa di Esther e che Arne e Festing, quando  ne inserì uno (probabilmente sempre in Esther) in occasione del Publick Act a Oxford, gli dissero di non aver mai sentito né suonare né improvvisare meglio.
Mrs Pavanders considerava "il suo modo di suonare all'organo in Esther, dove Egli suona una parte in due concerti, la cosa più bella che io abbia mai sentito nella mia vita".

"Quando eseguiva un concerto per organo, normalmente il suo metodo era quello di cominciare coi Principali suonando un movimento in stile di voluntary che soggiogava l'orecchio col suo incedere lento e solenne. Grande cura aveva dell'Armonia, che era espressa nella maggior pienezza possibile. I passaggi erano concatenati con arte stupenda sì da conferire al tutto una perfetta intelligibilità ma dando nello stesso tempo un'impressione di grande semplicità.
A questo tipo di preludio seguiva il concerto vero e proprio, eseguito con uno spirito e con una sicurezza che nessuno ha mai provato ad eguagliare
" (John Hawkins, 1776).

Handel si dimostrò innovativo con questi concerti perché, senza svincolarsi del tutto dalle strutture del concerto grosso, essi anticipano gli sviluppi che il concerto solista otterrà nella seconda metà del diciottesimo secolo. Ve da notare inoltre che l’organo qui perde la severa connotazione di strumento relegato per secoli al servizio ecclesiastico per assumere un carattere mondano e brillante, emulo del clavicembalo. L'organo da camera, il regale, il positivo, il portativo ed in molti paesi (fra cui Italia ed Inghilterra) anche l'organo da chiesa, erano strumenti alternativi al clavicembalo; in effetti questi concerti sono destinati "al clavicembalo o all'organo", solo in via d'eccezione richiedono il pedale (si noti che per la quasi totalità gli organi inglesi erano sprovvisti di pedaliera), a conferma della preponderanza dell'idioma clavicembalistico italiano sulla rigorosa esecuzione organistica di scuola tedesca. 

Questi concerti presentano notevoli problemi di ricostruzione, se si considera che il risultato dovrebbe essere quello di ascoltare qualcosa di simile agli effetti prodotti dalle sue improvvisazioni e dal suo "agile tocco", visto che le partiture non sono altro che abbozzi scheletrici, con delle sezioni solistiche e addirittura interi movimenti riassunti nella locuzione canonica di organo "ad libitum", che l'esecutore improvvisante dove saper rivestire con sfarzo.

Oggi come allora, i concerti per organo di Handel vanno intesi come brillanti "divertissements". Non si porterebbe loro affronto, se si ascoltassero in piacevole compagnia, all'ora del tè e dei pasticcini, perché ciò corrisponderebbe anche alla loro funzione storica. Ora sono uno o due insoliti accordi degli archi, come all'inizio del concerto Op. 7 n°4, che risvegliano l'attenzione; ora è la virtuosità di un assolo d'organo nel concerto n°16, che interrompe un'amabile conversazione; ora veniamo sorpresi dalle evidenti allusioni ai grandi successi oratoriali, come nel concerto Op.7 n°3, che si appropria dello splendente "Alleluia" del Messiah, o nel n°16, che si conclude con una marcia dal Judas Maccabeus...

E' l'alternanza tra scintillante musica di sottofondo e sorprendenti dettagli che fa l'attrattiva di queste  composizioni. Immergersi in un ascolto approfondito, nella speranza di una costante originalità, o nella ricerca di elaborate polifonie organistiche di bachiana memoria, costituirebbe un ingiusto sforzo.

 

                                         

Un organo che suonò Handel

 

 

Grubstreet Journal, 8 Maggio 1735, in occasione della prima raccolta di concerti per organo, scriveva:

O Venti, agitate pian piano le vostre ali d’oro fra i rami!
Che tutto sia silente, fate tacere anche il sussurro dello zefiro.
Fonti della vita, arrestate il corso….
Ascoltate, ascoltate Handel l’incomparabile che suona!
Oh, vedete, quando egli, il possente, fa echeggiare la pienezza dell’organo….
La gioia aduna le sue falangi, il rancore è placato…
La sua mano, come quella del Creatore, guida la sua opera augusta, con ordine, grandezza e ragione….
Silenzio, guastamestieri dell’arte!
Qui a nulla giova il favore dei lords.
Qui Handel è Re.

 

 

 

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A cura di  Rodrigo 

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 03-04-10