Composizioni Handeliane

 

 

 

Concerti Grossi Op. 3

 

 

 

Frontespizio Concerti Grossi Opera Tre

 

 

Pochi dei concerti conosciuti di Handel si possono far risalire alla prima parte della sua carriera. Un concerto può essere considerata la "Sonata a cinque" composta nel periodo italiano e un concerto per oboe in sol minore risalente agli anni trascorsi ad Amburgo. La prima raccolta di composizioni orchestrali mai pubblicata di Handel sono i Concerti Grossi Op. 3, che l'editore londinese John Walsh mandò in stampa nella primavera del 1734.

La storia affascinante e complessa di questi concerti ci dà un'idea di come lavorasse il principale editore di musica di Londra negli anni Venti e Trenta del Settecento. Sembrerebbe che all'inizio del 1734 Walsh si sia messo in contatto con Handel, il maggiore compositore residente a Londra in quel periodo, con l'idea di pubblicare per la prima volta alcuni dei suoi lavori orchestrali, visto che la musica strumentale "nello stile italiano" era assai popolare in Inghilterra, così da rinnovare i successi precedentemente ottenuti con una serie di sonate e concerti di Albinoni, Vivaldi, Corelli e Geminiani.

Negli anni precedenti Walsh aveva stampato delle raccolte di sonate solistiche e sonate a tre di Handel dapprima con falso frontespizio a nome di un altro editore, chiaro segno del fatto che quelle opere erano state edite senza la collaborazione e probabilmente anche senza il consenso del compositore. Queste raccolte vennero in seguito catalogate quali Op.1 e 2 di Handel, il che spiega il numero di Op.3 attribuito a questi concerti.

Ciononostante è assai improbabile che Handel abbia collaborato personalmente all'edizione dell'Op.3 nella forma pubblicata da Walsh nel 1734. Il responsabile della scelta e dell'ordinamento dei brani dell'Op.3 fu quasi certamente Walsh. Haendel, che nel 1733 aveva composto due oratori, Deborah e Atalia, e stava preparando la nuova opera Arianna, probabilmente diede alla proposta di Walsh un suo consenso "a priori" non avendo il tempo di accordare la sua piena attenzione al progetto. Nella fretta è probabile che abbia dato a Walsh alcune pagine di musica scritta in passato, da sue opere precedenti, antifone e lavori sacri insieme a materiale nuovo,  lasciando ad intendere che potessero contenere del materiale appropriato al progetto. Walsh assemblò questi brani formando una raccolta di sei concerti grossi. Senza che possiamo esserne certi, sembrerebbe che Handel abbia solo composto un concerto originale, il primo, ma che poi non abbia avuto niente a che fare col progetto  fino all'uscita dell'edizione a stampa. I Concerti n° 3 e 6 possono essere considerati a buona ragione come ricreati interamente dall'editore: ciononostante Walsh lavorò su materiale originale dì Handel e l'autenticità dei movimenti individuali non può essere discussa.  Il quarto concerto non ha nulla a che vedere con Handel: fu inserito in questa raccolta, proveniente in realtà da una serie che Walsh pubblicava per fascicoli a quell' epoca, ed il vero autore rimane sconosciuto.

In una raccolta ben concepita, è più soddisfacente separare le opere nella stessa tonalità, mentre in questa pubblicazione i concerti n° 1 e 2 sono entrambi in si bemolle maggiore. Inoltre, sembrerebbe che il secondo abbia due finali in movimenti di danza, tutto il due in si bemolle maggiore, mentre il primo manca di un vero finale ( l'ultimo movimento è in sol minore) come se un movimento fosse migrato da un concerto all'altro. Della trascuratezza dell'operazione di Walsh è indice anche il fatto che il frontespizio omette ogni riferimento alle importanti parti di fiati di Handel, dando così l'impressione che si tratti di una serie di concerti per archi, alla maniera dell'op.6 di Corelli.

Se i concerti n°2 e 4 sono da ascriversi senz'altro al gusto francese, la scuola veneziana è ben evidente nei concerti  n°1 e 6. Gli oboi predominano in tutti i concerti eccetto che nel terzo, dove l'orchestrazione prevede un flauto o un oboe, mentre due flauti a becco si uniscono ad uno degli oboi nel movimento lento del n°1. Si può presupporre la presenza di fagotti e di archi solisti, dal momento che sono necessari per assicurare gli assoli previsti. Un assolo di organo  compare solo nell'ultimo movimento della serie.

Poco dopo l'uscita dell'edizione, parecchi dei concerti furono suonati alle nozze della principessa Anna e del principe Guglielmo d'Orange, il 14 marzo 1734, segno di distinzione che fu naturalmente riportato, pur se in caratteri minuscoli, nella parte di primo violino di una stampa successiva.
Bisogna supporre che Handel pretese dei cambiamenti, perché alcuni errori furono corretti per la nuova tiratura che apparve verso la fine dell'anno 1734. L'apocrifo concerto n°4 fu sostituito  da una composizione autenticamente haendeliana nella stessa tonalità, e tre movimenti furono aggiunti al n°5 per trasformarlo in qualcosa di più somigliante ad un concerto. Fatto singolare, gli altri errori non furono eliminati, ma fu soppresso il riferimento al matrimonio reale.
La strana storia dell'Op. 3, e le prove molto evidenti che più della metà dei movimenti provengono da opere risalenti, in certi casi al periodo passato da Handel a Hannover, non tolgono nulla al valore del ciclo. Si può dire anzi che contribuiscono alla sua magnifica varietà di strumentazione e di stile: non c'è un concerto uguale all'altro nell'orchestrazione! 

Il concerto n° 1 fu composto probabilmente vent'anni prima della pubblicazione del Op.3, durante i primi anni a Londra o addirittura già ad Hannover, ed è il più antico della raccolta. Nel secondo movimento i diversi gruppi strumentali, che comprendono l'oboe, il fagotto, i flauti dolci e gli archi solisti, dialogano accompagnati da due clavicembali. Ciononostante la sostanziosa scrittura del tutti produce l'impressione di un'orchestra assai corposa.

Handel utilizzò la musica del primo e del terzo movimento del Concerto n.2 nella sua Brockes Passion, composta attorno al 1716-17,  e sicuramente fu nel medesimo periodo che vide la luce il concerto: la sua prima esecuzione venne forse affidata all'orchestra dell'opera di Haymarket.

Sebbene interamente basato su musiche di Handel, il Concerto n.3 venne adattato ed articolato da Walsh. I primi movimenti sono tratti dall'ouverture di uno degli inni religiosi scritti attorno al 1717 per James Brydges, futuro duca di Chandos, e l'adagio deriva dal relativo Te Deum per il duca: il tempo finale fin trascritto da una fuga per clavicembalo composta  nello stesso periodo. L'adattamento musicale del Concerto n.3 soffre purtroppo di gravi pecche: Walsh costruì l'adagio grossolanamente, e l'orchestrazione dell'ultimo tempo è tutt'altro che idonea.

Il n° 4 è il più semplice dei concerti, essendo stato composto integralmente da Handel per un'occasione ben precisa. IL 20 giugno 1716, verso la fine della stagione operistica del teatro dell'Hayinarket, venire messa in scena l'opera di Handel Amadigi per "il Beneficio della Musica Strumentale", cioè a suffragio dell'orchestra. All'opera vennero aggiunte per l'occasione "Due Nuove Sinfonie", una delle quali costituisce appunto questo concerto, probabilmente in funzione di ouverture al secondo atto.

Il primo, il  secondo e il quarto tempo del concerto n° 5 sono tratti dall' ouverture del "Chandos Anthem" n° 2 "In the Lord I put my trust". A differenza dell'Op.3 n°3 però, sembrerebbe che sia stato Handel stesso a comporre integralmente questo concerto, dato che si trova in un'autorevole raccolta di manoscritti di musica strumentale di Handl datata 1727. Si presume che durante i dieci anni precedenti Handel avesse avuto urgente bisogno di un brano orchestrale, e che avesse raccolto in questo concerto alcuni dei suoi brani migliori per il duca di Chandos, aggiungendovi del materiale inedito. Ne risulta una partitura che sta a metà strada fra il complesso da camera del duca e la grande orchestra da opera:  il concerto prevede una parte solista per oboe e nessuna parte indipendente per viola. Esecutore ideale pare quindi essere qui un insieme strumentale di dimensioni medie.

Per il concerto n° 6 Walsh sposò due brani che, per quanto si sa, Handel non aveva mai eseguito congiunti: un movimento in re maggiore e un tempo di un concerto per organo in re minore. Sulla storia propria dì ciascuno di questi due movimenti si possono azzardare varie ipotesi plausibili. E' probabile che ad un certo momento fra il 1720 e il 1721 Handel avesse composto un concerto in re maggiore in tre tempi, con un Adagio centrale in si minore in cui il flauto ed il violino erano accompagnati da arciliuto, violoncello e contrabbasso in funzione di basso continuo. Quando nel 1722 Handel compose l'opera Ottone, questo concerto venne setacciato in cerca di musica adatta. L'autografo del primo movimento era letteralmente separato dal resto e tale rimane fino ad oggi: il legarne fra i frammenti risalta solo dopo uno studio dettagliato dei manoscritti autografi, esaminati alla luce di un buon intuito musicale. Quanto al secondo tempo dell'Op.3 n°6 di Walsh, nato in Handel come primo tempo di un concerto per organo, esso deve esser stato creato attorno agli anni 1733-34, sebbene il suo materiale musicale provenga da un movimento molto anteriore.

 
                                  


decorative line

 

 

A cura di Rodrigo 

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 13-09-04