Siroe

 

HWV 24

 

 

Siroe, Re di Persia

Dramma per musica in tre atti

Musica di George Frideric Handel, completata il 5 Febbraio 1728

Libretto di Nicola Francesco Haym, da Pietro Metastasio (1726)

Prima rappresentazione: 17 Febbraio 1728, King's Theatre, Haymarket, Londra 

Cast della prima:

Siroe: Signor Senesino, castrato contralto 
Cosroe: Giuseppe Maria Boschi, basso 
Medarse:
Antonio Baldi, castrato contralto 
Emira:
Faustina Bordoni, soprano 
Laodice: Francesca Cuzzoni, soprano 
Arasse:
Giovanni Battista Palmerini, basso  

Orchestra:
2 oboi, archi e basso continuo 

Note:
18 rappresentazioni nella stagione. 
Siroe venne eseguito nell'agosto 1730 e nel gennaio 1735 a Brunswick in Germania. 

 

 

Scena da Siroe

 

 

La scelta del libretto da parte di Handel ha una importanza di tipo extra musicale: è il primo dei 3 drammi (oltre appunto SIROE, 1728; PORO, 1731; EZIO, 1732) che Handel musicherà di Pietro Metastasio, un poeta che nel 1728 era noto anche in Inghilterra.
Sembra che Handel non fosse particolarmente attratto dai libretti del Metastasio, testi letterari “forti”, per ragioni che potrebbero intravedersi nella libertà che invece un testo di scrittore semisconosciuto, neutro e di secondo piano, poteva concedere al compositore: egli infatti avrebbe potuto variare e piegare il testo alle esigenze musicali, subordinando in sostanza il testo alla partitura. Inoltre alcuni caratteri rigidi e statici di Metastasio non si adattavano all’idea drammaturgia e musicale che Handel perseguiva. La fama di Metastasio però dilagava anche a Londra nel 1728, e le insidie che potevano nascondere gli ambienti musicali della Royal Academy spinsero Handel a musicare il libretto prima che eventuali rivali mettessero le mani sopra il testo del SIROE.
Sebbene SIROE, RE DI PERSIA fosse, dopo DIDONE ABBANDONATA, il secondo dramma per musica di Metastasio, la scelta di Handel non si dimostra originale poiché il libretto era stato già musicato da altri compositori: nel carnevale del 1726 era stato presentato da Leonardo Vinci a Venezia, nel Teatro di S. Giovanni Grisostomo, nel carnevale del 1726. La versione di questo giovane napoletano nel Siroe presenta come protagonista femminile, Emira, Marianna Bulgarelli Benti, detta la Romanina, che era l’amica del cuore del poeta, e che a Napoli nel 1724 era stata la prima Didone.
Nello spazio di un anno era stato poi musicato da Giovanni Porta, poi da Nicola Porpora, che nel carnevale del 1727, rappresentò il Siroe a Roma, dove però vigendo nello stato pontificio il divieto alle cantanti di varcare le scene, i cantanti furono tutti uomini, e la parte della primadonna toccò a Giacinto Fontana, noto come il castrato Farfallino, che tra il 1726 e il 1750 nel Teatro d’Alibert impersonò solo ruoli femminili del Metastasio d'ante Vienna, con musica quasi sempre di Leonardo Vinci.
Anche Domenico Sarro si occupò poi di musicare il Siroe: è a Napoli il valente maestro di cappella nel Teatro di S. Bartolomeo - cui era toccato in sorte, 3 anni prima, di tenere a battesimo la Didone. Nel Siroe di Napoli la diva è nuovamente la Bulgarelli.
Anche Antonio Vivaldi musicò quest’opera nel maggio 1727 al Teatro Pubblico di Reggio Emilia. Questo dramma ha toccato 3 città importantissime da un punto di vista musicale: Venezia, Roma e Napoli: chiaro che Metastasio fu ben presto noto a tutti, e divenne il creatore di una drammaturgia che durerà sino alla fine del XVIII° secolo, atto ad incantare mezza Europa, e celebrato come poeta cesareo.
Nel febbraio del 1728, il SIROE, RE DI PERSIA va in scena nella Royal Academy of Music a Londra, sulle note di Handel. Negli anni ’30, come su detto, Handel musicherà PORO ed EZIO e darà nel suo teatro anche altri quattro drammi del Metastasio portando in scena 4 pasticci di arie di Leonardo Leo in CATONE IN UTICA il 4 Novembre 1732, di Leonardo Vinci in SEMIRAMIDE RICONOSCIUTA, il 30 Ottobre 1733, di Hasse e gli altri due precedenti in ARBACE, il 5 Gennaio 1734, e di Hasse, Giacomelli, Vivaldi in DIDONE ABBANDONATA, il 13 Aprile 1737. Handel non solo fu dei primi a musicare il Metastasio in Inghilterra, ma anche come impresario teatrale diffusore dell’archetipo metastasiano. Componendo opere di propria mano e pasticci, si può avere una visione di Handel che tenderebbe a sfatare un luogo comune della critica mirante a dimostrare una refrattarietà di Handel verso i drammi di Metastasio: ma si potrebbe ben controbattere che dopo i primi tre esperimenti, Handel si è accorto della poca adattabilità fra i personaggi metastasiani con la propria drammaturgia, o comunque che un soggetto portato in dramma dal Metastasio non stimolava l’estro creativo di Handel, prova ne sia che in seguito il Caro Sassone è ricorso al testo di metastasio solo per dei pasticci, che sono successivi cronologicamente alle tre opere, ed hanno impegnato Handel solamente nei recitativi, mentre la musica delle arie è tratta da altri compositori.
Lo stile musicale del SIROE handeliano è quello stesso noto a chiunque abbia sentito, ammirato e goduto l'AGRIPPINA, il RINALDO, il GIULIO CESARE, il TAMERLANO, l'ADMETO: uno stile energico, atletico, un pathos aristocratico che con sovrana sprezzatura fonde il virtuosismo canoro all'eloquenza sostenuta e spavalda, al tono altero ed assertivo, nella continua gara che oppone il canto agli strumenti dell'orchestra, in primis ad un basso continuo pervaso da un indomito dinamismo.
Il SIROE, RE DI PERSIA del Metastasio è creato apposta per conquistare ogni spettatore che s'abbandoni al piacere dell'intreccio e al gusto del conflitto sentimentale, condito da un sottile vena di sadismo. La storia è ben compendiata nell’argomento premesso al dramma: si concentri l'attenzione sulla tenerezza che il Re Cosroe, vecchio e pieno di furore come un Re Lear antico-persiano, nutre per il secondogenito Medarse, una carbonella coperta sotto cui si cela un “giovane di fallaci costumi”, e sul disgusto che invece concepisce per il legittimo erede Siroe, “prencipe valoroso e intollerante”. Queste caratteristiche sono un elogio per Siroe poiché ha una fiera intransigenza e dirittura morale: è per questo motivo che il popolo e i militari, che «infinitamente l'amano», alla fine del Terzo Atto vendicano l'ingiustizia patita da Siroe e lo proclamano Re al posto di Cosroe e del fratello Medarse. Fin qui i fatti sono tratti dagli scrittori della storia bizantina nonché dal libretto dell'Ormisda di Apostolo Zeno, a sua volta modellato su una tragedia di Corneille. Il vero nocciolo del dramma risiede tanto in questa disputa di legittimazioni della monarchiche, ma ruota attorno al personaggio, introdotto dal Metastasio, straordinario e stupendo, che viene ad agitare il dramma con un turbine d'irrequietezza e di spiritata vitalità di Emira.
La principessa Emira reduce dall’olocausto della sua famiglia in guerra con Cosroe è infiltrata nella corte di Persia al solo scopo di assassinare il feroce sovrano per soddisfare la sua sete di vendetta. Approfittando dell'amore antecedente di Siroe, Emira in abito virile col nome d'Idaspe, dissimulando sempre il suo odio, non riconosciuta da nessuno, tranne Siroe, e introdotta da lui medesimo, seppe tanto accattivarsi i favori del Re Cosroe, che divenne ne divenne il più amato confidente.
Forte della sua simulazione, Emira si avvantaggia facendo ruotare attorno a lei un vortice di intrighi, tutti miranti all’obiettivo finale: la Morte di Cosroe, e con questo intento non indugia ad innescare uno spregiudicato gioco al massacro: solo Siroe conosce la vera identità e le reali intenzioni dell'infiltrata e dunque comprende il significato criminoso delle manovre e delle lusinghe che il sedicente Idaspe adopera verso il senile Re Cosroe, il falso Medarse, la graziosa Laodice, amata da Cosroe e invaghita di Siroe, e infine verso Siroe medesimo.
Siroe, dal canto suo non riesce a sbloccare la situazione di stallo dal momento che è diviso fra l’amore verso la sua cara Emira e il caro padre: fedele alla sua rigorosa virtù, ma imbrigliato nella ragnatela dell’intrigo della figlia di Re Asbite: a momenti vuol rivelare, poi fa marcia indietro, un po' tenta di svelare le trame, un po’ protegge l'attentatore occultandone l’identità; soprattutto, nell'imbarazzo, tace, tace, tace, un po’ come fa il personaggio Arsace in PARTENOPE di Handel, sotto lo scacco di Rosmira e diviso fra l’amore verso Partenope e l’antica promessa sposa Rosmira.
SIROE è un dramma dove il silenzio è da un lato a favore dei malvagi disegni dell’attentatrice reale ma dall’altro ancorato alla nobiltà d'animo: il verbo tacere, coi suoi derivati e sinonimi e contrari pervade tutto il testo metastasiano: tace, via via, fa rima con loquace, verace, fallace, pace, contumace…...
La situazione è fra le più difficili per i due protagonisti del dramma dal momento che come potrebbe Siroe amare la propria donna a prezzo di un parricidio, e d’altro canto come potrebbe Emira amare il figlio di colui che le ha assassinato il genitore: situazione tragica di cui ne hanno coscienza sia il sofferente Siroe, che piuttosto di tradire l’amore della fidanzata o il rispetto paterno invoca la morte per mano di Emira stessa, sia alla sua bella torturatrice che dice:

“A noi, che siamo
figli di due nemici,
è delitto l'amor:
dobbiamo odiarci.
Unir pretendi
il fido amante
ed il crudel nemico,
e ti mostri a un istante
debol nemico ed infedele amante”

fa pesare Emira a Siroe nel più struggente dei 3 battibecchi che formano i pilastri dell'azione psicologica (atto II, scena II).
Paradossale risulta l’alleanza che lega Siroe ed Emira, la coppia ignota agli altri personaggi, forma triangoli conflittuali, con Cosroe, con Medarse, con Laodice.
Con doppi sensi e con perifrasi, Emira, astutamente, dice sì sempre il vero, ma in modo che solo Siroe ed il pubblico in sala possono cogliere appieno le sue parole: di tutto ciò ne fa le spese Siroe, da tutti ritenuto infame e criminale, vittima della foga vendicatrice di Emira. La verità verrà fuori solo dopo infinite tribolazioni dell’eroe, districando ogni errore ed inganno: non passa in secondo piano il momento in cui Siroe, che al massimo della disperazione nel momento in cui Emira pur di salvare il proprio complotto, gli ordina di simulare amore per Laodice, si cava dall’imbarazzo restando assolutamente passivo alla situazione, mossa che Emira non aveva assolutamente previsto.
Siroe infatti afferma nell’aria in andante:

“Fra ‘ dubbi affetti miei
risolvermi non so.
Tu pensaci, tu sei
l'arbitro del mio cor”

le canta in faccia, fiero e remissivo al tempo stesso, prima di uscir di scena e di consegnarsi ai carcerieri sul finire dell'atto II.
Idaspe/Emira, spiazzata, non sa che pesci pigliare e risolve fingersi innamorato/innamorata a sua volta della sbigottita Laodice: la scena tra le due donne, un po’ comica, mette a nudo tutta la vulnerabilità dell'intraprendente vendicatrice, e dovette esercitare un fascino erotico nel pubblico coevo, stimolato dal miscuglio dei sessi dovuto sia dal travesti che dalla situazione.
A poco a poco il progetto vendicatore innesca una certa retromarcia si smonta man mano: Siroe, condannato a morte da Cosroe, di nascosto risparmiato dal suo giustiziere Arasse, viene incoronato Re di Persia e impalma la riappacificata Emira.
All'operista del primo Settecento, la miriade dei tanti triangoli impliciti nell'ossatura del Siroe offre il destro per calibrare ad hoc il meccanismo del dramma musicate, su misura del casi disponibile, mantenendo in ogni caso sempre desto l'interesse teatrale. Stabilito che il conflitto ruota attorno alla coppia di amanti nemici, la giusta quantità delle altre parti si ottiene ogniqualvolta viene regolato il numero, il carattere, la posizione delle arie attribuite a ciascun attore, anche in funzione dei registri vocali: Metastasio ha attuato un miracolo di ponderato equilibrio. Nel libretto napoletano del 1727, sul quale si dev’essere basato Handel - Siroe, Emira, Cosroe, Laodice hanno 5 arie a testa (2 nell'atto I e nel II, 1 nel III), mentre Medarse ne sì ha solo, ma situate nei momenti di maggior spicco, a fine atto o a fine sequenza.
Sulla scacchiera della partitura i 5 attori giocano dunque ad armi pressappoco uguali.
Il generale Arasse ha 3 arie soltanto: come spesso accade, il deus ex machina, il risolutore del nodo, indispensabile per concludere l'intreccio drammatico, è musicalmente subalterno. Il chiaroscuro delle arie, ossia la dovuta varietà degli affetti scatena l’interesse sia nella qualità delle arie attribuite a ciascun personaggio sia nella sequenza effettiva delle stesse.
A Napoli come a Venezia, il nucleo predominante è quello dei 2 fratelli e di Emira: 2 castrati ed 1 primadonna, 3 soprani che si affrontano anche vocalmente su un piano simile.
Però sono possibili anche altre soluzioni: infatti a Bologna nel 1733, Hasse presenta un Siroe che presentava una parata di stars, 2 soprani vertiginosi di eccelsa famea, il Farinelli e il Caffarelli nei panni dei due principi persiani, che gareggiano in acrobazie canore vertiginose, e opposta a loro una primadonna contralto famosissima come Vittoria Tesi, acclamata soprattutto per l’istrionica bravura nei ruoli en travesti più trasgressivi: il risultato è che in questa versione dell'opera dove è presente un incremento degli interventi di Medarse, focalizzato sulla gara vocale sui due soprani, controllati da un antagonista contralto metà uomo e metà donna, evidenzia nel dramma una struttura che si fonda nel contrasto tra il Fratello Cattivo Creduto Buono Medarse e il Fratello Buono Creduto Cattivo Siroe.
La soluzione di Handel è differente ma altrettanto pertinente e compatibile la schematizzazione di partenza: non solo Handel con l’aiuto del librettista Nicola Haym snellisce il libretto di partenza riducendo drasticamente i versi da 1500 a 900, ridimensionando il logocentrismo metastasiano ed enfatizzando il ruolo delle arie nello schema generale del dramma risultante.
Il SIROE londinese sottostà anche alla severa logica che domina i drammi rappresentati alla Royal Academy of Music dal 1726: questo proprio perché era stata scritturata una seconda primadonna, Faustina Bordoni, che si doveva contrapporre alla primadonna precedente Francesca Cuzzoni.
Fino a che dura l'aspra diarchia, che come sappiamo portò le 2 stars a contrasti anche violenti, anche a scena aperta, le opere a Londra dovevano prevedere tutte obbligatoriamente 2 ruoli di protagoniste femminili, assolutamente equilibrati: Gesù proteggici, se la Cuzzoni avesse avuto mezz’aria in più o in meno della Bordoni. Simili per agilità e tessitura (Mi b3 – La 4 nel SIROE), le due attrici si differenziano per caratteristiche canora e per prestanza scenica: la Cuzzoni era più imperiosa e pimpante, mentre la Bordoni era più insinuante e spiritosa. Risaltano le grandi capacità espressive e timbriche della Cuzzoni: il suo virtuosismo era smagliante, acrobatico: Le doti acrobatiche e la stupefacente abilità nei passaggi vocali rapidi e sbalzati della Bordoni calzano perfettamente al furore di Emira, indugiando spesso nel ghirigoro vezzoso, alla bizzarria volage; il patetismo della Cuzzoni dilaga nel languore sconfinato del siciliano handeliano: in SIROE le spetta infatti, deliziosa nelle parte come nel melos, l'aria “Ti lagnerò tacendo del mio destino avaro” (Atto II, I). Il patetismo invece della Bordoni si diffonde in debordante tenerezza: si pensi all’aria “Non vi piacque, ingiusti dèi, ch'io nascessi pastorella” (Atto IIì, scena Ultima), che nel momento in cui vi è la più desolata commozione e l'intrigante Emira è per la prima ed unica volta sola in scena e si mettono a ronfare le zampogne, a belare le agnelle, a sibilare gli zefiri.
Ora, il SIROE handeliano quindi risulta marcatamente il dramma d'una rivalità amorosa fra Laodice ed Emira che si contendono lo stesso uomo, esattamente adottando la stessa fortunata tattica di ALESSANDRO del 1726, contesa che viene intessuta dentro il conflitto dinastico. Handel, in questa ottica ha ridimensionato i ruoli di Cosroe (3 arie anziché 5 per il basso Boschi), Medarse (3 anziché 4 per il contralto Baldi), Arasse (nessuna anziché 3 per il basso Palmerini), ed ha invece aumentato da 5 a 6 le arie di Emira e di Laodice: e per incentrare il polo in questa contesa fra le due protagoniste e Siroe, per il castrato Senesino, un po’ goffo nell’aspetto ma eccezionale nei ruoli dell'eroe sofferente e commovente, Handel aumentò la sua parte, ben sfruttando le qualità della tessitura grave del contraltista, di 2 arie patetiche in scene assolo, la seconda collocata nella sequenza del carcere che segna l'apice della sua vicenda sentimentale.
La vera partita musicalmente combattuta sulle scene di Haymarket è insomma quella che i 2 soprani, le 2 primedonne innamorate, Cuzzoni e Bordoni, ingaggiano per il possesso del primo uomo, Senesino. Prova ne sia che, in tutto il dramma, una sola scena non subì neanche il taglio d'una virgola rispetto al dramma del Metastasio, ed è proprio la scena a 2 tra Emira e Laodice, il simulato tentativo di seduzione tra le due donne (in Handel Atto II, scena IX).


 

 

La Trama

 

Il dramma si svolge nella città di Seleucia, presso la corte di Cosroe, Re di Persia. Attorno alla figura del Re, ruotano: Siroe, il figlio maggiore, principe integro e valoroso che ha aiutato il padre nelle campagne militari, procurandogli ogni volta un ricco bottino. Il secondo e ultimo figlio, Medarse, è invece un principe furbo ed ambizioso che vorrebbe sostituire il fratello nella stima del re e nella successione al trono.
Cosroe ha per amante Laodice, sorella del generale Arasse, capo dell'esercito. Prima che l'azione abbia inizio, Cosroe ha conquistato il regno di Cambaya e uccidendone in combattimento il Re Asbite. La figlia di Asbite, la principessa Emira, fidanzata amata da Siroe, si salva miracolosamente dalla guerra, fuggendo dal suo paese. Indossati abiti maschili, si fa passare per il nobiluomo Idaspe introducendosi di Re Cosroe, arrivando a guadagnarsi i favori dello stesso. Solo Siroe è a conoscenza dell’inganno e del disegno occulto: la vendetta di Emira con l’assassinio del Re. Quando l'azione comincia, Cosroe ha convocato i suoi figli, poichè vuole scegliere quale di loro due sarà il suo successore, avvertendo che avrebbero dovuto accettare in pace e in obbedienza la sua decisione. Poiché il diritto di primogenitura era di Siroe, il principe protesta violentemente contro l'ingiustizia che gli viene fatta nel pretendere che Medarse, il minore, possa divenire successore al trono, scavalcandolo. Medarse invece dal canto suo si dice pronto a rispettare la volontà del Re. Geloso e umiliato, Siroe reagisce: Cosroe di controbattuta sceglie Medarse come successore. È con questo conflitto che la storia comincia. Ne deriva tutta una serie di rivalità e discordie i cui sviluppi e voltafaccia successivi trascinano i personaggi in complessi scontri. L’apice della tensione di questo vicolo cieco tragico esplode in una insurrezione popolare a favore di Siroe, prigioniero e condannato a morte: questa crisi provoca la risoluzione finale: Cosroe, si tira indietro, e un nuovo Re prende il suo posto: Siroe.


Atto I


Durante un combattimento il Re di Persia Cosroe ha ucciso Asbite, Re di Cambaya. La figlia di quest'ultimo, Emira, volendo vendicare il padre, si insinua nella corte di Cosroe in vesti maschili col nome di Idaspe. Solo Siroe, primogenito di Cosroe ed innamorato di Emira/Idaspe, sa dell’inganno. Il re di Persia intanto deve scegliere, tra Siroe ed il secondogenito Medarse, chi salirà al trono: tra i due sembra prevalere il furbo Medarse a discapito del buon Siroe, che si ritiene offeso dalla decisione paterna. Emira/Idaspe vuol coinvolgere Siroe nei suoi piani di vendetta, lui però rifiuta. Emira allora respinge l'amore del giovane persiano e fa credere a Laodice, amata da Cosroe, e figlia del suo generale Arasse, ma a sua volta innamorata di Siroe, che anche quest'ultimo sia innamorato di lei.
Quando poi Siroe smentisce, Laodice si rivolge a Cosroe capovolgendo i fatti: racconta infatti al Re che Siroe gli è rivale ed ha cercato di sedurla.
Casualmente Siroe, mentre è nascosto nelle stanze di Cosroe perché nel frattempo vi si era introdotto per lasciare un messaggio anonimo che mettesse in guardia il Re del pericolo di morte che stava correndo, sente le parole di Laodice e quelle di Medarse che lo accusano di tradimento: esce quindi allo scoperto, facendo cadere le accuse contro di lui.
 


Atto II


Siroe è indeciso: da un lato perdona Laodice, ma vorrebbe che lei dimenticasse il suo amore per lui, dall'altro è dilaniato fra il ruolo di amante di Emira/Idaspe e di figlio del Re. In un momento di sconforto estrae la spada per uccidersi: in quel mentre entra Cosroe che interpreta il gesto come un attentato alla vita di Idaspe. Siroe, che ricerca la morte, approfitta della situazione per dichiararsi colpevole e viene condotto in carcere, dove invano Re Cosroe gli offre il perdono in cambio del nome del vero traditore che tenta di eliminarlo.


Atto III


Cosroe ordina di giustiziare Siroe, che viene però difeso dalla folla. Laodice, venuta a conoscenza della condanna di Siroe, per salvargli la vita, ne dichiara l'innocenza e si proclama lei stessa colpevole; Emira/Idaspe, confusa dagli accadimenti, persuade il Re a revocare la condanna. Ma quando Arasse, generale dell'esercito persiano, sottolinea che la revoca è giunta troppo tardi, Emira/Idaspe, scagliandosi contro il Re, svela la sua vera identità. Solo dopo Emira viene a conoscenza che, in realtà, Siroe è ancora vivo; così con una scorta penetra all'interno delle carceri per impedire a Medarse di uccidere il fratello Siroe.
Uscito dal carcere, Siroe con Emira, Arasse ed altri seguaci salvano Cosroe dalla turma di ribelli. Siroe, proclamato quindi Re, perdona il fratello Medarse e Laodice, mentre Emira risolve di fermare i suoi propositi di vendetta per sempre.

 


 

Il Libretto

 

Il libretto completo di Metastasio

 

 

 

Deggio morire oh stelle!
Siroe

(Marijana Mijanovic)

 

 

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A cura di Arsace 

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 28-12-07