Silla

 

HWV 10

 

 

Dramma per musica in tre atti 

Musica di George Frideric Handel, completato nell'aprile-maggio 1713

Libretto di Giacomo Rossi, da Plutarco.

Prima rappresentazione: 2 (?) Giugno 1713, Burlington House (?), Londra

Personaggi:

Silla: Valentino Urbani, castrato mezzo-soprano
Lepido: Valeriano Pellegrini, castrato soprano 
Claudio: ?, mezzo-soprano 
Metella: ?, soprano
Flavia: ?, soprano
Celia: ?, soprano
Il Dio: ?, basso

Orchestra:  
tromba, 2 flauti dolci, 2 oboi, fagotto, archi e basso continuo.

Note:  
Non vi è certezza sulla data e il luogo della prima rappresentazione.

 

 

 

 

A differenza di tutte le altre opere londinesi di Handel, scarse sono le notizie riguardo la composizione dell'opera Silla (la dicitura Lucio Cornelio Silla che si trova in certa letteratura sarebbe impropria), completata verosimilmente nell'aprile-maggio del 1713, e soprattutto nulla di certo vi è riguardo la sua prima, e unica, rappresentazione che, a logica, dovrebbe essere andata in scena nel teatro principale del tempo, il Queen’s (più tardi King’s) Theatre in Haymarket, il 2 giugno 1713, come si evincerebbe dalla dedica dell'unico libretto pervenutoci, scoperto solo nel 1969, firmato Giacomo Rossi, e che riporta quella data. Ma a differenza di tutti gli altri libretti londinesi di Handel, questo non presenta la traduzione in inglese e l'intestazione non specifica alcun teatro d'esecuzione. D'altra parte non si trovano, come sarebbe logico aspettarsi, testimonianze coeve di una rappresentazione del Silla a teatro: quindi permane il dubbio che la rappresentazione abbia avuto davvero luogo, se non in forma privata nella residenza del conte di Burlington, presso cui Handel si stabilì per circa tre anni.
Se così fosse, sarebbero da capire i motivi che possono aver spinto Handel a scegliere una rappresentazione privata per un'opera nuova, che poteva acquisir ben altra risonanza di fronte al pubblico di Londra. Forse le ragioni vanno ricercate nel soggetto del libretto dedicato all'ambasciatore di Francia, il Duca Louis D’Aumont, che si può interpretare anche come un ritratto poco lusinghiero di un sovrano assoluto, Luigi XIV per esempio, visto che narra le vicende del "dittatore perpetuo" Lucio Cornelio Silla, descritto come un capo detestabile, ingrato e dedito al massacro dei nemici, che:

«menando una vita dissoluta e lasciva, depose volontariamente la dittatura ed ogni altra dignità ch’egli aveva nella republica, e visse privato; il che servirà di metà al presente drama per terminarlo con lieto fine, sfuggendo la di lui miserabile morte, che fu quella di essere devorato da’ pidocchi ». (dall’Argomento)

E' ragionevole supporre che, in ultima analisi, il soggetto dell'opera sia stato giudicato troppo equivoco da presentarsi al dignitario francese e quindi si preferì non renderlo pubblico. Comunque sia andata, in mancanza di altre prove, la rappresentazione del Silla durante la vita di Handel deve essere ritenuta probabile ma non certa.

Silla è un'opera breve, leggera, ma contiene musica pregevole, che in parte verrà riutilizzata per l'opera successiva Amadigi.
L'esordio di Silla nell'opera avviene con una bellissima aria, Alza il volo, dal tono grazioso che però non lascia intravedere il carattere pessimo del dittatore, che si svelerà invece a metà dell’opera con l'aria E’ tempo, oh luci belle e con l'ultima sua aria, La vendetta. Handel riserva la parte musicale più importante a Claudio: si pensi alla sfolgorante aria con tromba alla fine del primo atto, Con tromba guerriera (qui nell'interpretazione live di Angelo Manzotti), e allo struggente arioso quando, verso la fine del secondo atto, Claudio sente il presagio dell'imminente morte. L’aria di Metella Hai due vaghe pupillette, ha un ritmo vivace, mentre il suo esitante Io non ti chiedo più (uno dei brani riutilizzati per Amadigi) è particolarmente commovente. L’aria clou della parte di Celia è Sei già morto (anch’essa utilizzata in Amadigi), forse il momento più movimentato dell’opera.
 

 

Argomento

 

Il dramma narra la storia di Lucio Cornelio Silla, come descritta da Plutarco, iniziando dal suo rientro a Roma di ritorno dalla battaglia vinta sui suoi nemici comandati dal suo rivale Mario (82 a.C.) e terminando con la sua volontaria rinuncia alle pubbliche cariche in Roma (79 a.C.).

Silla dopo aver sottomesso diversi paesi stranieri sotto la sua dominazione, mosse guerra al suo nemico rivale Mario. Dopo che Mario fu sconfitto ed ucciso, Silla ritornò col suo esercito a Roma, e in breve tempo salì al potere, proclamandosi "dittatore perpetuo". Si rivelò molto crudele e sadico, appropriandosi di tutto ciò che riteneva opportuno e sbarazzandosi di tutti coloro che ostacolavano l’esercizio dei suoi poteri: nessuno dei suoi nemici poteva trovar rifugio in luogo sacro o profano. Fu un dio, apparsogli in sogno, a suggerirgli siffatto comportamento, esortandolo a massacri secondo il suo giudizio. Si separò dalle sue mogli più volte e costrinse altri uomini a fare altrettanto. La stessa Metella, sebbene egli l’amasse, andò incontro alla medesima sorte. Dopo una vita costellata di dissolutezze e vizi, lasciò liberamente il potere e i ruoli pubblici che ricopriva per ritirarsi a vita privata. Questa azione servirà per concludere il presente dramma affinché possa avere un epilogo felice ed ignorare così la miserabile fine che gli toccò (secondo Plutarco, fu divorato dai pidocchi).

 

La Trama

 

ATTO I

Silla entra a Roma in trionfo, dopo le sue conquiste straniere e la sua vittoria sul nemico Mario. Strumenti militari suonano mentre egli passa in processione sotto un arco di trionfo. Metella e Lepido gli danno il benvenuto. Come premio per le sue eroiche conquiste, Silla pretende la sottomissione di Roma al suo potere (aria: Alza il volo la mia fama). Metella e Lepido sono inorriditi dal pericolo che incombe; Metella si dichiara pronta a morire pur che Roma non perda la libertà a favore del potere di suo marito (aria: Fuggon l’aure in me la vita). Flavia, la moglie di Lepido, parla al marito di sogni terribili nei quali ha visto le ceneri di Roma; Lepido la rassicura che un presagio non significa che debba sempre significare la rovina (aria: Se ben tuona il cielo irato). Celia e Flavia assistono, durante un temporale, ad un lampo che distrugge parte dell’Arco di Trionfo e vedono in questo una conferma del presagio di Flavia. Ella prega Giove di darle un segno di speranza (aria: Un sol raggio di speranza). Claudio entra ammirando un ritratto; Celia, credendo si tratti di una figura di donna, glielo strappa di mano. Ella, che è figlia di uno degli ufficiali del dittatore, rimane sdegnata nel notare che invece si tratta dell’immagine di Mario, nemico di Silla, che Claudio ha sostenuto prima che venisse da lui sconfitto. Claudio le rivela che l’ama, ma ella non può contraccambiare in quanto lui è un nemico di Silla. Claudio le promette fedeltà (aria: Senti, bell’idol mio). Quando Celia rimane sola ammette con se stessa di esserne innamorata, tuttavia il suo onore la induce a celare questo sentimento (aria: Se la speranza nudrisce il mio cor). In un giardino Claudio rimprovera Silla di aver soggiogato con il suo potere la libertà di Roma. Celia appare in scena chiedendo a Silla di suo padre. Silla le porge una lettera del padre che ella legge. Claudio minaccia Silla di detronizzarlo, il quale esce infuriato; Claudio allora decide di opporsi alla tirannia e all’arroganza di Silla (aria: Con tromba guerriera).

ATTO II

Silla e Flavia s'incontrano presso un tempio dove più persone sono rifugiate. Flavia rifiuta le avances di Silla, decisa a rimanere fedele a Lepido (aria: Qual scoglio in mezzo all’onde). Silla, frustrato, si accascia per dormire (aria: Dolce nume de’ mortali). Un dio gli appare esortandolo a martirizzare Roma con una carneficina (aria: Guerra, stragi, furor). Silla, destatosi, ripete le parole del dio e assolda degli assassini per massacrare la gente rifugiatasi in quel tempio. Lepido denuncia questo terribile atto, ma Silla è sordo ai suoi consigli e ordina a Lepido di divorziare da Flavia affinché egli la possa sposare. Lepido risponde che non accetterà mai, ma Silla è impaziente di possedere Flavia e minaccia chiunque lo ostacoli (aria: E’ tempo, o luci belle). Lepido dice a Flavia che si vendicherà su Silla e i due promettono fedeltà a se stessi (Duetto: Sol per te, bel idol mio). Claudio incontra Celia, addolorata per essere stata oggetto delle avances di Silla. Claudio le promette di proteggerla spingendola a confessargli che ella lo ama. Claudio si rallegra (aria: Mi brilla nel seno). Dopo che Claudio se n’è andato, torna Silla continuando con le sue proposte ma proprio in quel momento appare Metella che lo mette in guardia. Metella elogia la bellezza di Celia (aria: Hai due vaghe pupillette). Silla trova Flavia nel giardino del palazzo di Lepido; nel giardino si trova una statua di Silla. Silla tenta di convincere Flavia a sposarlo ma lei rimane inflessibile. Quando lui tenta di abbracciarla, la statua cade e al suo posto nasce un cipresso (simbolo di morte); Flavia vede in esso un segno di ammonimento mentre Silla lo interpreta come un profezia augurale per lui ad entrare nei campi elisi. Quando entra Lepido, Silla lo accusa assieme alla moglie di cospirare contro di lui ed ordina ai soldati d'imprigionarli. La coppia quindi si separa teneramente (Duetto: Ti lascio, idolo mio). Claudio e Celia si rallegrano del loro amore quando appare Silla coi suoi soldati. Silla ordina la condanna a morte di Claudio e l’arresto domiciliare per Celia. Egli ordina al servo di Metella, Scabro, di provvedere a gettare tra le bestie feroci Claudio e di uccidere Lepido a colpi di frecce. Silla già gode dei suoi propositi di vendetta (aria: La vendetta è un cibo al cor) quando Mettella, sentiti gli ordini di lui, decide di annullarli. Claudio è alla finestra di una torre dalla quale si vede la gabbia con dentro le fiere. Egli riflette sulla sua sorte (aria: Se il mio mal da voi dipende) credendo di dover finire nelle fauci delle bestie feroci. Scabro porta a Silla un brandello di vestito insanguinato di Lepido quale prova della sua presunta esecuzione. Silla si rallegra e chiede di mostrargli un brandello del corpo di Claudio dilaniato dalle belve; Metella lo distrae nel portargli la notizia dell’insurrezione dei fedeli del partigiano Mario, suo precedente avversario. Silla vuole di occuparsi immediatamente della questione ed esce. Metella ordina a Scabro di rilasciare Lepido e Claudio e di condurli a lei. Nel frattempo Metella implora gli dei di aiutarla (aria: Secondate, o giusti dei). Scabro conduce i due uomini a Metella, indi fuggono velocemente.

ATTO III

Lepido è al sicuro negli appartamenti di Metella, la ringrazia per averlo salvato e le rivela di voler uccidere Silla per riportare la libertà a Roma; Metella però non acconsentirà mai, avendo giurato fedeltà a suo marito. Scabro porta un'ambasciata di Silla a Metella nella quale egli la informa che lascerà Roma; Metella ordina a Scabro di portare Lepido alla prigione di Flavia e di liberarla una volta che Silla abbia lasciato Roma. Ella è triste che Silla si sia accomiatato senza prima averla salutata (aria: Io non ti chiedo più); Lepido invece si rallegra per essersi riunito a Flavia (aria: Già respira in petto il core). Quando Silla è solo comincia a riflettere sulle difficoltà che questo governo comporta: proprio ora che può assaporare l’idea di poter avere Celia e Flavia, deve mettersi in viaggio per la Sicilia. Decide un’ultima di volta di provare a sedurre Celia, ma ella, risolutamente, lo respinge ancora. Allora egli le racconta della morte di Claudio; Celia è distrutta dal dolore (aria: Sei già morto, idolo mio). Mentre ella ancora di dispera per la sua morte, sente risuonare le sue parole di lamento; in realtà l’eco non è altro che Claudio che, nascosto lì accanto, ripete le sue parole; egli esce e le si mostra ed ella, credendolo sulle prime uno spirito, è colma di gioia. Claudio ribadisce il suo amore per Celia (aria: Luci belle, serene stelle). Flavia, dalla sua prigione attende la morte (aria: Stelle rubelle). Silla entra con il brandello di vestito di Lepido imbrattato del suo sangue ammonendo Flavia da volerlo seguire nella morte qualora ella non si sottometta al suo volere. Quando Flavia tuttavia ancora ripudia risolutamente Silla, egli parte infuriato gettando lo straccio. Sentimenti di morte rapiscono ancora Flavia (aria: Ma infelice saria il vivere) quando appare Scabro con Lepido. Egli convince Flavia che non si tratta di una visione e così la coppia è di nuovo riunita e felice. In una notte di luna piena Silla si prepara a partire dalla costa di Roma; Metella decide di raggiungerlo; Silla prova compassione per lei a doverla lasciare e implora perdono per la sua passata condotta; entrambi si augurano che il loro amore possa un giorno riaccendersi (Duetto: Non s’estingue mai la fiamma). Un improvviso temporale investe l’imbarcazione; Silla a nuoto raggiunge una roccia e Metella, su una piccola barca riesce a raggiungerlo portandolo a riva in salvo. Nell’epilogo, Claudio e Lepido guidano la rivolta contro la tirannia di Silla; il dio Marte appare in una nuvola, quando Metella arriva con un Silla pentito; Silla invoca il perdono per i suoi misfatti e si ritira da tutte le sue cariche promettendo di vivere in pace assieme alla sua Metella. Come ultimo gesto, egli autorizza il matrimonio tra Claudio e Celia. Infine tutti assieme lodano coloro che hanno riposto fiducia negli Dei (Coro: Chi si trova tra procelle).



 

Il Libretto di Silla

 

 

 

 

Con tromba guerriera
Simon Baker

 

 

Con tromba guerriera
Simon Baker

 

 

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A cura di  Rodrigo e Casarini

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 08-06-08