Alessandro

Scarlatti

 

( Palermo, 12 maggio 1660 - Napoli, 22 ottobre 1725 )

 

 

Alessandro Scarlatti

Civico Museo Bibliografico Musicale, Bologna

 

 

Nato a Palermo, visse un'esistenza in parte itinerante, tra Roma e Napoli, con alcune parentesi a Firenze e Venezia. Intorno ai 12 anni lo troviamo a Roma dove si formò musicalmente, probabilmente sotto la guida di Giacomo Carissimi.
Il primo incarico di un certo rilievo è datato 1678, allorché Scarlatti fu nominato vice-maestro di cappella alla chiesa di S. Giacomo degli Incurabili. Dell'anno seguente è la sua prima opera, Gli equivoci nel sembiante, inscenata con grande successo al Teatro Capranica di Roma.  Del 1680 è una Passione secondo S. Giovanni, particolarmente apprezzata.
Il
suo talento non passò inosservato e poté contare sul mecenatismo di parecchie personalità, come il marchese Francesco Maria Ruspoli, i cardinali Pietro Ottoboni e Benedetto Pamphilj, e la regina Cristina di Svezia.
Ma per un compositore particolarmente votato all'opera come lui il clima che si stava profilando in quegli anni a Roma non era dei più propizi: il Papa Innocente XII aveva vietato le rappresentazioni pubbliche dell'opera e per Scarlatti esercitare proficuamente la sua professione diventava più difficile. Comunque la sua nomea aveva già superato le mura della città papale, e nel 1684 fu assunto come maestro della cappella del viceré di Spagna, a Napoli, città dove i teatri di San Bartolomeo e dei Fiorentini godevano di ottima salute, e dove Scarlatti diresse una compagnia d'opera che si serviva di alcuni dei migliori cantanti dell'epoca: Giuletta Zuffi, soprano, e i castrati Paolo Pompeo Besci, detto Paolucci, e Giuseppe Constantino, detto Brunswich.
Scarlatti servì per 18 anni la corte
napoletana, componendo due o tre opere l'anno, circa 32 in tutto; oltre ad un gran numero di oratori, cantate profane e lavori sacri, divenendo la figura dominante della vita musicale partenopea.
Nel 1702, in seguito alla guerra di Successione spagnola che vide in conflitto i Borboni con gli Asburgo, si creò una situazione critica che indusse Scarlatti a lasciare Napoli. Si recò allora a Firenze, assieme al figlio
Domenico, per entrare al servizio del granduca Ferdinando III de' Medici.
Ferdinando però non gradì Alessandro, perché secondo lui componeva musica troppo difficile; perciò ritornò a Roma, dove pare lo aspettasse a braccia aperte il suo vecchio mecenate, il cardinale Ottoboni. Tra il 1703 e il 1708, Scarlatti soggiornò principalmente a Roma, dove diresse le
cappelle musicali del cardinale e della chiesa di Santa Maria Maggiore.
Nel
1706, Scarlatti fu ammesso, assieme ad
Arcangelo Corelli e Bernardo Pasquini, all'Accademia dell'Arcadia.
N
el 1708 il nuovo viceré di Napoli, il cardinale Grimani, offrì a Scarlatti di riprendere l'incarico di maestro di cappella, e il compositore accettò. Dal 1710 incominciò a dedicarsi anche alla composizione di musica strumentale, un genere fino a quel momento del tutto marginale nella sua produzione: è del 1715 la sua prestigiosa raccolta di 12 Concerti Grossi.
Tra il 1719 e il 1723 lavorò di nuovo a Roma; infine tornò a Napoli, dove visse fino alla morte. Si può leggere sulla sua tomba che si trova alla cappella Santa Cecilia, nella chiesa di S. Maria di Montesanto, la seguente iscrizione, per mano dell'Ottoboni:

Heic situs est
eques Alexander Scarlatus
vir moderatione beneficentia
pietate insignis
musices instaurator maximus

(qui giace il cavaliere Alessandro Scarlatti, uomo che si è distinto per padronanza di sé, generosità e bontà, il più grande rinnovatore della musica).
Alessandro Scarlatti, che aveva un fratello, Francesco, anch'esso compositore, ebbe nove figli, tra i quali Domenico, oggi più conosciuto dal grande pubblico, grazie all'originalità delle sua produzione per tastiera.

 

 

 Alessandro Scarlatti (notevole la somiglianza con un ritratto di Pergolesi giovanetto...)

 

Dotato di enorme personalità creativa, Scarlatti è per la sua vasta produzione e la qualità delle sue opere, uno dei compositori più importanti della musica barocca. Il gran numero di suoi manoscritti dispersi per l'Europa attesta la fama internazionale che raggiunse in vita. Egli si distinse soprattutto nella musica vocale profana, caratterizzata da uno stile che denota grande padronanza nell'espressione dei sentimenti e nel trattamento drammatico delle situazioni.
Scarlatti viene considerato il
padre di quella scuola napoletana che dominò l'opera seria italiana nel settecento. Gli si attribuisce infatti il merito di aver apportato una serie di innovazioni, delle regole strutturali, che condizionarono tutti coloro che si occuparono di opera per lungo tempo, fino a Rossini. Fu infatti fra i primi compositori a tracciare una reale distinzione tra il recitativo e l'aria, e a imporre la forma dell’aria con il "da capo", in tre parti A-B-A, che divenne onnipresente nell'opera del settecento. Inoltre le sue ouverture d'opera diedero il via al genere napoletano dei tre movimenti, nei tempi Allegro-Adagio-Allegro, e seppe arricchire il tessuto orchestrale con trombe, oboi, flauti e corni.
Secondo Burney
, egli "fondò la gloria della scuola napoletana di contrappunto che produsse poi eminenti musicisti", quali Durante, Vinci, Leo, Porpora e Pergolesi. Il musicologo inglese ammira in Scarlatti la grande espressività dei recitativi ed apprezza il carattere patetico che emana delle arie di un oratorio scoperto per caso in una chiesa romana. Infine, continua Burney, questo musicista "elegante, profondo ed originale" costituì innegabilmente una sorgente di ispirazione inesauribile per "ogni maggiore compositore dei primi quaranta o cinquanta anni del secolo."

Scarlatti musicò circa 65 opere (alle quali vanno aggiunte diverse la cui paternità è dubbia); tra quelle che ci sono pervenute vale la pena di ricordare: La Statira, Olimpia vendicata, Rosmene, La caduta de' Decemviri, Il Mitridate Eupatore, Il Tigrane , Telemaco, Il trionfo dell'onore, Pirro e Demetrio, Marco Attilio Regolo, La Dirindina e l'ultima sua opera, La Griselda (1721).
Scrisse inoltre 35 oratori, parecchie messe (come la Messa di S. Cecilia, del 1720) e un centinaio di mottetti, alcuni in stile palestriniano, a cappella, altri in stile moderno, vicino all'estetica della cantata profana, una forma artistica molto apprezzata a quel tempo. Di cantate ne compose addirittura più di 600, essenzialmente per voce sola, di soprano o contralto, e basso continuo; 20 a due voci, e 70 con strumenti. In esse Scarlatti introdusse numerosi procedimenti armonici talvolta audaci per l'epoca. Quantitativamente più marginale la sua produzione di musica strumentale: 12 concerti grossi, 7 sonate per flauto e basso continuo e molte per cembalo e organo. .

Dopo essere cadute nell'oblio, le composizioni di Alessandro Scarlatti conoscono
da alcuni anni, a giusto titolo, un forte ritorno di interesse da parte del pubblico.

 

 

 

Composizioni

 

Toccata in Re

 

Discografia

 

 

 

La caduta de' Decemviri di Scarlatti, a Barga (2004)

La caduta de' Decemviri di Scarlatti

 

 


 

 

A cura di  Rodrigo

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 06-05-12