Domenico Natale Sarro

 

 

anche

Sarri, Sarra

( Trani, Bari, 24 Dicembre 1679 - Napoli, 25 Gennaio 1744 )

 

 

 

Residente a Napoli circa dal 1685, intraprese gli studi musicali al Conservatorio di S. Onofrio con Francesco Durante fra il 1688 al 1697. Nel 1703 fu indetto un concorso nel 1703 per trovare chi avrebbe assunto l’incarico prestigioso di maestro della Real Cappella, lasciato vacante da Alessandro Scarlatti: Domenico vi partecipò ottenendo la nomina a vice-maestro, essendo stato preferito G. Veneziano per la direzione della cappella. Nel 1707, col ritorno di Alessandro Scarlatti, fu costretto a cedere l'incarico a Francesco Mancini, riservando per sé solo la direzione della cappella di S. Paolo Maggiore, che aveva ottenuto fin dal 1705.
Con l'allestimento de La GRISELDA di Albinoni del 1706 iniziò effettivamente la sua carriera teatrale, alla quale affiancò nel 1725, dopo la morte di Alessandro Scarlatti, il ruolo di vicemaestro della Reale Cappella, diretta dal Mancini e nel 1728, dopo la dipartita di G. Greco, quello di maestro del Corpo di Città di Napoli, per i quali fin dal 1720 aveva ottenuto il diritto alla successione. Solo nel 1737 succedette al Mancini come titolare della Reale Cappella, potendo organizzare proprio in questo anno l'orchestra del nuovo Teatro S. Carlo, che fu inaugurato il 4 novembre con la sua opera L'ACHILLE IN SCIRO.
Domenico Sarro venne ricordato in particolar modo per esser stato soggetto in primo piano di due eventi “storici”: il primo, la messa in musica del primo melodramma completo di Metastasio, la DIDONE ABBANDONATA del 1724, e il secondo l'inaugurazione del Teatro San Carlo con l’ACHILLE IN SCIRO dello stesso poeta nel 1737. Si può rilevare un forte cambiamento del suo linguaggio musicale tra queste due date: Domenico Sarro appare profondamente cambiato. Nella prima fase della sua produzione musicale, Sarro appare come l’erede del melodramma di Mancini e Scarlatti, caratterizzato dalla contrapposizione fra la tensione e la maestosità degli organismi barocchi da un lato contro una più insinuante sensibilità melodica, che si esternava in andamenti più pacati (larghetti e andantini) in contraltare agli ampi gravi di un passato non troppo lontano; poi, dopo il fatidico crinale del primo quarto del Settecento, si delinea un Sarro musicista impegnato a misurarsi, ombra di se stesso, con la nuova produzione musicale della più giovane generazione di Vinci e di Leo.
Si può affermare che le due versioni della DIDONE ABBANDONATA di Sarro, che distano fra loro 6 anni, presentano un orientamento stilistico diverso, esempio di uno sforzo sincero di adeguamento ai vorticosi cambiamenti della musica napoletana di quegli anni: ma si può far risalire alla elevata carica di maestro della Real Cappella, ricoperta di fatto sin dal 1735, e al favore dimostratogli dalla corte borbonica, la sua continua presenza nel mondo musicale, riuscendo a tener testa a tutte le mode musicali nuove che iniziavano ad imperare nella Napoli di allora. Lo stile del Sarro compositore fu definito dal presidente Charles de Brosses, che ne parlò come di un musicista “savant, mais sec et triste”, evidenziando con siddette parole un accordo con ciò probabilmente era il dominante gusto di un pubblico, sensibile al rapido susseguirsi delle mode musicali.
Tra le composizioni che rientrano nel suo momento migliore, oltre ad una PARTENOPE (1722) e la già citata DIDONE ABBANDONATA, vanno anche aggiunti i 2 intermezzi de L'IMPRESARIO DELLE CANARIE inseriti in quest'ultima opera, dove si evidenzia un perfetto connubio fra il testo sarcastico di Metastasio e la musica caratterizzata da toni abilmente ironici e assai sapidi nelle citazioni da quel bagaglio melodrammatico che proprio Sarro contribuì a formare.

 

 

Composizioni

 

Opere Teatrali (rappresentate a Napoli):

CANDAULE RE DI LIDIA (libretto A. Morselli, 1706);
LE GARE GENEROSE TRA CESARE E POMPEO (1706);
IL VESPASIANO (G. C. Corradi, rielaborazione C. de Petris, 1707);
AMORE FRA GLI IMPOSSIBILI (G. Gigli, 1707);
I GEMELLI RIVALI (N. Serino, 1713);
IL COMANDO NON INTESO ED OBBEDITO (N. Giuvo, 1715);
CIRO (?1716)
ARMIDA AL CAMPO (F. Silvani, 1718);
LA FEDE NE' TRADIMENTI (G. Gigli, 1718);
ARSACE (A. Salvi, 1718);
ALESSANDRO SEVERO (A. Zeno, 1719);
GINEVRA, PRINCIPESSA DI SCOZIA (A. Salvi, 1720);
LUCIO VERO (1722);
PARTENOPE (S. Stampiglia, 1722);
DIDONE ABBANDONATA (
Libretto di  Metastasio, 1 febbraio 1724; nuova versione, Venezia 1730);
TITO SEMPRONIO GRACCO (S. Stampiglia, 1725);
IL VALDEMARO (Roma, 1726);
SIROE RE DI PERSIA (Metastasio, 1727);
ARTEMISIA (G. Migliavacca, 1731);
BERENICE (Roma, 1732);
DEMOFOONTE (Metastasio, 1735; II Atto di F. Mancini, III Atto di L. Leo);
ALESSANDRO NELLE INDIE (Metastasio, 1736, con il prologo LA PUBBLICA FEDELTÀ, LA GLORIA DEI PRINCIPI; LA VITTORIA, LA BUONA FAMA, probabilmente di Sarro);
ACHILLE IN SCIRO (Metastasio, 1757);
EZIO (idem, 1741)

Inoltre, arie per:
LA GRISELDI di T. Albinoni (A. Zeno, rielaborazione C. de Petris, 1706).


Opere comiche (rappresentate a Napoli):

GLI AMANTI GENEROSI (T. Mariani, 1735);
FINGERE PER GODERE (idem, 1736);
LA ROSAURA (O. A. Federico,;1738, forse già nel 1736).

Inoltre, arie per
La Finta pellegrina di A. Orefice (1754).


Intermezzi (rappresentati a Napoli):

LA CALISTO (anche BLESO E LUCIILLA, 1706);
BARILOTTO (E. Salvi, Venezia 1712);
BATTO E CINTIA (1713);
FRULLO E SPILLETTA (1713);
I GEMELLI RIVALI (1713);
EURILLO E BELTRAMMO (1722);
DORINA E NIBBIO (1724 ripresi col titolo L'IMPRESARIO o THE MASTER OF THE OPERA, o forse anche col titolo L'IMPRESARIO E LA CANTANTE, L'IMPRESARIO DELLE ISOLE CANARIE)
MOSCHETTA E GRULLO (1727);
LA FURBA E LO SCIOCCO (1731).

Oratori

L'OPERA D'AMORE (Napoli, 1702);
PARTENOPE LIBERATA PER PATROCINIO DELLA VERGINE ADDOLORATA (N. Giuvo, ivi, 1704);
IL FONTE DELLE GRAZIE (ivi, 1706);
ORATORIO PER LA FESTIVITÀ DI. S. GAETANO (ivi, 1712);
ESTER RIPARITRICE (ivi, 1724);
S. ERMENEGILDO (Roma, 1725);
LA PASSIONE DI GESÙ CRISTO SIGNOR NOSTRO (P. Metastasio, Bologna, 1738).

Inoltre, cori per
La tragedia cristiana I MASSIMINI (A. Marchesi, Napoli, 1729).
 

Serenate (rappresentate a Napoli):

AMORE ECO E NARCISSO (1708);
GIUNONE, IMENEO E LA NOTTE (1709)
SERENATA a 3 voci per le nozze del principe D. O. Finto (O. O. Alberghetti, 1716);
RIDA IL MAR (1716);
SERENATA A 4 voci per il nome della Contessa Daun Viceregina (1718);
ENDIMIONE (Metastasio, 1721);
SERENATA per le nozze di Filomarino principe della Rocca (1721);
IL FLORINDO, favola boschereccia (1725);
LE NOZZE DI TETI E PELEO (N. Giuvo; 1739);
SERENATA per la visita dell'ambasciatore ottomano (1741);
SERENATA per la nascita della principessa Maria Giuseppa di Napoli.


Cantate

LA CONTESSA DI PALLADE E VENERE (Alborghetti, 1716);
IL GRAN GIORNO D'ARCADIA (Giuvo, 1716);
LA GARA DELLA VIRTÙ E DELLA BELLEZZA (1719);
SCHERZO FESTIVO FRA LE NINFE DI PARTENOPE (Gentile, 1720).


Manoscritti

Concerto per flauto e musica sacra.
 

 

 

Discografia

 

 

bullet

Achille in Sciro

Lycomedes: Marcello Nardis
Teagene: Massimiliano Arizzi
Deidamia: Maria Laura Martorana
Ulysses: Francisco Ruben Brito
Nearco: Eufemia Tufano
Arcade: Dolores Carlucci
Orchestra Internazionale d’Italia
Coro da Camera di Bratislava
Dir. Federico Maria Sardelli


DYNAMICS
, CDS571 (3CD)

 

bullet

Dolce mio ben

BERLIN CLASSICS, 0017702BC

 

 


 

 

A cura di  Arsace

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 19-07-08