Antonio Vivaldi

 

 

Rosmira fedele

 

 

 

Costume di Arsace da Rosmira fedele di Vivaldi

 

 

Una delle prime cose da osservare circa questa opera è che è un pasticcio: per chi non sapesse cos'è, ricordiamo che è un'opera teatrale effettuata ricorrendo per le arie alla musica di altri compositori, oppure di arie tratte da altre composizioni precedenti del compositore, oppure una via di mezzo fra le due casistiche. Di norma sono i recitativi che vengono fatti ex novi come collante fra i vari mattoni operistici principali che sono per il melodramma Settecentesco le arie per l'appunto.
Le arie d'opera Barocca che costituivano ROSMIRA FEDELE non sono tutte incluse nel Fondo Foà 36 presso la biblioteca Nazionale di Torino: infatti 5 arie che sono presenti nel libretto a stampa mancano effettivamente dal manoscritto vivaldiano.
Dopo alcuni esami, si è giunti alla conclusione che l'aria "Chi mai d'iniqua stella", cantata da Ersilia nel 3 Atto, scena 5, potesse far parte dell'opera in questione: essa oggi è conservata in copia a Rostock e a Vienna.

 

Rosmira: Marianna Pizzolato
Partenope: Claire Brua
Arsace: Salomé Haller
Ersilia: Rossana Bertini
Armindo: Jacek Laszczkowski
Emilio: Philippe Cantor
Ormonte: John Elwes

Ensemble Baroque de Nice
direzione: Gilbert Bezzina

EDIZIONI DYNAMIC
codice catalogazione CDS 437/1-3, DDD, 3 CD
DURATA 76.19 - 61.40 - 31.18,


Libretti in italiano, inglese e francese
Note e commenti vari in italiano, inglese, francese e tedesco.

Non essendoci fonti sostitutive, nella registrazione della Dynamic si è ricorsi ad inserire delle arie portanti da un punto di vista drammatico della vicenda, e che risultavano fondamentali per lo sviluppo della trama: si tratta del risultato di un esame minuzioso di numerose fonti musicali, non solo vivaldiane, che avessero un nesso con la storia per caratteristiche musicali, letterarie e drammatiche vicine a quelle arie che appunto sono andate perse.
Da un punto di vista filologico, vista la grande intercambiabilità delle arie, quali mattoni dell'opera, e per di più essendo anche un pasticcio, credo sia stata la soluzione migliore.
E' in questa ottica che troviamo la prima aria di Armindo "Fra l'orror del grave affanno", nell'atto Primo, scena 4: il testo è una lampante rielaborazione del testo letterario dell'aria "Fra l'orror delle procelle", inclusa nel libretto del SIROE, RE DI PERSIA di Pietro Metastasio: ecco quindi che l'aria mancante è stata rimpiazzata con questa aria di bravura che fu messa appunto da Hasse per il Grande Castrato Caffarelli in occasione del suo primo SIROE del 1733, dove alle doti superbe del musico cantore, si associano alla strumentazione standard anche i corni: tale opera fu presa a modello da Vivaldi per il suo pasticcio BAJAZET data a Verona nel 1735.
Ci sono poi due arie mancanti di Rosmira, "Che gran contento" dell'atto II, nella scena 9, e l'aria "Vuoi ch'io t'oda", atto Terzo, scena 1: questo problema è stato affrontato seguendo una strada differente da quella esposta prima: la prima aria comparve a Firenze, in occasione della presentazione dell'opera vivaldiana GINEVRA nel 1735, oggetto fra l'altro di numerose rielaborazioni per la cantante Anna Girò, tanto cara a Vivaldi: tale aria presenta una strutturazione atipica poeticamente parlando, tanto che non è possibile fare un adattamento simile a quello succitato di Armindo. Ecco allora che hanno inserito nella registrazione una aria cosiddetta "di baule", ossia un'aria di successo, congeniale talmente al cantante che se la portava sempre dietro negli spostamenti fra un tetro e l'altro (messa dentro il baule appunto) e veniva eseguita in non importa quale opera: si trovava sempre il modo di inserirvela, a volte anche a discapito della trama: si pensi a Marchesi per esempio: il gran cantante a teatro voleva apparire in un certo modo. Infatti la sua entrée doveva esser assolutamente spettacolare: insisteva infatti per entrare scendendo a cavallo da una collina, con un elmo a piume sgargianti pluricolorate, lunghe almeno un metro ed inoltre si doveva preannunciare con un allegro suono di trombe e - non finisce qui - inoltre si doveva cominciare sempre dalla sua aria preferita (aria da baule) "Mia speranza, io pur vorrei" espressamente per lui scritta da Giuseppe Sarti e tutto ciò indipendentemente dal personaggio che doveva rappresentare oppure dalle situazioni ove si trovava. Certo erano manie dei cantanti, ma tanto intrinsecamente legate al periodo di produzione musicale Barocco da non poter non tenerne conto, come quello dell'aneddoto della cantante che pretendeva che in tutte le arie vi fosse sempre inserito il binomio "felice ognora" che secondo costei faceva comparire la sua voce nel modo migliore...
Ecco quindi che l'aria "Che gran Contento" è stata sostituita da "Imparate alle mie pene" aria cantata da Anna Girò, che venne eseguita in occasione dell'opera vivaldiana appena successiva al pasticcio ROSMIRA FEDELE, ARMIDA AL CAMPO D'EGITTO: si è notato che la struttura poetica e lo stile musicale danno la stessa idea drammatica inclusa nell'aria perduta, così come la stessa vena ironica e contemporaneamente confidenziale verso il pubblico.
L'aria invece "Vuoi ch'io t'oda" dà analoghe problematiche all'aria "Che gran contento": ed ecco che ne prende il posto l'aria "Con la face di Megera", tratta dalla SEMIRAMIDE di Vivaldi rappresentata a Mantova nel 1732, un incisivo "presto" in mi bemolle maggiore, che deriva dal concerto vivaldiano RV 483 per fagotto, esprimente tutta l'energia e foga del personaggio di Rosmira, all'inizio del Terzo Atto.

 


 

Rosmira fedele inscenata a Nizza

 

 

 

decorative line

 

 

A cura di Arsace 

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 09-08-09