Francesco Geminiani

(  Lucca, 1687  -  Dublino, 1762 )

 

 

Francesco Geminiani

 

 

Geminiani Francesco Saverio (non usò mai il secondo nome, che compare solo nell'atto di battesimo), è figura piuttosto trascurata ai giorni nostri; ma dai suoi contemporanei era invece molto apprezzato, per le sue molteplici attitudini musicali, nelle quali si distinse sempre ai massimi livelli, sia come compositore, che virtuoso del violino, che pedagogo e teorico. In particolare in Inghilterra era stimato alla pari di Handel e Corelli.
Non è nota la sua esatta data di nascita, ma si sa che fu battezzato il 5 dicembre 1687 a Lucca. Probabilmente venne avviato agli studi musicali dal padre Giuliano, violinista della Cappella Palatina di Lucca. La sua formazione proseguì col violinista milanese Carlo Ambrogio Lonati. A Roma, dove soggiornò per qualche anno, si perfezionò sotto la guida di Arcangelo Corelli, e, a detta del Dr. Burney, anche di Alessandro Scarlatti. Divenne uno dei più grandi virtuosi di violino del suo tempo.
Dal 1707 rimpiazzò il padre alla Cappella Palatina, incarico che dovette lasciare nel 1710 a causa delle sue frequenti assenze.
Nel 1711 divenne primo violino e direttore dell'orchestra del teatro dell'Opera di Napoli, ma pare (fonte Burney) che il suo modo "furibondo" (secondo Tartini) di suonare il violino, non fosse gradito, e che il suo modo rapsodico di dirigere l'orchestra generasse confusione, tanto che i strumentisti non erano capaci di seguire i suo tempi, e venne così declassato alla sezione delle viole.
Geminiani, deluso dall'esperienza napoletana, ritornò per un breve periodo a Lucca, fino a quando, nel 1714, decise di tentare la sorte partendo per Londra, in quel periodo terra di conquista per i richiestissimi musicisti italiani, scelta che non poteva rivelarsi più azzeccata: potendosi fregiare dell'onore di esser stato un allievo di Corelli, la cui musica strumentale era in quel periodo il punto di riferimento in Inghilterra, Geminiani si vide aprire tutte le porte, ottenendo immediato successo ed importanti appoggi, a giudicare dai nomi dei dedicatari delle sue opere: il Conte di Essex, la Duchessa di Burlington, la Duchessa di Marlborough, la Contessa d'Orrery, e in particolare il Barone Johann Adolf Kielmansegg, ciambellano del Re Giorgio I. Secondo Sir John Hawkins, Geminiani « in breve tempo si segnalò a tal punto per le sue squisite interpretazioni che tutti coloro che professavano di comprendere o amare la musica, furono spinti ad andarlo ad ascoltare, e tra i nobili ve ne furono molti che di frequente si sentirono onorati di fargli da patroni... ». Ancora Hawkins riferisce come il monarca stesso « invitò a suonare a corte il virtuoso violinista Francesco Geminiani, il quale accettò di suonare solo se accompagnato al cembalo da Handel. Al termine gli elogi furono per entrambi, anche se tutti sapevano che solo il sassone avrebbe potuto stare alla pari del brillante Geminiani e accettare tutte le sue licenze ritmiche ».
A parte questo aneddoto non si hanno testimonianze di altri rapporti diretti fra i due compositori, attivi a Londra nello stesso periodo.
Nella capitale inglese
Geminiani svolse un'intensa attività di concertista e d'insegnante. Tra i suoi allievi si ricordano il violinista Matthew Dubourg, che condusse l'orchestra al primo spettacolo a Dublino del Messiah di Handel, Michael Festing, in seguito Master of the King's Musick, e il noto compositore di concerti Charles Avison.
Si dedicò inoltre alla composizione, pubblicando due raccolte di Sonate per violino, una per violoncello, due per clavicembalo, tre di Concerti Grossi, la musica di scena The Inchanted Forrest, e un discreto numero di elaborazioni e trascrizioni di proprie musiche e di Corelli. Come il suo maestro, Geminiani si dedicò esclusivamente al genere strumentale, trascurando totalmente quello vocale, e dimostrò una predilezione per la forma del Concerto Grosso: ce ne ha lasciati venticinque di suoi, più un'altra dozzina mutuati da Corelli
.
Iniziò a dare alle stampe le sue composizioni nel 1716 con le 12 Sonate per violino, op. 1, dedicate al suo protettore Kielmansegg, che « ebbero un tale effetto, che la gente prese a chiedersi, senza poter risolvere il dilemma, quale fosse la qualità in cui Geminiani raggiungeva le vette dell'eccellenza: la sua finezza come esecutore, la sua abilità tecnica, oppure il buon gusto del suo stile, nelle sue composizioni » (Hawkins).
Trascorsero ben dieci anni, durante i quali poco si sa della sua attività, se non che si buttò sul collezionismo e il commercio di quadri, passione trasmessagli da Corelli, anch'egli collezionista di ritratti ad olio; passione bruciante, che lo travolse, non tanto perché arrivò ad affermare che "amava più la pittura che la musica", quanto perché lo portò diritto in carcere a causa dei debiti accumulati. Ma grazie alla magnanima intercessione del Conte di Essex venne infine rilasciato... 
Geminiani ritornò agli onori delle cronache musicali nel 1726, quando pubblicò un arrangiamento per Concerto Grosso delle prime sei sonate per violino op. 5 di Corelli, un chiaro tributo al suo celebre maestro, e che Geminiani volle dedicare nientemeno che al monarca Giorgio I. L'operazione riscosse un tale successo che tre anni dopo pubblicò la seconda serie (nn. 7-12), con la celebre Follia, che rimane uno dei suoi lavori più eseguiti ai giorni nostri, a suggello finale della raccolta. Va detto, che rispetto alla prima serie, qui Geminiani non intervenne che marginalmente sulla rielaborazione del testo originale del maestro di Fusignano, limitandosi a creare una sonorità più ampia.
Nel 1728 il Conte di Essex caldeggiò la candidatura di Geminiani a Maestro e Compositore di Musica di Stato in Irlanda, carica che però gli fu negata, in quanto cattolico, e onore che toccò così al suo allievo Dubourg.  

 

Concerti Grossi op. 2 ( Londra, Walsh, 1732)

 


L'apogeo compositivo di Geminiani si concretizzò con la pubblicazione di due raccolte di Concerti Grossi, l'opp. II e III, entrambe del 1732, che ebbero un clamoroso successo, soprattutto la seconda. Addirittura Charles Burney, che fu il critico più irriducibile del lucchese, disprezzandone sia lo stile musicale che la personalità (forse a causa di uno sgradito episodio), riconobbe che i concerti op. III « affermarono le sue caratteristiche, e lo posero alla testa di tutti i maestri allora viventi, in questo genere di composizioni ».
Con essi la sua fama crebbe: Hawkins, appassionato sostenitore di Geminiani, lo definì come "uno dei musicisti più eccellenti apparsi in questi ultimi anni"; Jonh Morgan, compositore di una certa fama nell'Inghilterra dell'epoca, affermò: « io non credo ciecamente in nessun altra divinità »; e per Charles Avison Geminiani era  « il massimo faro della musica strumentale ».   
Geminiani mise così in seria discussione la supremazia concertistica di Handel a Londra. La reazione del Caro Sassone si concretizzò nella primavera del 1734 quando uscì la sua prima raccolta di composizioni orchestrali, i Concerti Grossi op. 3, che ottennero altrettanto successo. In ogni modo i concerti dell'op. III divennero i lavori di Geminiani più noti in Inghilterra, eseguiti fino all'inizio dell'800, persino raccomandati per lo studio dai maestri di composizione.
In genere, lo stile di questi concerti si contraddistingue per una tessitura piuttosto alta e per la presenza di passaggi virtuosistici di considerevole difficoltà tecnica. Ma, assieme a quelli dell'op. II, ciò che li differenzia tangibilmente dai concerti di Handel e da quelli del modello ispiratore per entrambi, Corelli, è l’inserimento, fra i solisti del concertino, di un quarto strumento, la viola, con la conseguente realizzazione di un vero e proprio quartetto d’archi: la viola, intraprendendo una parte indipendente, amplia le risorse armoniche del concertino, arricchendone il timbro e svolgendo talvolta una funzione melodica non indifferente. Va detto che il primo a sperimentare questo procedimento non fu Geminiani, ma Giuseppe Valentini, con la sua raccolta di concerti grossi op. VII del 1710, che il lucchese probabilmente conosceva.
Geminiani fu autore di un'altra serie di Concerti Grossi, l'op. VII del 1746, dedicata "alla celebre Accademia della buona ed antica musica", quell'Academy of Ancient Music di cui era membro fondatore. Questi sei concerti si caratterizzano rispetto ai precedenti per una sonorità più densa, un arricchimento strutturale non convenzionale delle parti, ottenuto con l'aggiunta nella strumentazione di un fagotto e due flauti, e soprattutto con l'inserimento di un'altra viola, stavolta nel ripieno, che si confronta con quella del concertino: questo è l'importante innovazione generalmente riconosciuta al maestro lucchese, che influenzò da quel momento in avanti il genere del concerto grosso.
L'operazione però non sortì l'effetto sperato: il pubblico non gradì affatto i concerti dell'op. VII, ritenendoli "laboured, difficult, and fantastical" (Burney), e tale insuccesso fece riemergere certe critiche sull'effettivo valore di Geminiani: divenne così materia di discussione, ben al di là della sua morte, se egli fosse "as much innovator as imitator" (David D. Boyden); se il suo stile "si era sviluppato notevolmente in confronto a quello di Corelli diventando espressione viva e moderna" (Riemann-Einstein); se egli era un compositore "estremamente severo e preciso" (Ernst Ludwig Gerber); se era solamente uno di quei compositori la cui pur ammirevole originalità era oscurata da tangibili difetti. Ma nemmeno Burney poté rifiutarsi di definirlo "un grande maestro dell'armonia", e in una lettera del 1781 ammise che  "Handel, Geminiani e Corelli erano i soli dei della mia gioventù".
Forse un po' deluso da certe critiche, Geminiani decise di prendersi una vacanza dal pubblico londinese, che "stimava più la mano che la testa, più l'esecuzione che la composizione", e viaggiò in Irlanda, nei Paesi Bassi e a Parigi, dove i suoi concerti grossi erano particolarmente apprezzati ed eseguiti di frequente all'apertura dei Concert Spirituel.
Degna di nota di quel periodo, è la musica scritta da Geminiani per lo spettacolo teatrale La Forest Enchantée, dell'architetto e "regista" Giovanni Niccolò Servandoni (1695-1766), rappresentato a Parigi nel 1754 al "gran Théatre du Palais des Thullleries". L'azione coreografica, ispirata al XIII canto della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso, venne tradotta in musica da Geminiani in uno stile assimilabile al concerto grosso, come se il compositore, ormai anziano, non fosse in grado di affrancarsi dal genere che meglio conosceva affrontando per la prima volta quello teatrale. Comunque sia, lo spettacolo, nonostante la profusione di effetti sceneci ottenuti con macchinari, effetti prospettici, pittorici e illuminotecnici, fu un insuccesso, e non si sa in che misura vi contribuì la musica, visti alcuni commenti poco lusinghieri che ne seguirono: nella recensione di Friedrich Melchior von Grimm, del 15 aprile 1754, si legge che la pantomima "è accompagnata da una brutta musica composta da Geminiani che dovrebbe esprimere le differenti azioni". Due anni più tardi Geminiani ne curò la pubblicazione in una versione da concerto, che però non ebbe successo, come del resto tutte le composizioni successive all'op. III.
Geminiani non pareva mai soddisfatto del risultato ottenuti e si prodigava in continue rielaborazioni e trascrizioni di proprie musiche, tanto che Veracini non esitò a catalogarlo trai i "rifriggitori". Frutto di uno di questi processi fu la revisione del 1755 dei suoi vecchi concerti dell'opp. II e III, con l'aggiunta di una seconda viola nel ripieno e l'eliminazione di quella solista del concertino. Burney ci racconta come, per queste trascrizioni, egli stesso prestò a Geminiani la sua copia dell'edizione del 1732, in quanto, incredibilmente, il maestro non possedeva più l'originale, ma sembra che il lucchese non gli restituì mai il manoscritto... forse proprio a causa di questo episodio, Burney gli riservò nei suoi scritti parole ben poco lusinghiere, attribuendogli "doppiezza" e "volontà d'ingannare".
Le altre composizioni date alle stampe da Geminiani, oltre a quelle citate, sono l'opp. IV (1739) e V (1747), che sono delle raccolte di sonate per violino e per violoncello, rispettivamente, e due raccolte di Pièces de Clavecin (1743 e 1762).

 

 

Geminiani

 

 

Geminiani si distinse anche nella scrittura di ben sei trattati di teoria musicale, tecnica violinistica, clavicembalistica, etc:
le Rules for Playing in a True Taste, pubblicato nel 1748;
A Treatise of Good Taste in the Art of Musick del 1749;
l' Art of Playing the Violin del 1751, che è il primo e uno dei più importanti trattati per violino del diciottesimo secolo, stampato, durante la vita di Geminiani, in tre edizioni inglesi ed una in francese;
la Guida armonica (1754);
The Art of Accompaniment (1754);
The Art of Playing the Guitar or Cittra, stampato ad Edimburgo nel 1760.
Eccetto che per alcuni viaggi a Parigi, Paesi Bassi e Dublino, Geminiani trascorse gli anni centrali della sua vita a Londra. Infine, su invito di Duborg, si trasferì a Dublino, dove nel 1760 era ancora attivo, visto che fu in grado di dare un concerto, l'ultimo, alla considerevole età di settantadue anni, e due anni più tardi di dare alle stampe un'altra raccolta di Pièces de Clavecin.
Geminiani si spense a Dublino il 17 settembre 1762.

 

 

l' Art du Violon di Geminiani

 

 

Tutte pubblicate a Londra (eccetto quelle indicate):
12 Sonate a Violino, Violone e Cembalo op. 1 (1716)
6 Concerti grossi con due Violini, Violoncello  e Viola di concertino obbligati e due altri Violini e Basso di Concerto grosso ad arbitrio, il IV, V, e VI si potranno suonare con due flauti traversieri o due Violini con Violoncello op. 2 (1732; sec. ediz. riv. 1755)
6 Concerti grossi con due Violini, Viole e Violoncello di concertino obbligati e due altri Violini e Basso di Concerto grosso op. 3  1732; sec. ediz. riv. 1755)
12 Sonate a Violino e Basso op. 4 (1739)
6 Concerti grossi con due Violini, due Viole e Violoncello obbligati, con due altri Violini e Basso di ripieno op. 7 (1743; trascr. delle son. I,II,2,5,7,9 dell'op. 4)
6 Sonate di Violoncello e basso continuo op. 5 (L'Aja, 1746; poi trascr. e pubbl. come Sonates pour le Violon avec un Violoncelle ou Clavecin, Parigi 1746)
6 Concerti grossi composti a 3,4,5,6,7,8 parti reali per essere esguiti da due Violini, Viola e Violoncello di concertino e due altri Violini, Viola e Basso di ripieno, a' quali vi sono ammessi due Flauti traversieri e Bassone [il fag. obbl. nel n. 6] op.7 (1746)
Two Concertos, to be performed by the first and second Violins in Unison, the Tenors in unison with the Violoncellos and other Bases and panticulary by a Harpsichord (1746)
The Inchanted Forest, an Instrumental Composition Expressive of the same Ideas as the Poem of Tasso of that Title, suite di 22 pezzi ispirati al XIII Canto della Gerusalemme Liberata (1736).
• Inoltre, 6 Concertos op. 6 (1741, perduti).

Trascrizioni e adattamenti:
• (6) Concerti grossi composti delle Sei Soli della prima parte dell'Opera Quinta d'A. Corelli (1726)
(6) Concerti grossi... della seconda parte dell'Opera Quinta d'A. Corelli (1727)
12 Solosfor a Vl. whit a Thorough Bass, carefully revis'd and corrected by F. G. di F. Mancini (1727)
(6) Concerti grossi composti dalle Sei Sonate dell'Opera Terza d'A. Corelli op. III/1,3,4, 9 e 10 e op. I/9 (1735)
Pièces de Clavecin, tirés des differents Ouvrages de M.r F. G. adaptées par luy meme a cette Instrument (1743)
The Second Collection of Pieces for the Harpsichord, taken from different Works of F. G., and adapted by Himself to that Instrument (1762)
• 6 sonate in 12 Solos per fl. e cont. (ca. 1720, con 6 altre sonate forse di Pietro Castrucci)
• 1 sonata in 12 Solos per vl. e cont. di Handel, Somis e Brivio (1730).

 

 

Two Concertos di Geminiani

 

 

Discografia

 

 

Geminiani

 


 

A cura di Rodrigo

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 21-02-05