Fedele Fenaroli

 

( Lanciano, Chieti, 25 Aprile 1730 - Napoli, 1° Gennaio 1818 )

 

 

Ritratto di Fedele Fenaroli

 

Il padre Francesco Antonio, che era maestro di cappella della Chiesa di Santa Maria del Ponte a Lanciano (in sostanza la cattedrale di Lanciano), molto attivo nella produzione di oratori ed azioni sacre, gli impartì i primi insegnamenti musicali, sebbene avesse preferito la carriera legale per il figlio.
Era in realtà di origine abruzzese, anche se poi in effetti si deve considerare napoletano di adozione, anche perché l’Abruzzo faceva parte del Regno di Napoli storicamente. Lanciano si deve dire era una cittadina abruzzese di grande richiamo per le fiere famose che si tenevano a giugno e a settembre: qui fiorivano le attività commerciali, per cui l’avo di Fedele Fenaroli, “Messer Camillo Fenaroli” nel 1500 fu richiamato dalla città di Bergamo in questi luoghi, alla fine insediandovisi. Anche se verso la fine del Settecento, Lanciano aveva perso quella qualifica di importante centro commerciale, tenne per diverso tempo anche un certo grado di attività culturale, che appunto comprendeva la musica: la famiglia Sabino aveva dato i natali a molti organari e musicisti, fra cui si può ricordare Ippolito Sabino, i cui madrigali furono oggetto di stampe e pubblicazioni.
Alla morte del padre, a circa 14 anni Fenaroli decise di prosegure poi i suoi studi al Conservatorio di Santa Maria di Loreto a Napoli con Francesco Durante e P. A. Gallo, e fu compagno di studi di Antonio Sacchini e P. Guglielmi.
A 22 anni terminò la preparazione musicale, e rimase legato alla scuola in quanto alla morte di Durante diede un personale significativo contributo succedendogli e dedicandosi all’insegnamento.
Dopo appena due opere teatrali, lasciò la produzione teatrale, concentrandosi sulla composizione sacra e nell’insegnamento. Fra i suoi allievi si annoverano Zingarelli, Cimarosa, Mercadante, Lavigna.
Si unì in matrimonio con la cantante Geltrude Di Maria.
Dal 1762 sostituì nell’insegnamento Antonio Sacchini nel Conservatorio di Santa Maria di Loreto; nel 1763 fu nominato 2° maestro e nel 1777 primo maestro di cappella nello stesso Conservatorio. Condivise la direzione del Collegio di Musica della Pietà dei Turchini con Giovanni Paisiello e Giacomo Tritto nel periodo compreso fra il 1807 e il 1813.
Sua attività principale continuò ad essere l’insegnamento fino al 1817 in questo collegio, poi gli successe Nicola Zingarelli.
Alla veneranda età di 88 anni si spense a Napoli.
Oggi, come allora i biografi più vicini a lui nel tempo (e primo fra tutti Francesco Florimo che raccolse le vive testimonianze dei suoi allievi) non stimano molto le opere teatrali e sacre di Fenaroli poiché presentano generiche qualità di “purezza di stile e regolare condotta dei pezzi“, la fama del musicista è totalmente affidata alla sua attività didattica.
Questa attività didattica, riassunta nella stampa dei suoi “Partimenti” (6 volumi), non a caso datata al confine tra il 1700 e il 1800, lo occupò dagli anni giovanili, dopo una infelice parentesi teatrale lampo, agli ultimissimi giorni della sua esistenza. In questi Partimenti, egli volle scrivere una summa di tutti gli insegnamenti musicali, già da tempo impartiti nelle aule dei Conservatori napoletani: si tratta a qualcosa di simile agli odierni esercizi di armonia e contrappunto su un basso dato.
Francesco Florimo, gran direttore della biblioteca del Conservatorio “San Pietro a Maiella” di Napoli ci dice relativamente a quest’opera didattica:
“Essi sono il fondamento della sua scuola di contrappunto e di composizione, fondata sugli incrollabili principi stabiliti dallo Scarlatti e dal Durante con un metodo di insegnamento tutto suo, chiaro e semplice, trattando l’armonia con grande purezza e facendo cantare con eleganza tutte le parti”.
Il musicologo Fétis, parlando della sua “méthode simple et facile” sottolineò come Fenaroli non possedesse “une theorie profonde et raisonnée", ma piuttosto un coacervo di “tradition et sentiment” e, dalla constatazione singola, inferì una regola generale, secondo la quale “on raisonne peu sur la musique en Italie: tout y est de pratique... Toute la science y est bornée à un petit nombre de règles que Fenaroli a esposées avec clarté”.
Chiarezza e semplicità quindi risultano essere state le caratteristiche fondamentali di Fenaroli nella sua attività didattica: con esse trasmise la tecnica compositiva del suo maestro Durante, semplificandola e ritenendola immutabile, con la fondamentale preoccupazione di trattare l’armonia linearmente.
Da questa fede incrollabile in una tradizione che in buona parte proprio grazie a lui si collegò l’aggettivo di “napoletana", derivarono le dispute con Zingarelli, pure già suo allievo e all’epoca direttore del Conservatorio, sulle “scandalose licenze” che Fenaroli riscontrava nelle musica di Haydn e Mozart. A Zingarelli, che tentava di importarle dai suoi viaggi all’estero, contrappose l’invito a “non cambiare la via vecchia per la nuova, poiché il papà Durante ne sapeva più di noi”.
Sebbene l’establishment napoletano gli riconobbe un posto di rilievo, cooptandolo nella Reale società Borbonica di lettere e arti e nominandolo anche direttore della musica nella Nobile Accademia di Dame e Cavalieri, la figura culturale di Fenaroli, eminentemente reazionaria, traspare dalla motivazione con cui un decreto ministeriale nominò nel 1806 un triumvirato di reggenza dell’istituzione musica napoletana: Giovanni Paisiello, Giacomo Tritto e Fenaroli vengono definiti “tre sommità godenti la più incontrastabile rinomanza da ristabilire l’antico splendore e l’antica celebrità, col richiamare in osservanza gl’insegnamenti dei famosi maestri Durante e Leo”: tutto questo se da un lato proprio a causa del tentativo di proseguire, lasciando intoccate le antiche tradizioni napoletane, fece giungere una progressiva emarginazione della “scuola napoletana” dalla scena europea, d’altra parte la fece ben conoscere dove attecchì: Fenaroli con la sua attività sul fronte operistico contribuì allo sviluppo della lingua napoletana nelle opere comiche, distaccandosi dalle primordiali influenze veneziane, proseguì la tradizione sacra napoletana, attirando molti nuovi allievi nei suoi Conservatori, grazie agli illustri nomi di Leo, Durante, Feo, Porpora, Vinci.

 

 

Monumento a Fedele Fenaroli

 



Composizioni


Opere (perdute):

I DUE SEDIARII (Napoli, 1759);
LA DISFATTA DEGLI AMALECITI (Chieti, 1780)

Oratori:

L’ARCA DEL GIORDANO (Lanciano, ?);
ESTHER (Napoli, 1759)
ABIGAILLE (ivi, 1760);
LA SCONFITTA DEGLI ASSIRI (Roma, 1789).

Musica sacra:

7 messe (compreso un Requiem);
24 mottetti;
Lamentazioni e lezioni;
Stabat Mater;
inni; responsori.

Musica strumentale:

Intavolature e Sonate per cembalo (1793);
pezzi per violino e clavicembalo.


Opere didattiche:

Regole musicali per i principianti di cembalo nel sonar coi numeri e per i principianti di contrappunto (Napoli, 1775);
Partimenti ossia Basso numerato (Roma, circa. 1800);
Studio del contrappunto (ivi, ca. 1800).
Solfeggi per soprano (Manoscritto).

 


 



 

 

A cura di Arsace

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 06-01-05