Carl Philipp Emanuel

Bach

( Weimar 1714 - Amburgo 1788 )

 

Carl Philipp Emanuel Bach

 

 

Quattro della ventina di figli di Johann Sebastian Bach si sono distinti a pieno merito come compositori, e particolarmente il suo secondogenito Carl Philipp Emanuel, nato a Weimar, celebre anche come clavicembalista e teorico.
Dal 1740 al 1767 fu al servizio
come primo clavicembalista di Federico il Grande di Prussia; in seguito si trasferì ad Amburgo. Alla corte berlinese, particolarmente melomane, C.P.E. accompagnava regolarmente il monarca, flautista dilettante e compositore occasionale, quando questi si esibiva davanti ad un selezionatissimo pubblico; il repertorio di quei concerti consisteva principalmente in lavori di Johann Joachim Quantz e Federico stesso. Paradossalmente, il re non amava le composizioni di C.P.E., probabilmente troppo moderne per il suo gusto, preferendogli i lavori più convenzionali di Quantz e dei fratelli Graun.

C.P.E. Bach divenne famoso come primo rappresentante dell'Empfindsamkeit, stile conosciuto per la grande soggettività dei sentimenti, che si esprimono con una linea melodica dalle inflessioni cromatiche ed utilizzando la retorica e altri procedimenti drammatici.
Dei suoi scritti teorici, il più importante è il Versuch uber die wahre Art das Clavier zu spielen ("Saggio sul vero modo di suonare il clavicembalo"), che illumina molti aspetti della prassi esecutiva in Germania, verso la metà del settecento.

Charls Burney pare che lo stimasse moltissimo, dal momento che nel suo VIAGGIO MUSICALE IN GERMANIA E NEI PAESI BASSI scrisse:

"Amburgo [siamo nel 1732, e precisamente nei giorni che vanno dal 9 al 19 ottobre] non possiede in questo momento professori di musica di grande rilievo, eccetto il signor Carl Philipp Emanuel Bach, ma lui vale quanto una legione!"

Esiste però questo aneddoto:

"Quanto il Burney ne capisse di tecnica organistica è testimoniato dal fatto che, trovandosi un giorno ad Amburgo dove era Capellmeister C.P.E. Bach, gli chiese di suonargli qualcosa all'organo della chiesa di San Michele, allora appena rifatto. All'obiezione di Bach che l'organo non si poteva suonare perché la pedaliera non era ancora accessibile, Burney scoppiò a ridere e disse "Ma la pedaliera non serve! ".

Questo probabilmente perché la seconda versione della stesura del viaggio in Germania, venne epurata da ciò che era ritenuto offensivo verso i tedeschi. I giudizi schietti di Burney offesero molto l'area tedesca, poiché in sostanza aveva sostenuto che i tedeschi erano un popolo meno civile, meno raffinato, meno sensibile, spesso più rozzo degli inglesi e, per quanto riguarda la musica, degli italiani. Burney notò che in Germania c'era una netta prevalenza, quantisticamente parlando, di musica strumentale rispetto quella vocale, per lo più di importazione italiana, traendo da ciò la conclusione che la lingua tedesca "è quella tra le meno musicali".
Comunque il suo giudizio più irritante sui tedeschi fu che essi sono uomini di grande costanza, perseveranza, tenacia nello studio, ma scarsamente dotati di genialità. Questi giudizi, scatenarono una irritazione tale da indurre Burney a promettere che la seconda edizione del VIAGGIO IN GERMANIA, l'avrebbe epurata delle frasi potenzialmente offensive.

Viene da pensare che l'aneddoto della pedaliera sia una di queste: infatti nel VIAGGIO che possiamo leggere oggi, che dunque sarebbe la seconda edizione,
se ne fa menzione in maniera edulcorata, infatti a pagina 236 si legge che:

"Il signor Bach da molto tempo non si è più esercitato sull'organo e dice di aver dimenticato persino l'uso dei pedali, cosa essenziale in Germania per chi aspiri ad essere considerato un buon organista".

Per concludere va detto che vi fu una traduzione del VIAGGIO MUSICALE IN GERMANIA, di controrisposta al Burney in conseguenza della sua schiettezza, di un certo Bode, tedesco ed esperto traduttore dall'inglese, che si vendicò, sopprimendo non solo tutti i passaggi ritenuti sgradevoli sul viaggio, sulla povertà del paese, la scarsità del cibo, i riferimenti ritenuti irritanti a personaggi potenti, ma volle lui stesso commentare "con particolare acrimonia e brutalità" molti giudizi del Burney ed in particolare della mancata genialità dei tedeschi.

 

 

Composizioni

 

Sonata in mi maggiore Wq65/29

 

 

 




 

 

A cura di  Arsace

 

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Ultimo aggiornamento: 06-05-12