William

Babell

 

( 1690 ca. - 23 settembre 1723 )

 

 


William Babell (o Babel) fu compositore, suonatore di violino e organista, ma soprattutto virtuoso del clavicembalo: a detta di Mattheson Babell superava in virtuosismo perfino Handel.
E’ John Hawkins a fornirci la maggior parte delle notizie su di lui. Suo padre si chiamava Charles ed era francese: quando ottenne la cittadinanza inglese nell’aprile 1699 dichiarò di essere nato a Evereux in Normandia, nel 1634 circa. Hawkins afferma che Charles era “un musicista che suonò il fagotto al teatro di Drury Lane fino all’età di ottanta anni”. All'attività di musicista accompagnava quella di copista. Prima di approdare a Londra, sembra che Charles sia stato musicista di corte ad Hannover tra il 1688 ed il 1690, quindi è possibile che William sia nato là. Non si sa esattamente quando la sua famiglia si trasferì in Inghilterra, ma probabilmente fu prima del 1698, anno nel quale Charles copiò una grande antologia di musica per flauto dolce, dedotta principalmente dal repertorio inglese. Hawkins scrisse che William “fu istruito da suo padre nei rudimenti della musica”, e che “suonando il clavicembalo acquisì un’abilità ammirabile”. Due grandi antologie di musica per clavicembalo copiate per William dal padre sono datate 1701 e 1702. Sempre Hawkins aggiunge che William fu avviato alla “pratica di Composizione” da Pepusch, presumibilmente perché Charles non era un compositore: non esiste alcun brano a lui attribuito in nessuno dei manoscritti da lui copiati.
Willima suonò il violino, e c’è da supporre il clavicembalo, nella Royal Academy of Music al Queen's Theatre (poi King's Theatre) in Haymarket dall’inizio nell'inverno del 1707-08 fino ad almeno la stagione 1712-13, e probabilmente finché durò la produzioni di opere della Royal Academy per quel teatro (fine della stagione 1716-17).
Nel frattempo William, che faceva anche parte della banda di corte, probabilmente sempre come violinista, incarico che mantenne fino alla morte, intraprese una brillante carriera come concertista: la stampa del tempo però, ne fa menzione più come clavicembalista che come violinista.
La sua carriera ebbe una svolta il 12 novembre 1718, quando fu nominato primo organista alla chiesa di All Hallows, a Bread Street (Londra), incarico che mantenne fino alla morte: William aveva approssimativamente 33 anni quando si spense il 23 settembre 1723. Fu sepolto in quella stessa chiesa dove aveva servito in qualità d’organista; gli succedette John Stanley.

William Babell scrisse delle sonate soliste e dei concerti, ma non fu con queste composizioni che si guadagnò la celebrità: l’ottenne con le sue trascrizioni per tastiera delle più popolari arie d'opera del suo tempo. Babell le pubblicò a Londra in tre raccolte:
The Third Book of the Ladys Entertainment (1709); The Fourth Book of the Ladys Entertainment (1716); The Harpsichord Master Improved (1718).
Fulcro d'ispirazione per Babell erano ovviamente le famose arie di Handel, in particolare quelle tratte dal Rinaldo, come: "Lascia ch'io pianga", "No, no che quest'alma", "Vo' far guerra".
Burney affermò impietosamente che “…questi arrangiamenti servivano agli esecutori a sbalordire gli ignoranti e a farsi una reputazione da grande artista con poca spesa… Mr Babell… compiace sia l’indolenza che la vanità”. Invece per il suo “rivale” Hawkins, il successo fu del tutto meritato: “… succeded so well… as to make from it a book of Lessons which few could play but himself, and which has long been deservedley celebrated”. Fatto sta che quegli arrangiamenti ebbero notevole successo, tanto che vennero stampati anche in Francia, Germania e Paesi Bassi.
Oggigiorno, che gli echi della gloria di Babell si sono spenti, relegandolo nel più assoluto anonimato, nell’esaminare le partiture di quelle trascrizioni non possiamo che rimanere colpiti non solo dalla leggerezza e dalla brillantezza di quella musica, ma soprattutto dal constatare che riportano la maggior parte degli abbellimenti e delle cadenze, in forma più o meno completa. Questo è importante perché ci svelano non solo la pratica dell’ornamentazione e dell’improvvisazione del primo Settecento, ma anche perché ci danno un’idea molto verosimile di come Handel suonasse il cembalo quando si esibiva in pubblico.
Con ogni probabilità Babell venne a contatto con Handel: oltre a suonare nell'orchestra dell’opera italiana diretta da Handel, ebbe senz'altro l'occasione di assistere ai suoi innumerevoli concerti al cembalo o all'organo, e sicuramente assistette alla documentata prima del Rinaldo, laddove in occasione dell’aria “Vo’ far guerra” "Handel improvvisò una schioppettante cadenza che dovette sembrare agli astanti più una mitragliata che una scarica di moschetto".
Babell evidentemente memorizzò la performance di Handel, visto che il suo arrangiamento di quell’aria, presente nelle Lessons del 1717, si ritrova identico nell’edizione del 1756 pubblicata dall’editore Walsh, ma questa volta attribuito ad Handel in persona. E siccome, in una raccolta di 60 Ouvertures handeliane pubblicata tra il 1749 ed il 1750 dallo stesso editore Walsh e autorizzata da Handel, compare la stessa versione di trascrizione dell'ouverture di Rinaldo, pubblicata appunto dal Babell molto prima, se ne evince che Handel tenesse in seria considerazione le trascrizioni di Babell, quale saggio del proprio modo di suonare alla tastiera. Verrebbe quindi da pensare che lo stile che traspare dalle trascrizioni di Babell fosse molto vicino a quello che Handel poteva esprimere al clavicembalo.

 

 

 

Discografia


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Vo' far guerra
Trascrizioni per cembalo di William Babell

Claudio Astronio, cembalo
Stradivarius, STR 33514 (1 CD, 2001)

 



 

 

A cura di  Rodrigo (si ringrazia MdG)

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 25-02-05