Tomaso Albinoni

 

( Venezia, 1671 - Venezia, 1751)

 

 

Tomaso Albinoni

 

 

Nato da una facoltosa famiglia veneziana di mercanti di carta, Tomaso Albinoni, a cavallo del XVIII secolo si definiva "Musico di violino dilettante veneto" (dall'intestazione della sua opera prima, 12 Sonate a tre del 1694). In seguito, per le mutate condizioni economiche famigliari sopraggiunte alla morte del padre, avvenuta nel 1709, dovette suo malgrado abbandonare lo status di dilettante (termine che all'epoca non aveva nessuna connotazione negativa) e fare della musica la sua professione. Secondo le ultime volontà del padre, fu dispensato dell'obbligo, che gli toccava come figlio maggiore, di occuparsi degli affari familiari: poté così dedicarsi interamente alla musica, divenendo apprezzato violinista, insegnante di una rinominata accademia di canto e compositore fecondissimo di opere, serenate, cantate, sonate e concerti per strumento solista, dei quali fu tra i precursori, e per i quali oggigiorno deve maggiormente la sua fama.   
Tomaso manifestò fin dalla giovane età un grande talento per il canto e più ancora per il violino, ma si orientò ben presto verso la composizione. Non si conoscono i suoi maestri, ma il risultato di una educazione musicale di cui sappiamo poco, è che fu un esponente di spicco, assieme a Vivaldi, di quella formidabile Scuola Veneziana che all'inizio del settecento sfornò i vari Caldara, Galuppi, Gasparini, Lotti, Marcello, Pollarolo, Porta, etc. Col Prete rosso, Albinoni pare non abbia intrattenuto particolari rapporti; fu invece rivale in campo operistico di Gasparini.

Albinoni passò la maggior parte della vita a Venezia: si ricordano tuttavia due viaggi importanti a Firenze (1703 e 1722) e a Monaco (1722). Qui, tramite la sua sposa, Margherita Raimondi, che si era esibita come cantante d'opera nel teatro di quella città, Tomaso fu invitato ad organizzare le feste musicali per il matrimonio del Principe Elettore di Baviera Carlo Alberto e Maria Amalia principessa d'Austria componendo per l'occasione l'opera I veri amici e la serenata Il Trionfo d'amore.
Pur non ricoprendo alcun incarico formale in nessuna istituzione musicale veneziana, e pur non essendo membro della principale corporazione di strumentisti professionisti della città, l’Arte de’ Sonadori - privandosi così dell’opportunità, anche economica, di esibirsi in pubblico - tuttavia Albinoni contribuì intensamente alla vita musicale veneziana dedicandosi al prolifico componimento di opere strumentali e vocali. Tra queste spiccano proprio le opere per il teatro: Albinoni afferma di averne scritte addirittura ottanta, ma una cinquantina pare essere la cifra più realistica, come si evince dai libretti e alle partiture superstite. Debuttò con Zenobia, Regina de' Palmierini, inscenata nel 1694 al teatro dei SS. Giovanni e Paolo, e a seguire si prodigò in numerosi titoli di successo, come Didone Abbandonata del Metastasio (1725), nella quale cantò il celebre Farinelli, fino ad Artamene, sua ultima opera del 1741.
Oltre alla formidabile produzione operistica, di cui oggi purtroppo non rimangono che poche arie, Albinoni si cimentò, da giovane, senza successo, nella composizione di musica religiosa, di cui ci è pervenuto solo una Messa a tre voci maschili senza accompagnamento e un Magnificat (dubbio e comunque perduto), e scrisse più di 40 cantate profane, tra le quali le dodici cantate per solista, Op. IV, e quattro serenate, tra cui l'imponente
Il nascimento dell'Aurora, scritta per la corte austriaca.
Ma se la musica vocale di Albinoni fu relativamente poco conosciuta fuori dall'Italia, in compenso quella strumentale godette di grande popolarità nell'Europa del Nord: Albinoni soddisfò la richiesta di sempre nuova musica strumentale, che da quell'area proveniva, sfornando diverse raccolte di concerti e sonate, che, ad iniziare dall'opera IV, affidò opportunamente all’efficienza editoriale e commerciale dei migliori stampatori di Amsterdam, luogo deputato a consacrare la fama di un compositore attraverso pubblicazioni a stampa di grande prestigio e diffusione. Iniziò con l'op. I, 12 Sonate a tre del 1694, per proseguire con l'op. II, una raccolta di Sinfonie e concerti a cinque, del 1700, e una serie di raccolte di Concerti a cinque: le opere V (1707), VII (1715), IX (1722), e X (c.1735). In particolare l'op. IX si situa all'apice della sua produzione strumentale e della sua carriera compositiva. Nel complesso Albinoni ci ha lasciato 64 concerti, pubblicati, 8 sinfonie, e 97 tra sonate e balletti.
Dal 1740 circa abbandonò ogni attività compositiva, forse per dedicarsi ad una scuola di canto da lui fondata, e trascorse i suoi ultimi anni a Venezia, dove si spense il 17 gennaio 1751 (e non 1750, come spesso è riportato: l'equivoco nasce dal fatto che
a Venezia, fino al 1797, nei documenti ufficiali l'anno iniziava il primo marzo).
Albinoni, che fu presto dimenticato dopo la sua morte, nei primi decenni del settecento godette di grande notorietà, tanto che lo stesso J. S. Bach lo prese a modello per alcune sue fughe (BWV 946, 950, 951, 951a dall'Op. 1 di Albinoni). Nel secolo scorso Albinoni è ritornato ad essere famoso, anche grazie al celebre Adagio, che però non è una sua composizione, ma di un suo biografo, Remo Giazotto, che l'ha sviluppata da un frammento melodico del maestro veneziano.

 

l'Op. IV di Albinoni

 

 

Lo stile di Albinoni: 
Tomaso dimostrò in gioventù particolare predisposizione per il violino e per il canto; in seguito divise equamente il suo interesse nella composizione di musica strumentale e vocale. Ma se di questa scarsi sono i lavori oggi disponibili, in compenso molta è la musica strumentale di Albinoni pervenutaci e per la quale è giustamente famoso, grazie soprattutto ai suoi concerti per strumento solista, dei quali fu tra i precursori.
Ad Albinoni va riconosciuto anche di esser stato fra i primi ad aver abbracciato incondizionatamente la forma tripartita nei tempi Allegro-Adagio-Allegro: tutti i suoi concerti ricalcano questo schema, ad iniziare dal 1700, quando pubblicò i sei concerti dell'Op. II (la stessa raccolta contiene anche sei sonate).
Con i dodici concerti per archi dell'Op. V (1707) Albinoni sembra toccare il culmine dell'ispirazione compositiva: l'immaturità tecnica dell'Op. II è superata, e non traspare ancora una certa ripetitività dei concerti più tardi, quelli dell'Op. X
(c. 1735).
Nei 12 concerti dell'Op. V
II, che Albinoni fece pubblicare nel 1715 da Estienne Roger ad Amsterdam, compaiono per la prima volta delle parti per uno o due oboi, che dividono con il violino il ruolo concertante: quattro concerti sono per un oboe solista, cinque per due oboi. È questa la grande novità della raccolta. Probabilmente i primi concerti per oboe solista furono composti da Telemann o Handel, tuttavia quelli di Albinoni furono i primi del genere ad essere pubblicati.
Nel descrivere questi lavori, Albinoni stesso precisa che sono "con" piuttosto che "per" oboe. La distinzione è importante nella misura in cui, confrontandoli con quelli che Vivaldi scrisse nello stesso periodo, si evidenzia come Albinoni si ispirò al canto operistico: le sue melodie tendono ad essere arrotondate, come a disegnare delle lunghe frasi, dove l'oboe dialoga costantemente con gli altri strumenti e particolarmente col primo violino. Vivaldi invece trasferisce il linguaggio del violino solista all'oboe, che rimane assolutamente distinto dall'accompagnamento e domina completamente il resto degli altri strumenti.
Il successo
dell'Op. VII spinse Albinoni ad inserire i concerti per oboe anche nell'Op. IX (1722), dedicata al principe elettore di Baviera, Maximilian Emanuel II, nella cui orchestra suonavano parecchi oboisti. La raccolta contiene concerti per organici diversi, ordinati in gruppi simmetrici; quelli per oboe sembrano più articolati e ambiziosi, tuttavia i lavori delle raccolte anteriori denotano più freschezza e originalità.
Nel complesso sono sedici i concerti per oboe che Albinoni pubblicò, a conferma del rilievo assunto dallo strumento, di origine francese, nella civiltà musicale veneziana del tempo.
Inevitabile poi diventa il paragone con il suo più giovane concittadino, Vivaldi. All'alba del XVIII secolo, alle prese con le prime prove compositive nel campo della sonata e del concerto grosso, Vivaldi risentiva ancora grandemente del magistero di Arcangelo Corelli. Fu con L'estro armonico, op. III (Amsterdam, Estienne Roger 1711), che la fantasiosa e rutilante arte strumentale vivaldiana prese il sopravvento, affrancandosi dallo stile ormai classico del maestro di Fusignano, per seguire le indicazioni che gli provengono da alcuni musicisti più anziani, tra i quali Torelli e, per l'appunto, Albinoni, nella direzione di una sua personale codificazione del concerto solistico, imponendosi ben presto quale esito d’avanguardia nell’Europa intera. Toccò allora ad Albinoni assimilare il linguaggio del più giovane rivale e i concerti delle opere VII e IX ne sono la testimonianza più evidente. Saggiamente temperato dall’orgoglio e dalla consapevolezza di una consolidata identità stilistica, in Albinoni l’influsso vivaldiano rimane comunque molto distante da qualsiasi pedissequa imitazione: il suo stile differisce da quello di Vivaldi nell'accentuazione lirica dei tempi lenti e nell’inserzione di vigorosi passaggi all’unisono.
Si potrebbe dire che certe qualità "vocali" caratterizzino la musica strumentale di Albinoni, e che l'equilibrio, la sobrietà e la coerenza tematica, siano gli elementi distintivi del suo stile compositivo.

 

 

 

 

Composizioni

Opere Teatrali:

Zenobia, regina de’ Palmireni (libr. A. Marchi; Venezia, 1694; col tit. Il vinto Trionfante del vincitore, ivi, 1717)
Il prodigio dell’innocenza (F. M. Gualazzi; ivi, 1695)
Zenone imperatore d’Oriente (A. Marchi; ivi, 1696)
Il Tigrane, re d’Armenia (G. C. Corradi; ivi, 1697)
Primislao primo re di Boemia (Id.; ivi, 1698)
L’ingratitudine castigata (F. Silvani; ivi, 1698)
Il Radamisto (A. Marchi; ivi, 1701)
Diomede punito da Alcide (A. Aureli; ivi, 1701)
L’inganno innocente (F. Silvani; ivi, 1701; ripreso a Napoli col tit. Rodrigo in Algeri)
L’arte in gara con l’arte (Id.; ivi, 1702)
Griselda (A. Zeno; Firenze, 1703)
Aminta (Id.; ivi, 1703)
La prosperità di Elio Seiano (N. Minato; Genova, 1707)
La fede tra gl’inganni (F. Silvani; Venezia, 1707)
L’Astarto (A. Zeno e P. Pariati; ivi, 22 novembre 1708)
Pimpinone, intermezzi comici della precedente (Libretto di P. Pariati; col tit. Vespetta e Pimpinone, Parma, 1714; col tit. La serva astuta, S. Giovanni in Persiceto, 1724)
Ciro (P. Pariati; Venezia, 1709)
Il tradimento tradito (F. Silvani; ivi, 1709)
Il tiranno eroe (V. Cassani; ivi, 1710)
Il Giustino (N. Beregani e P. Pariati; Bologna, 1711)
Le gare generose (A. Zaniboni; Venezia, 1712)
Alarico (Piacenza, 1712)
Lucio Vero (A. Zeno; Ferrara, 1713)
L’amor di figlio non conosciuto (D. Lalli; Venezia, 1715)
Eumene (A. Salvi; ivi, 1717)
Meleagro (P. A. Bernardoni; ivi, 1718)
Climene Serenata per 3 v. e orchestra (V. Cassani; ivi, 1718)
Gl’eccessi della gelosia (D. Lalli; ivi, 1722; col tit. La Mariane, con nuove arie composte da G. Porta, ivi, 1724)
I veri amici (P. Pariati e D. Lalli; Monaco, 1722)
Il Trionfo d'amore, componimento poetico per un carosello (P. Pariati; ivi, 1722)
L’ Ermengarda (A. M. Lucchini; Venezia, 1723)
Eumene (A. Zeno; ivi, 1723)
Antigono tutore di Filippo re dei Macedoni, in collab. con G. Porta (G. Piazzon; ivi, 1724)
Scipione nelle Spagne (A. Zeno; ivi, 1724)
Laodice (A. Schietti; ivi, 1724)
Didone abbandonata (Metastasio; ivi, 1725)
Alcina delusa da Ruggero (A. Marchi; ivi, 1725; col tit. Gli evenimenti di Ruggero, ivi, 1732)
Statina (A. Zeno e P. Pariati; Roma, 1726)
Il trionfo d’Armida (G. Colatelli; Venezia, 1726)
L’incostanza schernita (V. Cassani; ivi, 1727; coi tit. L’infedeltà delusa, Vicenza, 1729, e Filandro, Venezia, 1729)
Le due rivali in amore (A. Aureli; Venezia, 1728)
La fortezza al cimento (Milano, 1729)
Il concilio dei pianeti, serenata teatr. a 3 v. (Venezia, 1729)
L’ Elenia (L. Bergalli; ivi, 1730)
Li stratagemmi amorosi (F. Passerini; ivi, 1730)
Il più fedel degli amanti (A. Sorietti; Treviso, 1731)
Merope (A. Zeno; Praga, 1731)
L’ Ardelinda (B. Vitturi; Venezia, 1732)
Candalide (Id.; ivi, 1734)
Artamene (Id.; ivi, 1741)

 

 

Pubblicate:

Sonate a 3, 2 vl., e vcl. col b. per l'org. op. I (Venezia, 1694)
Sinfonie e Concerti a 5, 2 vl., alto, vcl. e b. op. II (ivi, 1700)
Balletti a 3, 2 vl., vcl. e cembalo op. III (ivi, 1701)
Sonate da chiesa a vl solo e vcl. o cont. op. IV (Amsterdam, ca. 1704)
Concerti a 5, 2-3 vl., alto, vcl e b. per il cembalo. op. V (Venezia, 1707)
Trattenimenti armonici per camera divisi in dodici sonate à vl., violone e cembalo op. VI (Amsterdam, ca. 1711)
Concerti a 5 con vl., oboè, violetta, vcl e cont. op. VII (ivi, ca. 1716)
• Baletti e sonate a 3, à 2 vl., vcl. e cembalo op. VIII (ivi, ca. 1721)
Concerti a 5 con vl., ob., violetta, vcl e cont. op. IX (ivi, 1722)
Concerti a 5 con vl., violetta, vcl. e cont. op. X (ivi, ca.1735))
5 Sonate a vl. solo e cont. ... e uno suario ò capriccio di 8 battute (ivi, ca. 1718)
2 Concerti a 5 con ob., nella racc. Harmonia Mundi (Londra, ca. 1728).

MSS:

• Sonata a vl. solo composta per il Sig. Pisendel (ca. 1716)
• 4 sinfonie a 4, 1 concerto a 4, 3 concerti a 5 (Dresda)
• 1 sinfonia a 4, 2 concerti a 5 (Uppsala)
6 sinfonie a 4 (Darmstadt).

Inoltre:

• 2 Magnificat
Il nascimento dell'Aurora "Componimento pastorale da camera per la corte austriaca" (Vienna, ca. 1710/17)
• arie e cantate (Bologna, Firenze, Milano, Oxford, Berlino, Dresda, ecc.).


 

 

 

Zeffiretti Innamorati
Il Nascimento dell'Aurora

(Radu Marian)

 

 

 


Discografia

 

 


Concerti a 5, op. 9 Nr. 1-6
bullet

(per Oboe, 2 Oboi, Violino & archi)
Bernardini, Grazzi, Szüts, Concerto Armonico - ARTS
(1cd basso prezzo, 1992)

 

Climene
bullet

Climene: I. Poulenard, Florigello: J. Elwes, Cidippe: D. Visse; Ensemble Baroque de Nice, dir. G. Bezzina - Accord, 2000 (1cd)

 

Il Concilio de' pianeti
bullet

Eternità: S. Pozzer, Giove: C. Miatello, Marte: L. Dordolo; Coro J.S. Bach di Padova, Enseble Strumentale Albalonga, dir. A. Cetralogo - Fonit Cetra, 1995 (2cd)

 

 

 


 

 

A cura di  Rodrigo

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 17-01-08