Aneddoti Handeliani

 

 

La salute e la cecità di Handel

 

 

 

Handel visse un po' più a lungo di Bach, allora meno famoso di lui: arrivò a 74 anni quando si spense, il 14 aprile 1759. Handel era stato vittima di uno "svenimento" mortale l’8 aprile 1759, durante un'esecuzione del suo MESSIA. Urgentemente portato a casa, morì senza più alzarsi dal letto. Handel indiscutibilmente cosciente durante questo suo ultimo malessere e sol ote giorni prima della sua dipartita incrementò il suo testamento con una appendice, fornendo le istruzioni per essere sepolto nell'Abbazia di Westminster. Ancor oggi è tumulato lì, dove una sua statua tiene in mano un’aria del MESSIAH.
Handel era un uomo forte, ma più volubile di Bach. Aveva energie illimitate, era capriccioso e golosissimo di cibo e bevande; era anche un grande fumatore di pipa.
Nell'età adulta era un uomo alto e corpulento, con una faccia carnosa e una sorprendente energia da dedicare all’attività lavorativa, sebbene questa operosità fosse a volte bloccata da alcuni periodi di forte depressione.
Queste caratteristiche fisiche, e questa propensione di Handel per il cibo, furono caricaturate da Joseph Goupy, un suo amico, presentandolo come un maiale che suona il cembalo in una vignetta intitolata "L'incantevole bruto". Questa sparata non venne apprezzata da Handel, che immediatamente cancellò l’amico Goupy dal suo testamento.
Handel era un uomo d'affari estremamente fantasioso ed energico, e la sua musica teneva conto anche delle ragioni apertamente commerciali, oltre che perseguire obiettivi artistici fini a se stessi.
Handel iniziò ad ammalarsi nel pieno della maturità: nel 1737 infatti iniziò un deterioramento sia della salute che dell'intelligenza: a poco a poco l’arto destro divenne inutilizzabile: si andò a curare nelle acque a Tunbridge Welles, luogo in cui la paralisi della spalla e i reumatismi che lo affliggevano scomparvero.
Nel 1734, ci fu un altro periodo in cui la salute era minata: il suo amico Horace Walpole scrisse che non riusciva a comporre per via della paralisi che lo aveva colpito alla testa ed alla parola. Il tutto era accompagnato da una febbre molto alta. Le energie interiori di Handel ribaltarono la situazione: superata anche questa crisi, Handel sembrò riprendersi, senza che la malattia lasciasse traccia: malgrado questi dati oggi non riusciamo a definire esattamente che tipo di malattia potesse avere Handel.
Uno dei più grandi pesi che dovette affrontare Handel fu la cecità: era un problema insidioso e irreversibile. Il 1743 segna il momento in cui la cataratta di Handel si aggravò tantissimo, quasi a renderlo completamente cieco. A un'esecuzione pubblica dell'oratorio SAMSON, quando il tenore John Beard cantò: “Eclisse totale! Niente sole, niente luna, tutto buio nello splendore del mezzogiorno” il pubblico, colpito alla vista del compositore cieco, si commosse fino alle lacrime: una prova significativa dell'affetto che la gente provava per quest'uomo umano e terreno.
Non solo: la contessa di Shafthesbury, in una lettera datata 13 Marzo 1753, mostra tutta la delicata apprensione che nutre verso il suo amico Handel: “La malinconia e la tristezza mi spingono fin quasi alle lagrime. Ho visto il grande ed infelice Handel abbattuto, vinto, seduto in un angolo buio, senza poter suonare il clavicembalo”: è chiaro che la contessa deve aver visto Handel in uno dei momenti di depressione che colpivano il Caro Sassone: è l’avvenimento più nefasto nella vita di Handel poiché l’impotenza per un’oscurità che non può dominare, lo corrode da dentro.. La lettera che la contessa scrisse al suo amico John Harris, è una descrizione di come Handel apparisse a 68 anni, stanco, avvilito, probabilmente in un angolo della sua casa a Brook Street. Agli inizi del 1753 un giornale londinese aveva riportato la notizia che Handel “ha quasi perduto completamente la vista”: secondo la diagnosi del chirurgo oculista William Sharp al Guy’s Hospital: è glaucoma.
William Sharp sin dal lontano 1733, aveva tentato una prima operazione all’occhio sinistro di Handel: ma contro la “gutta serena”, l’abilità del chirurgo è impotente: l’operazione non finisce bene, e dopo le prime medicazioni, il chirurgo, con un umorismo nero, disse ad Handel scherzando che avrebbe potuto sempre cercare di suonare insieme a John Stanley.
La risposta di Handel fu ferma e secca: “Se un cieco cammina assieme ad un altro cieco, essi non possono che finire entrambi dentro la Manica”. John Stanley, conosciuto organista delle chiese londinesi, aveva perso la vista sina dall’età di due anni.
Mainwaring scrive: “Questo evento lo fece affondare per qualche tempo nella più nera disperazione; non riuscì darsi pace prima di sottoporsi ad alcune operazioni, che risultarono inutili e molto dolorose; Handel si convinse di non potercela fare da solo, ed andò a chiamare Mr. Smith per domandargli di suonare al suo posto, assistendolo pure nella direzione degli oratori”.
Questa malattia portò Handel a variare il suo comportamento, rendendolo più insipido, irascibile ed acido, senza tutto questo però inficiare la sua intenzione di dirigere, suonare e comporre.
Le operazioni sugli occhi continuarono: Handel non si arrese, così fu il turno di un altro chirurgo, di grande fama William Bromfield, che tentò un altro intervento cercando di togliere una catarratta minacciosa: la cataratta è una delle cause di cecità fra gli anziani; essa provoca un indurimento ed opacità del cristallino, che è deputato alla rifrazione della luce alla retina, consentendo il formarsi dell'immagine visiva. Quando il cristallino si indurisce e si opacizza, la luce non viene più trasmessa e il paziente diventa cieco: vi sono casi in cui questo aspetto opaco è così grave che l’ammalato non riesce a distinguere la luce dal buio.
Siamo nel novembre 1752 e dopo le opere di William Bromfield un qualche miglioramento Handel lo conseguì. Poi anche un altro chirurgo, molto stimato, intervenne: il cavalier Taylor, lo stesso che si occupò degli occhi di Bach. Seguendo le sue ferme convinzioni, la cataratta del compositore venne trattata chirurgicamente. Nei suoi occhi furono inseriti degli aghi: l’obiettivo era quello di spostare dall'asse visivo la lente indurita e opaca (e l'umore che si formava davanti). L'operazione però non ebbe successo e Handel rimase cieco progressivamente. Il lato positivo, se proprio bisogna individuarne uno, fu che Handel ebbe la fortuna di non avere l'occhio infettato dallo stiletto d'acciaio, che non era stato sterilizzato per l'intervento (una complicazione all'epoca assolutamente normale).
Il cavalier Taylor, sebbene godesse di molta stima a livello europeo in quell’epoca, si merita una citazione negativa nei libri di storia. Era un grande ciarlatano che viaggiando per l'Europa si dedicava ad operazioni agli occhi, mietendo danni senza conseguenze, dal momento che riusciva a lasciare la città prima che i pazienti si accorgessero delle conseguenze del suo intervento e degli effetti collaterali. Sebbene portasse il titolo di cavaliere, non apparteneva alla nobiltà. Era un inglese, nato a Norwich, che scrisse molti trattati sull'occhio e aveva grandi pretese intellettuali e sociali, ed è sorprendente come la sua faccia tosta sia riuscita a far sollevare su di lui la notorietà. Samuel Johnson ci riporta che la carriera del cavaliere era “un esempio di come l'impudenza possa portare lontano l'ignoranza”: il falso medico non si sa come sia riuscito ad introdursi nella cerchia di suoi più famosi e brillanti contemporanei. Taylor era fermo nella sua posizione: era necessario impiegare dosi pesanti di mercurio per le malattie agli occhi ed intervenire subito chirurgicamente.
Taylor fu anche pioniere nella strumentazione per operazioni chirurgiche: inventò infatti un ago d'acciaio per cataratta molto più idoneo allo scopo rispetto quelli esistenti e fu il primo anche nel descrivere l'infezione degli occhi da staffilococchi, una malattia generata senza dubbio dagli aghi non sterilizzati. Tirando le somme però, è lecito affermare che Taylor fece assai più male che bene. Era un mero istrione e nelle sue memorie arriva a falsificare i risultati dell'operazione di Bach dichiarando, con una menzogna, che aveva avuto successo; fece dichiarazioni simili anche nel caso di Handel.
Si può comunque desumere dalle testimonianze che ai momenti di depressione Handel alternava tuttavia qualche residuo di energia da dedicare alla sua musica: infatti il 3 aprile 1753 Lord Shaftesbury, il consorte della addolorata contessa, ci riporta che Handel “suona come mai era riuscito a fare”, continuando a suonare a memoria o attraveso l’improvvisazione i tasti sia dell’organo che del cembalo; non riuscì però più a dedicarsi interamente alal composizione di nuove opere complete, se non l’eccezione della rielaborazione del THE TRIUMPH OF TIME AND TRUTH nel 1757, due anni prima della sua morte, sabato 14 Aprile 1759
.



 

Caricatura di Joseph Goupy

 

 

 

decorative line

 

 

A cura di  Arsace

 

www.haendel.it

 

Ultimo aggiornamento: 11-02-05