Humor
Il Caro Handel era dotato di una
propensione particolare allo humor: a testimoniarlo basterebbero non solo
alcune sue musiche, ma anche le sue dichiarazioni, anche rivolte contro di
sè.
Il dott. W.C. Quin che ebbe l'onore di incontrarlo a Dublino, disse che
" (Handel) ... insieme con tutte le sue altre qualità, possedeva una
dotazione cospicua di spirito; nessuno sapeva raccontare più spiritosamente
di lui. Ma l'ascoltatore doveva dal canto suo possedere una conoscenza
approfondita di almeno quattro lingue, l'inglese, il francese, l'italiano e
il tedesco, giacché nelle sue narrazioni le impiegava tutte e quattro".
Con Mr. Savage
Handel non ebbe molti rapporti con i musicisti, tranne
che nel suo periodo di formazione iniziale, anche se si sottolinea una
sua indipendenza da questi fin dall'inizio.
Mantenne come sappiamo l'amicizia con Telemann, che però incontrò di
rado, si inaridì con Mattheson, che lo infastidiva con continue
richieste epistolari; detestava Maurice Greene e lo infastidiva la
pedanteria di Johann Christoph Pepusch. Però sicuramente come ricorda
Hawkins, Handel parlava "con il massimo rispetto" di Rameau, e
l'opinione che aveva di Purcell la si può desumere dal seguente
aneddoto riportatoci da Richard Samuel Stevens nel 1775:
"Ad Handel, ormai cieco, che assisteva all'esecuzione dell'oratorio
JEPHTA, Mr. William Savage, il mio maestro, ch'era seduto accanto a
lui, disse: "Questo movimento, maestro, mi rammenta talune musiche del
vecchio Purcell".
Handel Replicò: "Oh diamine! se Purcell fosse vissuto, avrebbe
composto musica ben migliore di questa!"
Il canto di Handel
Aveva smesso molto presto di
esercitarsi sul violino, eppure molte decadi dopo riferisce Hawkins:
"il suo modo di suonarlo era tale che i maestri più esperti si
sarebbero lusingati di imitarlo".
e ancora
"pur non avendo Handel molta voce, era un cantante eccellente per quel
genere di musica che richiedesse più il pathos della melodia che
un'espressione rapida e volubile". Una volta, ad un concerto privato,
"indotto a cantare un'aria lenta, lo fece talmente bene, che lo stesso
Farinelli, ch'era presente, esitò a lasciarsi persuadere a cantare
dopo di lui".

A cura di Arsace