Haydn
(1791):
è « il maestro di tutti noi »

Mozart:
«
Handel sa meglio di tutti noi che cosa farà effetto - disse una volta a Rochlitz - e quando decide di colpire, colpisce come un fulmine
»

Beethoven:
Nel 1823 Edward Schultz fece visita a Beethoven: in questa occasione viene
riferito che Beethoven affermò con molta decisione in tedesco "Handel è il più grande compositore che
sia mai vissuto".
Beethoven si mise poi a parlare del MESSIAH con una tal passione e nobiltà di
linguaggio come la produzione di un genio immortale: tutti gli astanti che
ascoltarono il giudizio di Beethoven si commossero quando finì col dire:
"Vorrei scoprirmi il capo ed inginocchiarmi davanti alla sua tomba".
Nel 1824, Johann Stumpff ebbe con Beethoven la seguente conversazione per iscritto (ormai Beethoven era del tutto sordo)
"Chi voi credete sia il più grande compositore mai vissuto?"
"Handel - fu la sua immediata risposta - a Lui piego il ginocchio", e piegò un
ginocchio sul pavimento.
Mi presi la libertà di scrivere (continua Schultz) di scrivere:"Dato che
proprio voi in persona, artista incomparabile nell'arte musicale, esaltate così
tanto i meriti di Handel più di ogni altra cosa, dovete sicuramente avere le
partiture delle sue composizioni"
"Io? E come io, povero diavolo, avrei potuto procurarmele?"
In quell'istante feci un voto segreto: Beethoven voi avrete le composizioni di
Handel cui brama il vostro cuore, ammesso che da qualche parte si trovino.
Nel 1826 Stumpff adempì il voto donando l'edizione di Samuel Arnold delle opere
di Handel. Gerhard von Breuning ne ricordò l'effetto:
"Quando a mezzogiorno come di consueto entrai nella sua stanza, mi fece subito
notare quelle composizioni ammucchiate sul pianoforte, mentre i suoi occhi
brillavano di gioia.
"Guardate, questi me li hanno dati oggi. Queste opere mi hanno procurato gran
diletto. Per tanto tempo ho desiderato di averle, perché Handel è il più
grande, il più geniale dei compositori; c'è molto da imparare da lui. Per
l'appunto datemi ancora quei libri!"

Michael Kelly
(cantante, 1826):
Una mattina, dopo aver cantato con lui [Gluck], disse:
"Venite con me di sopra, signore, e vi presenterò a qualcuno che
per tutta la vita mi sono dato cura e mi sono sforzato di
imitare".
Lo seguii nella sua camera da letto e di fronte alla testata del letto
vidi un dipinto di Handel a grandezza naturale in una preziosa
cornice.
"Ecco, signore, - disse - il ritratto del maestro ispirato
dell'arte nostra. Quando al mattino apro gli occhi, alzo lo sguardo
verso di lui con riverente timore e lo saluto come tale: spetta al
vostro Paese il massimo encomio per aver riconosciuto e tenuto in gran
conto il suo enorme genio." (Hogwood).

Edward Fitzgerald (1863):
Handel era in cuor suo un buon pagano all'antica e, fino a che non fu costretto
a sottostare alla religiosità di moda in Inghilterra, restò fedele all'opera e
alle cantate come ACIS AND GALATHEA, IL PENSEROSO di Milton, ALEXANDER'S FEAST,
etc., in cui poteva gettarsi e divertirsi senza esser vincolato all'ortodossia.
E queste sono, a mio avviso, le sue opere veramente grandi assieme ai CORONATION ANTHEMS che illustrano con un degno
accompagnamento il fasto degli uomini.

George Bernard Shaw (1913)
E' da Handel che ho imparato che lo stile consiste nella forza delle affermazioni. Se si riesce a dire una cosa con un sol tratto incisivo,
si ha innegabilmente stile: altrimenti si è al massimo un marchand de plaisir, un
littérateur d'ornamento o un confezionatore di musica o un pittore di ventagli
con cuoidi e cocottes.
Handel aveva questo potere... Si può anche disprezzare ciò che piace, ma non ci
si può opporre alla perentorietà di Handel.

Leigh Hunt:
Handel era il Giove della
Musica. I suoi "Alleluia" aprono i cieli. Pronuncia la parola "Wonderful" come se tutte le trombe del cielo suonassero assieme.
Poi, quando scende in terra a gettare l'amore fra ninfe e pastori (giacchè le
cose belle di tutte le religioni trovano posto in lui) le sue melodie stillano
latte e miele ed il suo amore è la primavera dell'età delll'oro.

A cura di Arsace