Dopo la famosa lite fra Handel e il
Senesino, il Dottor Arbuthnot, amico molto zelante ed attivo di Handel,
entrava a polemizzare ogniqualvolta si presentava l'occasione per difenderne
la causa. Poiché il ridicolo in cui faceva cadere i suoi avversari era
un’arma molto potente e la scrittura era più tagliente di una lama di una
spada, egli decise di redarre una specie di pamphlet relativamente alla
contesa col Senesino, il quale aveva schierati dalla sua parte la quasi
totalità di tutti i baroni.
La Lettera, datata 12 febbraio 1733, fu pubblicata in un pamphlet da uno
scellino e occupa 24 pagine del secondo volume delle Miscellanee di
Arbuthnot. Ironia e umorismo sono spesso ben diretti, e dal suo esame si
possono riconoscere molti personaggi che influivano sulla vita musicale del
tempo. Si evince dalla lettura chi era dalla parte dei nobili, quando questi
allestirono un'opera contro Handel al “Lincoln’s Inn Fields”, incaricando
Porpora e Arrigoni di comporla e mettendo alla testa dei cantanti il
Senesino e la Segatti, fino all'arrivo della Cuzzoni. Vengono messi in
risalto i tradimenti che Montagnana, il famoso basso, la Celeste e la
Bertolli, due tra le cantanti favorite da Handel, così come Arrigoni,
liutista, e Rolli (qui Rowley Powley), librettista italiano, perpetrarono
contro Handel, rinnegandolo, e che il dottor
Pepusch, il dottor
Green e Holcombe (il signor Honeycomb) erano dalla parte degli avversari, mentre
Carestini, la Strada, la famiglia Negri, Durastanti e Carlo Scalzi erano
alla testa dei sostenitori di Handel.
Non è possibile dire oggi chi abbia iniziato le ostilità in questa guerra
lunga e rovinosa; forse Handel esercitò la propria autorità in modo troppo
dispotico, e il Senesino era intollerante nei confronti del suo potere (ma
sappiamo bene che Senesino litigò anche con Heinechen portando alla
dissoluzione l’opera della compagnia del Re di Polonia).
Inoltre il malanimo della nobiltà arrivò a conseguenze forse eccessive: essi
allestirono un'altra opera per rovinare un uomo così eccezionalmente degno e
geniale; ma può darsi che, se la tempra di Handel fosse stata flessibile
come le sue dita, sarebbe stata possibile una riconciliazione in termini né
umilianti né disdicevoli. E doloroso soffermarsi su questo momento della sua
vita, nel quale si alternavano continuamente danni e contrarietà. Egli
produsse trenta opere tra il 1721 e il 1740; tuttavia, dopo la rottura con
l'Accademia nel 1729, nessuna riscosse il successo che le sarebbe stato
dovuto per l'intrinseca superiore bellezza (anche se alcune delle migliori
appartengono a un periodo posteriore). Abbandono e inimicizia cospiravano
per privarlo, a un tempo, di salute, gloria e fortuna.
Ecco il titolo del Manifesto pubblicato dal dott. Arbuthnot
ARMONIA IN TUMULTO
Una lettera a Georg Friedrich Handel, signor maestro del teatro d'opera di “Haymarket”,
da parte di Hurlothrumbo Johnson, signor compositore straordinario di tutti
i teatri britannici escluso l'”Haymarket”. Ove si vagliano con attenzione
diritti e valori di entrambi i teatri.
Nel pamphlet viene convocata una corte per giudicare Handel che viene
interpellato come convenuto per rispondere sotto giuramento dei seguenti
crimini e misfatti commessi contro la volontà e la ragione del popolo di
Inghilterra.
Sono stesi subito i capi d’accusa, Handel è sottoposto a giudizio per i
seguenti crimini:
1 - Aver ammaliato per tutti i passati vent'anni.
2 – Ha osato con molta insolenza darci buona musica e corretta armonia,
mentre noi [inglesi] le si voleva cattive.
3 - Ha assunto, con intensa fellonia ed arroganza, un incontrollabile potere
di dilettarci, indipendentemente dalla nostra volontà; e di essere stato
spesso tanto insolente da incantarci quando noi eravamo ben risoluti ad
essere di cattivo umore.
Il Dottor Pushpin e il Dottor Blue [cioè Pepusch e Maurice Green] lo
accusano di non aver conseguito la laurea in questa o quell’altra università
e il primo anche di non aver studiato Euclide e di non esser a conoscenza
dei modi greci. Altri, invece, lo accusano d'aver composto musica tale non
solo da confondere gli ecclesiastici e distrarre qualunque riunione, ma
anche musica nuova differente da tutte quelle scritte fino allora. Poi, come
esempio del suo incantesimo di stregoneria in Inghilterra sui fedeli sudditi
di Sua Maestà e della sua pratica ammaliante il nostro discernimento, si
deve constatare che ogni suo scritto è zeppo di segni magici e di
stregoneria e che, quand’anche si fosse sentito lo stridio di un suo violino
o il tuonare di una sua cornamusa, tutta la città si sarebbe messa in danza,
stipandosi, pigiandosi e spingendosi con gran tumulto e chiunque sarebbe
stato disposto a morir schiacciato, ma felice.
La corte termina il suo giudizio osservando che “poiché un teatro è già
un'enorme fonte di spesa, lussuria, ozio, pigrizia e mollezza non può
esservi altro modo di riaggiustare questi mal costumi se non attraverso
l'apertura di un altro.
Ci dice Burney che le uniche sezioni di questa ironica lettera a mostrarsi
serie sono stampate in corsivo e contengono l'autodifesa di Handel.
Handel, rispondendo dei crimini di cui viene accusato dai suoi antagonisti,
muove la sua arringa autodifensiva, affermando “di non aver avuto nulla da
rimproverarsi in tutto l'affare, ma che quando il Senesino dichiarò che
avrebbe lasciato l'Inghilterra, egli si sentì obbligato a proseguire come da
contratto e a provvedere a se stesso altrove; riguardo alla Cuzzoni, di non
avere alcun pensiero, speranza o desiderio di lei, essendole la Strada
infinitamente superiore su tutti i fronti nel palcoscenico; riguardo ai
comprimari, che egli se ne era procurato talmente preparati da superare
qualunque altro con cui aveva avuto a che fare precedentemente, sebbene
fosse stato abbandonato in modo riprovevole da Montagnana dopo la firma di
un contratto di prestazione d'opera per l'intera stagione, ed avrebbe ancora
potuto costringervelo se non avesse avuto più timore di Westminster-Hall che
di diecimila Dottori o diecimila Diavoli.
Costretto così a allestire un'opera per quell'inverno, egli s'era ritenuto
libero di gestire gli affari in maniera da poter dare il massimo della
soddisfazione ai nobili liberi da preconcetti, oltre che al suo interesse e
al suo amore”.
Handel poi aggiunge “che gli era impossibile cedere alle irragionevoli e
brutali proposte fattegli, per le quali avrebbe dovuto rinunciare a tutti i
contratti e le promesse, per finire addirittura a rischiare le sue fortune
per dar soddisfazione a insensati capricci ed ingiuste ripicche”.
Ed Handel rincara le argomentazioni a sua difesa, affermando “che se egli
anche si fosse lasciato istigare o se avesse sbagliato ad alzare i prezzi
dei biglietti, sarebbe già stato punito abbastanza, senza che si debba
perseverare a serbargli rancore per questo. Ma è anche da dire che, comunque
si voglia considerare l'opera, vale la pena di sborsare fior di quattrini
per questa forma di intrattenimento piuttosto che per qualsiasi altra
rappresentazione in questo paese”.
Ad un certo punto del pamphlet un sostenitore di Handel, incantato dalla
potenza vocale di Carestini, che il compositore decise di porlo al posto di
Senesino, si rivolge a Hurlothrumbo con queste parole: “Così, signore, Voi
siete dunque un grande sostenitore dell'opera al “Lincoln's-Inn-Fields”. Un
bell'assortimento di voci! Davvero! E coi Vostri musicisti fate vergognare
il resto del mondo! Non capite che ormai il Senesino è abbastanza vecchio
per mettersi una sottana e cantare una preghiera in una conventicola
attraverso il naso, con la sua solita raffinatezza? Ah!
O che cosa pensate di come la signora Celesti esegue col naso un inno in un
concerto, o di Madame Bertolli, con la sua voce insignificante, nella quale
c'è la stessa energia che si potrebbe trovare in un mantice da fabbro con
venti buchi per parte?
E Montagnana in realtà, emette una specie di ronzio, e forse potrebbe anche
ruggire passabilmente, se esistessero arie adatte a lui: e, per quanto
rigurda la signora Fagotto [qui ci si riferisce alla Segatti, primadonna
imposta dai nobili a “Lincoln’s Inn Fields” prima del ritorno della Cuzzoni]
essa, esattamente come il suo maestro di musica, potrebbe essere rimandata
in patria a studiare; quando avrà quarant'anni, potrebbe fare la sua figura
in un falò oppure essere una buona Duenna in un'opera spagnola.
Anche i Vostri compositori si sono comportati davvero valorosamente: il
Vostro Porpoise [Nicola Porpora] “può impazzare e rintronare a suo
piacimento, preludiando a un temporale da lui stesso creato: ma fategli
comprendere che una cattiva imitazione, manca sempre dell'anima e dello
spirito dell'originale, e che c'è una bella differenza fra un'armonia
complessa e il fracasso. Si sa che avete molte attese per la
rappresentazione dell'opera composta dal re di Aragona [si tratta di
Arrigoni, il liutista], ma questo compositore da burla, questo sempliciotto
strimpellatore di Cantate, non potrà che fare una figura miserrima in
un'opera, anche se egli era così schizzinoso, lo scorso inverno, che non
voleva far sì che Handel componesse o il Senesino cantasse; che razza di
arti abbia messo in pratica per presentarlo ora come il primo cantante
d'Europa non si riesce ad immaginare. Comunque non dovrete dipendere da Sua
Maestà troppo a lungo: per quanto si può sapere, egli è stato chiamato da
una delegazione ufficiale dell'assemblea generale della Gran Bretagna
settentrionale per musicare i loro inni scozzesi: diventerà primo cantore
della Chiesa di Scozia a Edimburgo, con uno stipendio di 100 sterline
scozzesi all'anno”.

A cura di Arsace